Davide Zappacosta ci mette la faccia. Uno dei senatori dello spogliatoio atalantino si presenta in mixed zone con l'espressione di chi sa di aver sprecato un'occasione monumentale. La sconfitta contro l'Athletic Bilbao non è solo un passo falso in classifica, ma una ferita aperta nell'orgoglio di una squadra che, per quasi un'ora, aveva dominato in lungo e in largo. L'esterno nerazzurro analizza con lucidità disarmante il crollo verticale della ripresa: non una questione fisica, ma un vero e proprio cortocircuito mentale che ha trasformato una vittoria potenziale in un incubo sportivo. Dalla gestione del vantaggio alla incapacità di reagire alle avversità, Zappacosta traccia la linea: serve lavorare sulla testa, perché certi blackout in Europa non sono ammessi. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Davide, la classifica è impietosa: in pochi minuti siete passati dalle zone nobili a un crollo verticale che vi costringe ai playoff. Come si spiega una metamorfosi del genere all'interno della stessa partita?
«Il problema reale è che in pochi minuti abbiamo letteralmente buttato via una partita che avevamo approcciato in maniera perfetta. Avevamo disputato un primo tempo di grandissimo livello, creando tantissime occasioni e non concedendo praticamente nulla ai nostri avversari. Anche l'inizio della ripresa era stato positivo, eravamo ripartiti bene creando altri pericoli. È veramente un peccato mortale buttare le partite in questo modo, anche perché purtroppo non è la prima volta che ci capita una situazione del genere. Dobbiamo sicuramente lavorare a livello mentale: nel calcio ci sta prendere gol, fa parte del gioco, ma poi deve esserci una reazione immediata e lucida, cosa che oggi è mancata».

C'è un filo conduttore preoccupante: il pareggio di Pisa dopo essere passati in vantaggio e la sconfitta di stasera con dinamiche simili. Come analizzate questa debacle in relazione alle ultime uscite?
«Credo che, a onor del vero, siano due partite completamente diverse. A Pisa avevamo subito la loro pressione e la loro aggressività fisica. Stasera, invece, eravamo noi quelli aggressivi, noi quelli che avevano in mano il pallino del gioco con un approccio feroce. C'è tanto rammarico proprio per questo: abbiamo avuto un blackout inspiegabile di dieci minuti. Abbiamo preso un gol su un lancio lungo, nato da un mezzo rimpallo, e da quel momento abbiamo perso completamente le misure. Sembrava non avessimo più i tempi del pressing, arrivavamo sempre in ritardo su ogni pallone e abbiamo perso le distanze. Subire due gol in otto minuti è una cosa che a questi livelli non può e non deve accadere».

Oltre ai demeriti, ci mettiamo anche un pizzico di sfortuna, vedi il palo colpito. Ma non è che, sotto sotto, è subentrata un po' di presunzione, il pensiero di averla ormai totalmente in pugno?
«Può darsi. Probabilmente in campo c'era la netta sensazione di avere la partita in mano e che il gol del 2-0 potesse arrivare da un momento all'altro. Ma, come ho detto prima, questo rientra nell'aspetto mentale su cui dobbiamo lavorare urgentemente. Non deve accadere di sentirsi arrivati prima del fischio finale. Si può prendere gol, ma la reazione deve essere diversa. Puoi anche andare in difficoltà per cinque o dieci minuti, ma mancava ancora mezz'ora alla fine. L'1-1 era un risultato che, in quel momento, poteva anche starci, ma con trenta minuti da giocare avevi tutto il tempo e le capacità per vincerla ancora. Invece ci siamo disuniti».

L'amarezza di Zappacosta è quella di tutto il popolo nerazzurro. L'Atalanta si scopre fragile proprio quando si sentiva più forte, e ora la strada verso gli ottavi si fa più tortuosa. Servirà ritrovare la "testa" giusta, prima ancora delle gambe, per non ripetere gli errori di una notte stregata.

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Sezione: Interviste / Data: Mer 21 gennaio 2026 alle 23:59
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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