Ci sono parabole calcistiche che sembrano scritte per il cinema, fatte di ascese vertiginose, cadute rovinose e rinascite inaspettate. Nicolò Zaniolo sta vivendo esattamente questo: un vero e proprio rinascimento sportivo e umano. Lasciatosi alle spalle l'ingombrante etichetta di eterna promessa ribelle, il talento classe 1999 ha ritrovato il sorriso e la continuità con la maglia dell'Udinese, trasformandosi da scheggia impazzita a leader maturo, pronto a riprendersi tutto ciò che il destino e qualche passo falso gli avevano sottratto.
I FANTASMI DEL PASSATO E I RIMPIANTI OROBICI - Per comprendere la luce di oggi, bisogna necessariamente attraversare le ombre di ieri. Il percorso dell'attaccante è disseminato di cicatrici, sia sul corpo che nell'anima: due ginocchia ricostruite e un metatarso fratturato hanno pesantemente minato la sua esplosione. Un calvario fisico che ha inficiato anche le sue recenti avventure italiane. «A Bergamo sono partito a handicap proprio per il problema al piede e ho faticato tremendamente a dare a Gasperini ciò che mi chiedeva. Ma è per la parentesi alla Fiorentina che nutro i rimpianti più grandi, mi aspettavo un epilogo decisamente diverso», confessa a cuore aperto il giocatore ai microfoni de La Gazzetta dello Sport.
LA MATURITÀ E L'ADDIO ALLE RAGAZZATE - L'esplosione mediatica nella capitale lo aveva letteralmente travolto. L'esordio in Champions League e la doppietta al Porto lo proiettarono in una dimensione che non ha saputo gestire con lucidità: «Dovevo tenere i piedi ben piantati a terra. Ho peccato di leggerezza, commettendo le classiche ragazzate insieme a Moise Kean, come qualche ritardo di troppo agli allenamenti. Ora però sono profondamente cambiato: so che noi calciatori siamo idoli per i più piccoli e abbiamo il dovere morale di fornire esempi positivi». Un equilibrio ritrovato grazie alle radici trasmesse da papà Igor e al fondamentale supporto della moglie Sara (da cui ha appena avuto il piccolo Leonardo) e dell'agente Claudio Vigorelli, ancore di salvezza nelle notti più buie.
L'AMORE PER ROMA E IL MAESTRO MOURINHO - Nonostante un addio turbolento, il legame con la città eterna resta indissolubile, suggellato dall'acquisto di due case in cui progetta di vivere a fine carriera. Impossibile cancellare l'emozione della Conference League vinta contro il Trabzonspor: «Quella coppa è di tutti, un capolavoro costruito da luglio, non l'ho decisa certo solo io con il mio gol in finale», precisa con umiltà. Un trionfo che porta l'inconfondibile firma di Josè Mourinho, definito senza mezzi termini un «Maestro, assolutamente perfetto nella gestione dentro e fuori dal campo». E se il suo idolo d'infanzia era Kakà, a Roma ha potuto incrociare la grandezza di Francesco Totti, incoronato da Zaniolo come l'essenza stessa del numero 10 italiano.
LA SFIDA BIANCONERA E IL SOGNO AZZURRO - Archiviati i fasti al Galatasaray, conditi da un campionato vinto e da una memorabile doppietta nel rovente derby contro il Fenerbahçe (con la maglia numero 17 in onore di un piccolo tifoso scomparso), e i ricordi giovanili legati all'Inter, il presente si chiama Friuli. La dirigenza e Nani lo hanno accolto a braccia aperte nel momento più buio per sostituire Thauvin, affidandogli la maglia numero dieci. Ora, con cinque reti all'attivo e un nuovo ruolo da seconda punta ragionatrice nel sistema del pragmatico Runjaic, Zaniolo lancia il guanto di sfida alla Juventus di Spalletti, attesa nel weekend. Ma il vero, grande obiettivo è uno solo: convincere il ct Gattuso a restituirgli la maglia della Nazionale.
Il ragazzino istintivo che giocava da solo contro il mondo ha lasciato il posto a un uomo consapevole e votato al collettivo. E se il riscatto dai turchi è fissato a 10 milioni, il valore del nuovo Zaniolo è un patrimonio tecnico e umano che il calcio italiano non può più permettersi di disperdere.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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