La notte di San Siro restituisce all'Atalanta il suo volto più feroce e brillante. Nel pirotecnico 3-2 inflitto al Milan c'è tutto il campionario della Dea: dominio tecnico per larghi tratti, sofferenza eroica nel convulso finale e un senso di coesione che spazza via le recenti incertezze. A ergersi come baluardo assoluto, non solo tra i pali ma anche come leader emotivo nel post-gara, è Marco Carnesecchi. L'estremo difensore nerazzurro, protagonista di interventi decisivi, ha analizzato a caldo la notte del Meazza ai microfoni di DAZN, mettendoci la faccia con la maturità dei grandi: dall'autocritica per i recenti passi falsi alla fiera rivendicazione di una prestazione che ridimensiona il Diavolo, fino al sentito e inequivocabile scudo alzato a protezione di mister Raffaele Palladino. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Marco, tra le tue prodezze odierne facciamo fatica a sceglierne una. Qual è stata la parata che ti ha dato maggiore soddisfazione o che ritieni sia stata la più determinante ai fini del risultato?
«Se devo proprio scegliere, ritengo che l'intervento in uscita sia stato il più bello e complesso, ancor più di quello compiuto d'istinto e riflesso. Ma, credetemi, le mie parate di oggi passano totalmente in secondo piano rispetto all'incredibile prestazione corale della squadra. Ci mancava da troppo tempo il sapore di una vittoria di questo spessore, è stata un'autentica battaglia sportiva e siamo al settimo cielo. Venivamo da un momento oggettivamente complicato e c'era tanto rammarico per il percorso recente: avevamo costruito una rimonta formidabile, ma l'abbiamo pagata a caro prezzo. In particolare, il mio errore contro la Juventus e quella conseguente sconfitta ci avevano un po' tagliato le gambe a livello psicologico. Oggi, però, siamo stati eccezionali nel reagire da grande gruppo, centrando un successo vitale per consolidare il nostro settimo posto in classifica».

Rivedendo le immagini, c'è sceso un brivido sulla schiena su quell'ultimo colpo di testa del Milan che tu avevi 'battezzato' fuori. Prevale l'orgoglio per ottantacinque minuti di calcio totale in cui avete concesso le briciole, o c'è un pizzico di rabbia per la gestione un po' ingenua dei minuti finali, quando forse pensavate di aver già chiuso la pratica?
«Vi dico la sincera verità: provare rabbia in una serata del genere è praticamente impossibile. I ragazzi stasera hanno tirato fuori qualcosa di veramente speciale. Per larghi tratti della partita, per ottantacinque minuti buoni, abbiamo fatto sembrare il Milan non una squadra da Champions League, ma un avversario di caratura nettamente inferiore. Abbiamo dimostrato una forza impressionante. Poi, chiaramente, nel finale loro hanno gettato nella mischia tantissimi attaccanti, aumentando a dismisura il peso offensivo; è fisiologico abbassare un po' il baricentro. Abbiamo sbagliato i tempi di un paio di pressioni, ci hanno schiacciato nella nostra area e si è creata un po' di confusione tra mischie e parate in extremis. Ma alla fine l'abbiamo portata a casa lottando dal campo, con le unghie e con i denti. È stata una battaglia vera e l'abbiamo vinta noi».

Negli ultimi dodici anni il Milan ha battuto la Dea a San Siro solo due volte. Anche Mattia Caldara sottolineava dal nostro studio come questa vittoria, arrivata al culmine di una settimana non semplice, sia una dimostrazione di enorme coesione. È anche un segnale forte e chiaro da parte del gruppo nei confronti di mister Palladino per blindare il futuro insieme?
«Innanzitutto saluto Mattia e lo ringrazio per le belle parole; anzi, gli dico che se domattina ha bisogno, glieli porto io i figli a scuola per sdebitarmi! Tornando alle cose serie: San Siro è indubbiamente uno stadio dal fascino unico, a mio avviso il più bello in Italia, ma è un campo che storicamente ci porta bene e ci esalta. Questa è una vittoria enorme, che ci meritavamo profondamente noi come gruppo, ma che, permettetemi di sottolinearlo, si meritava soprattutto il nostro mister. Ha svolto un percorso eccezionale da quando è arrivato a Zingonia. Magari dall'esterno passa in secondo piano, ma ci ha dato una spinta e una mano incredibili, prendendoci dopo un avvio di stagione quasi fallimentare e facendoci risalire la china per sette o otto posizioni in classifica. Siamo felicissimi per lui, perché nei momenti di maggiore burrasca e difficoltà è sempre stato il primo a mettersi la faccia per difenderci. Questa vittoria è il nostro modo per dirgli grazie».

Parole da leader consumato, che certificano la ritrovata anima della compagine bergamasca. Marco Carnesecchi non si limita a blindare la porta, ma fa da scudo al proprio allenatore, sancendo un patto di ferro tra spogliatoio e guida tecnica per conquistare l'Europa e programmare il futuro.

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Sezione: Primo Piano / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 23:09
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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