Il prato di San Siro si trasforma nel palcoscenico della definitiva rinascita nerazzurra. Dopo una settimana segnata da turbolenze mediatiche e voci insistenti di imminenti ribaltoni societari, l'Atalanta di Raffaele Palladino risponde con la voce grossa, dominando il Milan per larghi tratti e portando a casa un 3-2 che vale l'ipoteca sul settimo posto. Una vittoria di nervi, di organizzazione tattica e, soprattutto, di un cuore immenso. Ai microfoni di DAZN, il tecnico campano si toglie con classe qualche sassolino dalla scarpa, incassando con malcelata emozione le parole al miele di Carnesecchi e dell'intero spogliatoio. Dalla consacrazione definitiva di Krstovic all'enigma sul suo futuro a Bergamo, Palladino si mostra come un condottiero fiero e lucido, consapevole di aver risollevato brillantemente le sorti di una Dea che, al suo arrivo, sembrava pericolosamente smarrita. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, l'Atalanta ha dominato in lungo e in largo a San Siro, costruendo innumerevoli palle gol e annichilendo un Milan apparso inizialmente passivo, prima di un finale a dir poco rocambolesco in cui l'inerzia è improvvisamente cambiata. Al netto dei brividi in extremis, quanta soddisfazione c'è per aver sbancato il Meazza con una prestazione di questa caratura?
«Stasera sento il bisogno viscerale di ringraziare i miei ragazzi, perché hanno sfoderato una prestazione monumentale. L'avevamo preparata nei minimi dettagli e l'esecuzione è stata rasente la perfezione: abbiamo difeso con una compattezza corale e attaccato con una pericolosità costante. Nel primo tempo non abbiamo concesso un solo millimetro a una squadra dotata di individualità eccelse, legittimando in pieno il nostro vantaggio. Ci tengo a ringraziarli pubblicamente, come ho già fatto nell'intimità dello spogliatoio, perché questa è la reazione fiera di un gruppo coeso che rema a ritmi forsennati in un'unica direzione. Venivamo da una settimana particolare, costellata da qualche critica ingenerosa, ma loro hanno risposto sul rettangolo verde, come fanno sempre i grandi uomini prima ancora che i grandi atleti. Dispiace solo per gli ultimi minuti, perché avremmo meritato di chiuderla sul 3-0 senza patemi. Poi il Milan ha gettato nella mischia tutto il potenziale offensivo a disposizione, trovando un gol su palla inattiva e un rigore che hanno riaperto i giochi. Ma nel calcio ci sta anche di dover soffrire: vincere stringendo i denti rende il sapore dell'impresa ancora più dolce».
Poco fa, Marco Carnesecchi le ha dedicato pubblicamente questa vittoria, sottolineando come lei abbia raddrizzato un'annata iniziata in modo quasi fallimentare. È la dimostrazione plastica che lo spogliatoio pende dalle sue labbra e la vorrebbe saldamente alla guida della Dea anche nella prossima stagione. Che effetto le fanno certe dichiarazioni?
«Non vi nascondo che sentire certe parole dai miei giocatori mi suscita una profonda e sincera emozione. Li ringrazio di cuore, perché tra noi si è venuta a creare una sintonia magica, un'alchimia scoccata fin dal mio primissimo giorno a Zingonia. E vi assicuro che non era affatto un passaggio scontato: ho ereditato una squadra in netta difficoltà, psicologicamente scarica e demotivata dalla mancanza di risultati. Insieme, lavorando a testa bassa, ci siamo rialzati con prepotenza. Abbiamo agganciato il settimo posto che vale l'Europa, abbiamo disputato un cammino da sogno in Champions League arrivando agli ottavi e ci siamo arresi solo alla lotteria dei rigori nella semifinale di Coppa Italia. Questo gruppo ha dimostrato un attaccamento alla maglia e un'unione d'intenti fuori dal comune. Io voglio esclusivamente il bene di questi ragazzi, il bene supremo dell'Atalanta e la felicità dei nostri tifosi, che meritano di ammirare una squadra sempre fiera e competitiva».
Inevitabilmente, dobbiamo toccare il tasto del suo futuro, complici gli imminenti e preannunciati cambiamenti nei quadri dirigenziali dell'Atalanta. Una prestazione di questa levatura e le attestazioni di stima pubbliche della squadra quanto possono pesare in vista di una sua eventuale riconferma?
«Sinceramente, in questo momento il mio futuro non rappresenta minimamente una priorità o un'ossessione. La mia mente è focalizzata al cento per cento sul presente e sull'esigenza di finire questo campionato nel migliore dei modi. Posso guardarmi allo specchio ed essere sereno: ho dato tutto me stesso per questi colori e per questa maglia. Sento il profondo apprezzamento dei miei giocatori e il calore incessante dei tifosi, e mi auguro che anche la società riconosca il valore e la dedizione del lavoro svolto in questi mesi. Non ho il benché minimo rimpianto. Lavoro giorno e notte, impiegando ogni mia energia per questo club. Le valutazioni finali spetteranno legittimamente alla dirigenza a bocce ferme. Ma credetemi, la gratificazione più immensa di stasera non è la celebrazione di Palladino, bensì vedere l'Atalanta trionfare a San Siro. I veri protagonisti, coloro che meritano le luci della ribalta, sono unicamente i ragazzi».
Scendendo nel dettaglio dei singoli, la scelta di schierare Krstovic dal primo minuto ha pagato grossi dividendi. In cosa la sua cattiveria agonistica e la sua pulizia tecnica risultano così determinanti per il vostro sviluppo tattico?
«Hai centrato perfettamente l'essenza del giocatore. Krstovic è l'archetipo dell'attaccante moderno, il prototipo che ogni allenatore sognerebbe di avere in rosa. È un giocatore che attacca la profondità con ferocia, ma che risulta ugualmente prezioso nei ripiegamenti difensivi. Possiede uno spirito di sacrificio e una fame agonistica impressionanti, dando letteralmente il massimo in ogni singola seduta di allenamento. È un professionista assolutamente esemplare. Anche quando incappa in un errore tecnico, la sua reazione non è mai di scoramento: lotta come un leone per rimediare immediatamente. Quando sono arrivato trovava poco spazio, ma non ha mai proferito mezza parola fuori posto: ha abbassato la testa, ha pedalato in silenzio ed è cresciuto in modo vertiginoso. Ora è in grado di reggere il peso dell'intero reparto offensivo anche da solo. Certo, ha ancora dei margini di miglioramento fisiologici, specialmente nella capacità di giocare a uno o due tocchi con le spalle alla porta per ripulire i palloni sporchi, ma è un elemento fondamentale per noi e si merita tutte le soddisfazioni che sta raccogliendo in queste settimane».
Un mix di fierezza tattica e innegabile spessore umano. Raffaele Palladino si gode la copertina di una serata perfetta, ergendosi a scudo per i suoi giocatori e incassando il loro devoto, incondizionato supporto. Che il futuro dirigenziale gli riservi ancora la panchina nerazzurra o meno, il marchio impresso dal tecnico campano sul campionato della Dea resta un dato di fatto inoppugnabile e scintillante.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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