L'epilogo stagionale della Fiorentina si consuma in un clima di aperta e feroce contestazione. Il pareggio a reti bianche maturato contro il Genoa sancisce la matematica salvezza della formazione toscana, ma la certezza aritmetica non basta minimamente a placare l'ira di un Franchi visibilmente esasperato. La gara si trasforma rapidamente in una passerella di pura noia, dove le uniche, vere fiammate portano la firma della compagine ligure, capace di far tremare più volte la retroguardia gigliata in un pomeriggio povero di contenuti tecnici e agonistici.

RITMI SOPORIFERI E SQUILLI ROSSOBLÙ - L'approccio alla sfida ricorda molto da vicino i ritmi blandi e compassati tipici delle sgambate di mezza estate. I padroni di casa provano a solleticare la retroguardia avversaria con un destro dal limite di Dodo, la cui notevole potenza viene però vanificata da una mira totalmente imprecisa che spedisce la sfera a perdersi verso i cantieri della curva Fiesole. Gli uomini guidati in panchina da Daniele De Rossi si dimostrano al contrario ben più incisivi: prima Vitinha impegna David De Gea con una conclusione centrale bloccata in due tempi, poi è Leo Ostigard a far correre un brivido freddo alla platea locale con un perentorio colpo di testa su punizione di Aaron Martin, sventato in tuffo dall'attento estremo difensore spagnolo.

ASSALTO LIGURE E IL MURO SALVIFICO - Nella ripresa la compagine viola abbozza un pressing leggermente più convinto, sfiorando il bersaglio grosso solamente con un tentativo aereo di Luca Ranieri, terminato non di molto a lato. Tuttavia, è ancora il Grifone a sfiorare ripetutamente il colpaccio. Al cinquantottesimo minuto, una devastante progressione di Mikael Ellertsson pesca al centro il subentrato Caleb Ekuban, la cui conclusione a botta sicura viene murata provvidenzialmente dallo stesso Ranieri. Il duello si riaccende al settantunesimo: una palla scodellata e sporcata da Rolando Mandragora si trasforma in un assist al bacio per Ekuban, fermato da una risposta miracolosa di De Gea. Sulla ribattuta si avventa Ostigard, ma il salvataggio sulla linea dell'ex nerazzurro Robin Gosens (con gioco peraltro fermo per un fallo in attacco) nega la gioia del vantaggio. 

LA RABBIA E LA CONTESTAZIONE - La sfida si trascina stancamente senza ulteriori sussulti fino al novantesimo. Il triplice fischio del direttore di gara non sancisce soltanto la fine delle ostilità sul prato verde, ma apre il sipario sulla furia del popolo toscano. La squadra abbandona il campo sommersa da una valanga di fischi assordanti, accompagnata dal coro inequivocabile «fate ridere» che fotografa impietosamente la profonda frattura tra la piazza e i giocatori. L'obiettivo minimo è stato raggiunto, ma il cantiere per la prossima stagione si preannuncia inevitabilmente denso di nubi e polemiche.

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Sezione: Serie A / Data: Dom 10 maggio 2026 alle 17:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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