Il blasone continentale dell'Atalanta passa inesorabilmente dalle notti da dentro o fuori, e quella di San Siro contro il Milan ha tutto il sapore di un crocevia epocale. Negli ultimi nove anni, la famiglia Percassi ha trasformato una solida realtà provinciale in una corazzata capace di fallire l'appuntamento con le coppe in una sola occasione. Ora, per blindare il settimo posto e garantirsi quantomeno l'accesso alla Conference League, la truppa guidata da Raffaele Palladino è chiamata a espugnare la Scala del Calcio, intrecciando le urgenze del rettangolo verde con una vera e propria rivoluzione dietro la scrivania che bolle in pentola in vista dell'imminente estate.
LA SCOSSA OFFENSIVA E LE SCELTE TATTICHE - L'imperativo categorico è ritrovare la via della rete per spezzare un trend allarmante, caratterizzato da soli due successi negli ultimi sessanta giorni. L'allenatore campano ha strigliato pubblicamente il gruppo, chiedendo maggiore ferocia e cinismo: «Nell’ultimo mese e mezzo siamo stati poco precisi nell’ultimo passaggio e nella stoccata finale, per questo in settimana ho tartassato i ragazzi sulle conclusioni e sull’attacco all’area di rigore». Per scardinare la retroguardia rossonera in uno stadio inviolato dai bergamaschi da oltre mille giorni, il peso dell'attacco ricadrà sulle spalle di Gianluca Scamacca. Archiviato il farraginoso esperimento del doppio centravanti visto contro il Genoa, il bomber vince il ballottaggio con Nikola Krstovic e sarà innescato dalla fantasia di Giacomo Raspadori e Lazar Samardzic, con quest'ultimo in netto vantaggio sul grande ex Charles De Ketelaere.
L'ADDIO DEL DIRETTORE E IL TRIONFO DI DUBLINO - Dietro le quinte, intanto, il club sta gettando le basi per un profondo rinnovamento dirigenziale. Il ciclo di Tony D'Amico sembra infatti giunto ai titoli di coda, con il manager sorprendentemente accostato proprio alle stanze dei bottoni del Milan. Sbarcato a Zingonia nel 2022 per raccogliere la pesante eredità di Giovanni Sartori, l'ormai partente direttore sportivo ha lasciato un'impronta indelebile, portando alla corte nerazzurra talenti del calibro di Ederson, Rasmus Hojlund e Ademola Lookman, veri artefici dello storico trionfo in Europa League vissuto nella magica notte di Dublino del 2024.
L'OMBRA DI GIUNTOLI E IL BIVIO IN PANCHINA - Per non farsi trovare impreparata e avviare con tempismo la programmazione sportiva, la società ha già individuato il successore ideale. – come sottolinea La Gazzetta dello Sport – l'obiettivo numero uno porta dritto a Cristiano Giuntoli, svincolato di lusso dopo il burrascoso divorzio dalla Juventus maturato nella passata estate. Questo incombente scossone dirigenziale si ripercuoterà inevitabilmente anche sulle valutazioni riguardanti la guida tecnica. Palladino, legato da un contratto fino al 2027, ha ribadito di «trovarsi benissimo a Bergamo», ma il club ha prudentemente congelato ogni discorso su un eventuale prolungamento in attesa di capire se il prossimo anno i tifosi della New Balance Arena potranno nuovamente assaporare il palcoscenico europeo. Dopotutto, il pass continentale (legato a doppio filo all'esito della finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio) possiede la forza magnetica per spostare gli equilibri progettuali di un'intera piazza.
Servirà dunque l'abito delle grandi occasioni: novanta minuti per non disperdere il preziosissimo patrimonio costruito con fatica, superare le paure e gettare le fondamenta per l'ennesima, affascinante rinascita calcistica.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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