Un tonfo casalingo che complica maledettamente la rincorsa all'Europa che conta e scoperchia, in tutta la sua evidenza, l'attuale fragilità di un gruppo apparso per lunghi tratti in balia degli avversari. Massimiliano Allegri si presenta ai microfoni di DAZN con il volto scuro di chi sa di aver incassato un colpo durissimo: il 3-2 subito a San Siro per mano dell'Atalanta certifica una crisi d'identità profonda per il suo Milan. Senza cercare scorciatoie o alibi, il tecnico livornese disseziona il blackout dei primi quarantacinque minuti e il tardivo, seppur encomiabile, sussulto d'orgoglio finale. Dalla necessità vitale di svoltare nella prossima, delicatissima trasferta ligure, all'involuzione sottoporta di Rafa Leao, le parole dell'allenatore rossonero tracciano la mappa per navigare in acque agitate, ergendosi a parafulmine per proteggere lo spogliatoio. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister Allegri, una sconfitta bruciante che lascia pesanti strascichi per le modalità con cui è maturata. Da dove si riparte dopo un passo falso così doloroso tra le mura amiche?
«Ritengo sia del tutto inutile e deleterio, in questo momento, fermarsi a recriminare su quanto è appena accaduto: il passato non possiamo in alcun modo cambiarlo o riscriverlo. Adesso l'unica strada percorribile è fare una settimana di lavoro intenso, a testa bassa, e concentrare ogni nostra singola energia sulla delicatissima gara di Genova, che rischia di assumere i contorni di uno snodo determinante per la nostra stagione. Purtroppo, anche oggi, alla primissima situazione di pericolo abbiamo incassato la rete dello svantaggio e da quell'episodio la squadra si è letteralmente disunita. C'è stata una reazione nervosa solamente dopo esserci trovati sotto per tre a zero. Se proprio vogliamo aggrapparci a una nota positiva, perlomeno siamo tornati a trovare la via della rete, ma siamo perfettamente consapevoli che ci attende un'altra battaglia durissima. Dobbiamo prepararci al massimo delle nostre possibilità, non esistono altre soluzioni».
È evidente che la squadra fatichi a reagire agli episodi avversi. C'è grande preoccupazione per la tenuta mentale e psicologica del gruppo in questo snodo cruciale del campionato?
«Nessuno all'interno del nostro ambiente si sarebbe mai augurato o aspettato di dover attraversare un momento di difficoltà così marcato e complesso, ma il calcio è fatto anche di queste fasi. Questa crisi va affrontata guardandosi negli occhi, con un profondissimo senso di responsabilità da parte di ciascuno di noi. Domenica saremo attesi da un impegno vitale contro una squadra che, soprattutto davanti al proprio pubblico, ha sempre saputo costruire risultati di assoluto rilievo. Sarà imperativo curare ogni minimo dettaglio per andare a cogliere quella vittoria che ormai ci manca da troppo tempo e che ci servirebbe come ossigeno».
Sul banco degli imputati è finito anche Rafa Leao, apparso opaco e avulso. Come si può intervenire per sbloccare e aiutare il portoghese a ritrovare l'incisività dei giorni migliori?
«Vorrei sgombrare subito il campo da un equivoco: in una situazione del genere, il fulcro del problema non è mai il momento di Leao o di un singolo individuo, ma deve esserlo il collettivo. La priorità assoluta è rimettere in asse la squadra. Anche questa sera, così come era accaduto nella trasferta di Bergamo, Rafa si è costruito le sue buone occasioni e ha avuto situazioni favorevoli per incidere. Sta semplicemente attraversando un periodo meno brillante sotto porta, sono cicli che capitano a tutti gli attaccanti, ma parliamo sempre di un giocatore dal peso specifico inestimabile per noi. Domenica prossima, peraltro, non lo avremo a disposizione a causa della squalifica. Il nostro dovere è compattarci e preparare al meglio l'impegno, al di là delle singole assenze».
Considerando la volata serratissima e l'importanza dei punti in palio per un posto in Champions League, riterrebbe più corretto far disputare le partite delle dirette concorrenti in perfetta contemporanea?
«Sulla carta sì, sarebbe sicuramente un formato più logico per il finale di stagione. Tuttavia, stiamo parlando di una questione fuori dalla nostra portata, dal momento che non siamo certo noi a decidere il palinsesto e gli orari. La matematica dice che dobbiamo vincere due partite: il primo, fondamentale passo è cercare in ogni modo di ottenere i tre punti nella prossima gara, poi volgeremo lo sguardo a quella successiva. Devo dire che i ragazzi stanno lavorando con grande dedizione in settimana, sotto il profilo dell'impegno quotidiano non ho assolutamente nulla da rimproverare a nessuno di loro».
In un momento di tale sbandamento e assenza di risultati, le responsabilità vanno ripartite equamente tra guida tecnica e giocatori sul campo?
«Siamo molto chiari: quando mancano i risultati, il primo e principale responsabile sono io, perché sono colui che sta a capo e gestisce questo gruppo di ragazzi. Adesso, però, non è il tempo di avviare processi o di cercare freneticamente di chi siano le colpe. Il sottoscritto, anche nei momenti di massima spinta, ha sempre sottolineato a chiare lettere che la qualificazione in Champions League non era assolutamente blindata in una botte di ferro. Sapevo e avevo preannunciato che avremmo incrociato dei fisiologici momenti di tempesta durante l'anno. Ora ci siamo dentro in pieno, l'acqua è mossa, ma abbiamo il dovere e le qualità per uscirne».
Una disamina cruda, senza filtri e priva di futili alibi. Massimiliano Allegri fa da scudo alle critiche, incassando in prima persona le responsabilità del tracollo, ma al contempo lancia un monito a un Milan chiamato a ritrovare urgentemente compattezza emotiva e cinismo tattico. La rotta verso l'Europa dei grandi passa inevitabilmente dalla capacità di archiviare in fretta i blackout del Meazza e di rialzare la testa, gettando il cuore oltre l'ostacolo già dall'insidiosa trasferta del Ferraris.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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