È una sconfitta che lascia cicatrici profonde, di quelle che fanno male non tanto per il risultato in sé, quanto per le modalità con cui è maturata. Marten de Roon, capitano e anima storica dell'Atalanta, si presenta ai microfoni nel post-partita con il volto scuro di chi sa di aver gettato alle ortiche un'occasione colossale. La Dea, padrona del campo per un tempo e vicinissima al raddoppio, si è sciolta come neve al sole alla prima difficoltà, subendo una rimonta dall'Athletic Bilbao che complica i piani per l'accesso diretto agli ottavi di Champions League. L'analisi dell'olandese è, come sempre, di una lucidità disarmante: niente scuse, niente alibi, solo la presa d'atto di un "blackout" mentale e tattico definito inaccettabile per una squadra di questo livello. De Roon mette il dito nella piaga: dalla mancanza di cinismo sotto porta alla fragilità emotiva emersa dopo il pareggio basco. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:

Marten, c'è tanta amarezza nell'aria. In dieci anni a Bergamo, questa è forse una delle sconfitte più incredibili e difficili da spiegare. Avevate la partita in pugno, avete sfiorato il 2-0 e poi, improvvisamente, il crollo totale. Cosa è successo?
«Hai perfettamente ragione, è inspiegabile. Dopo aver subito il gol del pareggio siamo letteralmente crollati. Ho avuto la sensazione che avessimo perso completamente i riferimenti nella pressione. È sembrato un vero e proprio blackout: invece di gestire l'1-1, sembrava che stessimo perdendo 2-0 e siamo andati nel panico, iniziando a giocare un po' a caso. Questo non può e non deve succedere a una squadra come la nostra. Mi dispiace tantissimo, c'è un'amarezza enorme perché, vedendo il primo tempo e le occasioni avute prima del loro gol, dovevamo assolutamente fare il 2-0 e chiuderla. Invece siamo qui a commentare una sconfitta che brucia».

Questo tipo di blackout sta diventando una costante preoccupante, anche in campionato contro le cosiddette "piccole". Iniziano a essere troppi questi passaggi a vuoto? Da cosa dipendono?
«Sì, sono troppi, decisamente troppi. Abbiamo perso troppi punti per strada in questo modo. Oggi c'era una grandissima occasione per ipotecare un posto tra le prime otto d'Europa, un traguardo che richiede testa e piena consapevolezza dei propri mezzi. In questo momento faccio fatica a individuare un unico problema tecnico, ma è evidente che c'è qualcosa a livello mentale su cui dobbiamo lavorare profondamente».

Da spettatori la partita sembrava semplice per voi, poi l'errore e il crollo, un po' come successo al Napoli ieri. È sorprendente vedere una squadra esperta come la vostra perdere la bussola in questo modo. L'hai percepita così anche tu dal campo?
«Sì, concordo, abbiamo dimostrato poca maturità. Ci sta subire un gol, un episodio sfavorevole fa parte del gioco, ma non è quello il momento di andare in crisi. Dovevamo restare calmi e continuare a fare quello che ci riusciva bene nel primo tempo. Invece, non so spiegarmelo, sembrava quasi che pressassimo a caso, senza logica; abbiamo iniziato a perdere tutte le seconde palle. In campo, in quei momenti, fai fatica a rimettere subito tutti a posto, ma si vedeva chiaramente che non c'era più la squadra. In Champions ci sono avversari forti che possono segnarti, ma noi siamo spariti dal campo e abbiamo perso ogni riferimento».

Paolo Condò sottolinea un dato statistico: segnate la metà rispetto all'anno scorso pur creando le stesse occasioni. È questo il vero mistero della stagione?
«Ne parlavamo anche noi: è successo a Torino, dove abbiamo fatto un gran primo tempo segnando solo un gol e poi siamo andati in difficoltà, ed è successo anche oggi. Quando domini i primi 45 minuti devi chiudere la partita. Se non la chiudi, resta sempre aperta. Però, secondo me, il problema vero non è solo non fare gol, ma come reagiamo. Non è scritto da nessuna parte che se non segni devi poi prenderne due o tre dall'avversario. Bisogna essere maturi. Prima ho sentito Locatelli della Juve dire che "anche in difficoltà abbiamo retto bene". Ecco, noi invece in difficoltà ci spaventiamo e spariamo dal campo. E questo è qualcosa di grave».

L'onestà intellettuale di De Roon è lodevole, ma le sue parole suonano come un campanello d'allarme fortissimo per tutto l'ambiente nerazzurro. L'Atalanta deve ritrovare la sua solidità mentale prima ancora che quella tattica, perché in Europa gli errori si pagano a carissimo prezzo.

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Sezione: Interviste / Data: Gio 22 gennaio 2026 alle 00:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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