Francidea_ non è solo un nome sui Social, Instagram e Tik Tok, ma una vera e propria dichiarazione d’identità. Francesca Locatelli, 29 anni, di Berbenno ha scelto di fondere il proprio nome con quello della Dea per raccontare una passione che va ben oltre il calcio. Laureata in Giurisprudenza e tifosa atalantina da sempre, per lei l’Atalanta non è soltanto una squadra, ma una presenza costante, un punto fermo nella vita quotidiana, un modo di essere. Cresciuta allo stadio con mamma e papà e abbonata fin da bambina, oggi Francesca vive e racconta l’Atalanta attraverso i social con uno stile leggero e ironico, capace di trasformare il tifo in racconto. Tra trasferte, notti europee, meme e momenti di vita vissuta, Francidea_ è lo sguardo di chi l’Atalanta non la osserva da fuori, ma la sente parte di sé.
UNA PASSIONE DI FAMIGLIA
Ventinove anni: da quanti tifi Atalanta?
«A me piace pensare di essere tifosa atalantina da quando sono nata, di avere un pezzettino di DNA in cui c’è scritta quest’informazione – confida in esclusiva ai microfoni di TuttoAtalanta.com –. Sono abbonata da quando ero piccolissima e, sinceramente, per me l’Atalanta ha sempre scandito i weekend, e, ora tutta la settimana. Io vado all’Atalanta da sempre. Non ricordo un weekend senza Atalanta».
È una passione che ti è stata trasmessa?
«Ho tutta la famiglia fortemente atalantina, mamma e papà, e fin da piccola i miei genitori mi hanno portata allo stadio. Ho anche due sorelle tifose sfegatate».
Andavate tutti insieme allo stadio?
«Andavamo io, mia mamma e mio papà. Una delle due sorelle veniva, l’altra no, ma l’Atalanta è sempre stata una cosa di famiglia».
In che settore andavate?
«Inizialmente andavamo in tribuna centrale, perché facevamo l’abbonamento family, quando c’era ancora quella tariffa. Negli ultimi tempi, andando spesso tramite gli sponsor, invece, io vado allo stadio da sola perché mi muovo anche per creare i miei contenuti, ma la mia famiglia continua a essere abbonata in tribuna Rinascimento».
DA TIFOSA A CREATOR
A proposito dei contenuti che realizzi. Come hai iniziato?
«Ho iniziato più o meno nel periodo del Covid, quando avevo avuto l’idea di fare delle live su Twitch, una piattaforma online. Poi una sera, il ragazzo dell’Atalanta che doveva fare una diretta, non poteva andare allo stadio e un mio amico mi ha chiesto se volevo andare io al suo posto. Era la prima volta. Sono andata, ma all’inizio ero in panico perché non pensavo di esserne in grado».
E invece?
«E invece pare che il mio modo di raccontare l’Atalanta piaccia, così ho iniziato questo percorso di racconto di quello che in realtà avevo sempre fatto. Ho cominciato a usare i social e oggi continuo a riportare la mia esperienza da tifosa».
Quindi ora cosa fai esattamente?
«Cerco di raccontare un po’ la mia vita di tifosa, che può essere come quella di tanti altri. Ho avuto l’opportunità di vivere esperienze particolari, come scendere in campo o di stare in zone dello stadio normalmente inaccessibili, come il palco centrale, tra le due panchine. È stata un’esperienza incredibile e ancora oggi fatico a crederci. Nei miei video cerco di raccontare com’è essere atalantina, anche con leggerezza e simpatia, per far vivere il calcio come qualcosa di divertente. Da quest’anno ho anche la possibilità di andare in trasferta, dove già comunque andavo da sola. È davvero bellissimo. Per una “bambina” atalantina arrivare oggi, da adulta, ad avere questa possibilità è qualcosa d’incredibile».
Vai in trasferta anche all’estero?
«Sì, ho seguito l’Atalanta in quasi tutte le trasferte europee, ma in autonomia, perché all’estero, poi, ognuno ha i suoi sponsor. Quest’anno sono andata a Francoforte, mentre negli anni scorsi ho preso parte quasi a tutte. C’ero anche a Dublino. In quel caso con un gruppo organizzato di tifosi che conosco. Sono trasferte bellissime e indimenticabili».
Quella di Dublino è stata la trasferta più bella?
«L’emozione più bella è stata sicuramente quella. Il viaggio è stato un esodo. Il volo era stato spostato più volte e non sapevamo dove saremmo atterrati, ma nella mia testa c’era solo un’idea: non potevo mancare, era un’occasione troppo storica per non esserci. Bellissimo, stupendo anche il clima con i tifosi tedeschi durante tutta la giornata: disteso e di festa fino alla partita. È stata, secondo me, l’esperienza migliore della mia storia atalantina».
L'ATALANTA DI OGGI E DI IERI
Quell’Atalanta, quella di Dublino, è la stessa di oggi secondo te?
«Sono cambiate tante cose, ma l’idea di base rimane quella della maglia sudata sempre. Forse dobbiamo ritrovare quei meccanismi che prima erano diventati quasi automatici, ma io vedo che la squadra ci mette l’anima. Il gruppo è compatto e solido e sono convinta che possiamo ancora puntare a grandi risultati. Non è la stessa squadra di prima, è nuova, ma non per questo peggiore. Ha altre caratteristiche, ma speriamo di poter vivere ancora notti europee, come quella di Dublino».
Quando dici che racconti il calcio in modo simpatico, che episodi prendi?
«Situazioni tipiche da tifoso e le trasformo in brevi scenette. Per esempio, ho un video in cui scrivo “Quando miei amici mi chiedono se domani c’è Atalanta-Marsiglia” e in sottofondo parte la voce di Allegri che dice: “No. Domani no! Domani è impossibile”’. Sono piccole scenette, dei meme, situazioni tipiche che fanno sorridere».
La partita più emozionante che hai visto, esclusa quella di Dublino?
«Parlerei più di episodi che di partite. Vedi il gol di Ilicic da metà campo in Torino-Atalanta. Quando sono triste io penso a quel gol e sorrido. Un gol incredibile e difficilmente ripetibile, anche provandoci tante altre volte. Ovviamente, poi, ci sono stati anche momenti tristi, che hanno segnato la nostra storia, come l’autogol di Peluso contro il Bologna nell’anno che siamo retrocessi in B».
Sei d’accordo con chi sostiene che Ilicic è stato il giocatore più forte dell’Atalanta?
«Assolutamente d’accordo. Potenziale incredibile, fantasia, piede raffinato».
E della squadra attuale, chi ti piace di più?
«Adoro Kolasinac: per me è un tassello fondamentale della difesa. De Roon, invece, incarna l’identità bergamasca per il modo in cui affronta le partite e per la maglia sempre sudata. È una di quelle bandiere che oggi non ci sono più. È un simbolo della squadra».
MERCATO E PROSPETTIVE
Dell’arrivo di Raspadori cosa ne pensi?
«Apprezzo molto che abbia scelto l’Atalanta. Sono convinta che Ruggeri, a Madrid, gli abbia consigliato la squadra nerazzurra, assicurandogli che a Bergamo si sarebbe trovato bene. Non ha ceduto ai corteggiamenti di squadre come Napoli e Roma. Questo dice molto sull’identità che l’Atalanta si è costruita ed è una scelta che dimostra fiducia nel progetto e nello spirito del Club».
Raspadori può essere un valore aggiunto?
«Senza ombra di dubbio. Purtroppo col Pisa ha giocato poco, essendo appena arrivato. Mi dispiace che non potremo vederlo in Champions, perché sono convinta che in quel tipo di Atalanta potrebbe dare un grande contributo e mostrare tutte le sue potenzialità. Mi domando come Palladino, in attacco, possa riuscire a trovare posto a tutti, ma sono sicura che troverà il modo. L’attacco nerazzurro è un gran bel reparto, ma anche parecchio affollato».
Quindi non vedi come problema un’eventuale cessione di Lookman?
«Mi dispiacerebbe, ma non sarebbe un problema. Lookman è Lookman e gli sarò grata per tutta la vita, ma secondo me in queste settimane in cui lui era assente perché impegnato in Coppa d’Africa, la squadra è comunque riuscita a esprimere un buon gioco».
Nonostante le difficoltà, quest’anno sei riuscita comunque a raccontare l’Atalanta in modo simpatico?
«Per quanto possibile, ho provato a risollevare un po’ gli animi, raccontando episodi simpatici, con video e foto di tifosi che, al di là di risultati e prestazioni, vivevano lo stadio in modo divertente. Credo sempre che il calcio debba essere una valvola di sfogo, qualcosa che ci fa stare bene. Quindi anche nei momenti più negativi, come quest’inizio di campionato, bisogna sempre trovare quel qualcosa che faccia sorridere, perché allo stadio c’è sempre un modo per stare bene».
Cosa ne pensi delle difficoltà incontrate contro le neopromosse?
«È incredibile come le partite contro le neopromosse siano sempre molto vicine alle gare di Champions. Sono convinta che i risultati non brillanti siano collegati: la mente corre alle partite europee. Non credo sia una difficoltà tattica, ma piuttosto un insieme d’impegni, alcuni dei quali, oggettivamente, mentalmente pesano di più. Mi dispiace perché abbiamo perso punti importanti, specie ora che ci siamo risollevati e la qualificazione nelle Coppe europee è assolutamente fattibile. Per fortuna con le big diamo sempre tutto e riusciamo a recuperare punti anche quando sembra più difficile».
Quindi pensi che un piazzamento europeo sia ancora raggiungibile?
«Assolutamente sì. Non lo escludo a priori, ma un posto per la Champions sarà difficile, però sicuramente siamo in gara per l’Europa League».
Su chi dobbiamo fare la corsa?
«Io non credo che la Roma potrà mantenersi a questo livello per tutto il campionato. A mio avviso, un calo si è già visto. I nuovi acquisti potrebbero darle nuova linfa, ma non ne sono convinta. E poi c’è il Como. L’1 febbraio giochiamo a casa loro: bisogna vincere e iniziare a recuperare punti».
Bisogna vincere anche domenica contro il Parma
«Mi aspetto un’Atalanta compatta, subito aggressiva. Vorrei poter vedere Raspadori dal primo minuto, per capire cosa cambia a livello offensivo con lui in campo e vedere se è un giocatore che va a prendersi il pallone o se invece, come Scamacca, tende a costruire molto. Mi aspetto, come sempre, un’Atalanta che ci mette l’anima perché, ripeto, abbiamo obiettivi importanti da raggiungere in campionato. Mercoledì, contro l’Athletic Bilbao potremmo ipotecare l’accesso diretto agli ottavi di Champions e, a quel punto, mi aspetto che la mente sia focalizzata sul campionato».
Tu che partita ti aspetti contro l’Athletic Bilbao?
«Quest’anno l’Atalanta in Champions ha fatto un cammino incredibile. Col Bilbao non sarà una partita facile: loro hanno avuto un percorso altalenante, ma cercheranno in ogni modo di rimanere agganciati ai sedicesimi. Per questo non bisogna abbassare la guardia. Noi invece abbiamo davanti un obiettivo incredibile, quello di passare tra le prime otto, e questo dovrebbe essere uno stimolo a dare il massimo. Noi in Champions partiamo sempre con uno spirito diverso. Siamo più combattivi e quando si parte subito al 100%, i risultati si vedono. Spero continuino così».
CALCIO E VITA
Calcio e Atalanta influenzano anche la tua vita quotidiana?
«Buona parte della mia personalità è plasmata sull’Atalanta. Il mio umore varia in base ai suoi risultati. Il mio umore dipende da 11 uomini che non mi conoscono nemmeno (ride, ndr). Ma l’Atalanta è sempre stata una costante e un punto fermo anche nei miei momenti di difficoltà e anche nel mio percorso di studi, tanto da metterla anche tra i ringraziamenti della mia tesi di laurea. Tanta parte della mia serenità l’ho trovata nei 90 minuti allo stadio, che mi hanno sempre permesso di mettere da parte i problemi e stare meglio, tanto che una delle mie foto più celebri sul mio profilo social è quella davanti allo stadio nel giorno della mia laurea».
Ma Francesca da grande cosa vuole fare?
«Il mio sogno professionale è continuare a occuparmi di medicina legale, che è in linea con quello che già faccio con le ditte di famiglia. Un’attività che mi dà libertà di movimento e mi permette di seguire l’Atalanta un po’ ovunque. Mi piacerebbe crescere sui social, ma quello che m’interessa davvero è continuare a raccontare l’Atalanta e la mia vita attraverso la squadra nerazzurra. Non sogno di diventare un’influencer o una creator, ma voglio far conoscere il mio progetto e portare a quante più persone possibile il mio mondo, passato da una realtà provinciale a qualcosa che si sta ampliando sempre più, aprendo anche agli altri la possibilità di vivere il calcio in maniera positiva».
Vorresti che il calcio potesse dare agli altri quello che ha dato a te?
«Mi piacerebbe che il calcio fosse un compagno di viaggio nella vita, non solo un ambiente aggressivo o violento come unicamente spesso viene visto. Per me il calcio è uno stile di vita e, preso nel modo giusto, può essere un sostegno nei momenti difficili anche per tanti altri».
Dà qualcosa in cui credere e identificarsi?
«È qualcosa che spinge a interagire con gli altri. Io ho conosciuto tantissime persone di squadre diverse in tutta Italia e ho stretto amicizie. Senza il calcio non sarebbe stato possibile. Mi ha aperto al mondo e, anche per questo, ringrazio l’Atalanta».
Francesca, chiudiamo con una battuta… «11 ragazzi che non conosci, ma che, come dici in un tuo reel, avresti voluto a tavola a Natale»
«Vedi: il calcio mi leva anche da situazioni imbarazzanti. Quando la zia, a Natale, mi ha chiesto dove fosse il fidanzato, le ho risposto che tutti 11, a tavola, non ci stavano. Ma li avrei portati volentieri! Con alcuni di loro ho avuto la possibilità di scambiare qualche battuta. Hanno vite particolari e m’incuriosisce molto sapere come vivono e quali sono le loro passioni al di là del calcio».
Alla fine, tutto torna lì: in quel nome scelto quasi naturalmente, Francidea_, che racchiude l’idea che Francesca Locatelli e l’Atalanta siano una cosa sola. Un legame che va oltre i risultati, oltre le stagioni, oltre i momenti difficili. Raccontare la Dea, per lei significa raccontare se stessa e trovare nel calcio un rifugio, una valvola di sfogo, un compagno di viaggio. È forse proprio questo il valore del suo racconto: ricordare che il calcio, se vissuto con autenticità, può essere passione, identità e condivisione. Proprio come l’Atalanta lo è per Francesca.
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