«Franck è sempre pronto», aveva annunciato lui stesso in conferenza, con il sorriso di chi non teme il confronto. Detto, fatto: Franck Kessie è passato da uno spezzone difficilmente valutabile all'Olimpico a una maglia da titolare, per giunta in una posizione che non gli appartiene. E l'esame, davanti al Cagliari, l'ha superato.

UN MEDIANO AL POSTO DEL PLAY - Chiamato a rilevare Gianluca Gaetano davanti alla difesa, l'ivoriano ha interpretato il ruolo a modo suo: lotta e ordine, costruzione e inserimenti, con l'aggiunta di un paio di affacci in area. Non è un regista di scuola classica, quella funzione resta cucita addosso al compagno squalificato, ma come supplente ha risposto presente.

LA CONDIZIONE ATLETICA - Il primo dato che salta all'occhio è fisico. Tre stagioni trascorse in Arabia, con ritmi differenti, avrebbero potuto lasciare tracce: invece il centrocampista si è mostrato in grado di reggere il passo di chiunque. Difficile contrastarlo, complicato affrontarlo nell'uno contro uno, prezioso quando c'è da proteggere il pallone nella fase di prima costruzione. Una stazza che diventa strumento tattico.

LA VOCAZIONE OFFENSIVA - C'è poi l'elemento che lo distingue dal titolare del ruolo: l'ex Milan e Barcellona conserva un'attitudine a spingersi in avanti che allarga il raggio d'azione della squadra. Il taccuino registra una conclusione dal limite al 35' del primo tempo, un tentativo ravvicinato al 38' della ripresa e, due minuti dopo, un mancino da dentro l'area terminato sull'esterno della rete.

I NUMERI DELLA PARTITA - Le statistiche confermano la sensazione – riporta L'Eco di Bergamo –: terzo per conclusioni tentate, quarto per passaggi completati, quarto per distanza percorsa. Ma il dato che pesa di più è un altro, quel 98% di precisione nei passaggi che racconta di una serata gestita con lucidità. Due indicazioni, dunque, dalla maglia numero 19: in certe circostanze la regia può ricoprirla, e nel campionato italiano ha ancora parecchio da dire.

ROWE, I PRIMI PASSI - Discorso diverso per Jonathan Rowe, rimasto in panchina a Roma e lanciato dal primo minuto in la gara di ieri sera contro il Cagliari. Il responso è tiepido, in linea peraltro con l'intero reparto offensivo: nemmeno Charles De Ketelaere, sul versante opposto e leggermente più brillante, ha lasciato il segno. Partendo da sinistra, l'inglese ha battuto la strada dei cross — nove, più di chiunque altro, con il più pericoloso al 7' per l'incornata di Gianluca Scamacca finita a lato — e ha provato anche la giocata personale: al 4' della ripresa il destro respinto dalla difesa e il sinistro successivo spedito fuori raccontano perlomeno la caparbietà.

IL 4-2-3-1 E IL DIALOGO CON RASPADORI - Nel finale Maurizio Sarri ha ridisegnato il fronte offensivo passando al 4-2-3-1, ma l'intesa con Giacomo Raspadori non ha ancora prodotto effetti concreti. Altro meccanismo da limare, in una squadra che resta un cantiere.

L'IMPREVEDIBILITÀ CHE MANCA - Eppure proprio lì può nascondersi il valore aggiunto. Raspadori non ha convinto in questo avvio, in continuità con la parte finale dello scorso campionato — allora con l'attenuante dell'infortunio —, mentre l'inglese porta in dote una qualità che manca da quando Bergamo ha salutato Ademola Lookman: la capacità di inventare l'imprevisto.

Un promosso e un rimandato. Ma la stagione, per entrambi, è appena cominciata.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Dom 13 settembre 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture