Il dominio territoriale, i numeri offensivi, e alla fine tre punti volati in Sardegna. Dopo l'1-2 incassato dal Cagliari alla New Balance Arena, Maurizio Sarri ha affrontato una lunga conferenza stampa, rivendicando la prestazione più intensa e aggressiva della sua gestione. Il tecnico nerazzurro ha spiegato la richiesta fatta ai suoi prima del fischio d'inizio, ha motivato le scelte su Kolasinac e sul cambio di Samardžić, ha analizzato l'impatto dei nuovi Kessie e Rowe, ha promosso De Ketelaere e Bellanova e ha chiarito, una volta di più, il proprio stato d'animo dopo quattro giornate.
Mister, un buon primo tempo e una ripresa un po' meno brillante: è d'accordo?
«Sì, anche perché tenere l'intensità del primo tempo non era semplice, considerato anche che in campo avevamo Rowe, che quest'anno ha giocato un paio di tempi in questi mesi, e Kessié, che era fermo dall'ultima partita del Mondiale. Penso che rispetto al primo tempo siamo un po' calati, però poi la squadra è rimasta viva fino alla fine e ha fatto una partita di grande aggressività, di grande intensità e di grande predominio territoriale, che era la richiesta fatta in questo momento. A me la squadra sembrava una squadra che cercava di fare le cose che le vengono chieste, non riusciva a farle e aveva perso anche le qualità che ha innate. Quindi oggi la richiesta era di giocare la partita senza retropensieri, sapendo che questo ci avrebbe portato anche imprecisione, che poi abbiamo pagato. È stata però una partita da assalti, rispetto alle precedenti, che non erano state partite da squadra allenata da me. Oggi l'intensità, l'aggressività e la voglia di avere predominio sull'avversario c'erano, e secondo me questa è una buona base da cui ripartire. Poi dispiace il risultato, dispiace per i ragazzi, che hanno cercato di dare tutto, e dispiace per il pubblico, ma io sinceramente sono meno preoccupato stasera rispetto alle partite precedenti».
Qual è l'aspetto che la preoccupa? La squadra costruisce tanto, ma negli ultimi venti metri manca sempre l'ultimo tassello.
«Rispetto alle 105 palle giocate in area avversaria, che sono numeri straordinari, e a una supremazia territoriale di 85-15, giustamente questo ci doveva portare a segnare di più e a creare qualcosa in più. Sicuramente nel finale non era neanche semplice, perché c'era un muro ai limiti dell'area e diventa difficile, e due o tre occasioni grosse le abbiamo sprecate anche nel secondo tempo. Però con quello che stai dicendo sono fondamentalmente d'accordo: quando la partita si mette in queste condizioni di predominio, bisogna far male».
Due scelte: Kolasinac dall'inizio al posto di Bernasconi e il cambio di Samardžić, che sembrava tra i più in palla.
«Il cambio di Samardžić non era un cambio punitivo: abbiamo deciso di chiudere con quattro attaccanti nell'ultimo quarto d'ora e abbiamo fatto questo cambio. Chiaramente, dovendo restare con due soli in mezzo al campo, Kessié ed Ederson mi sembravano più adatti e ho lasciato loro. Kolasinac, invece, è un ragazzo di esperienza e anche di personalità, uno dei pochi che si fa sentire all'interno di questa squadra e in campo: in questo momento mi piaceva tenerlo molto coinvolto. Ma, come ho detto anche a Bernasconi, non è che mi sia dimenticato di lui».
Quanto manca ancora per vedere l'Atalanta di Sarri? I tifosi se lo chiedono continuamente.
«Quando arriverà è difficile dirlo, perché non tutti i gruppi rispondono allo stesso modo come velocità di apprendimento di certe cose, e qui c'erano tante cose diverse da quelle che faccio io, molto radicate. Quindi i tempi non li so. Però stasera ho avuto l'impressione di dover ancora limare tante cose, mentre nelle partite precedenti avevo l'impressione di dover ancora cominciare».
Un commento sui due nuovi innesti: Kessié è piaciuto, Rowe è parso un po' in confusione nel finale.
«Rowe è un ragazzo che ha meno esperienza, quindi può darsi che si trovi un attimino spaesato in un contesto così nuovo. Però anche lui ha fatto una partita da giocatore vivo, poi può aver sbagliato tante cose. Kessié invece arriva con un'esperienza diversa e con una personalità sicuramente diversa, in questo momento della sua carriera, e si inserisce molto più facilmente».
Un giudizio su De Ketelaere, che sembra un po' perso?
«Ha fatto una partita in cui non è riuscito a incidere, ma a me è piaciuto l'atteggiamento: ha fatto una partita intensa, con grande partecipazione alla pressione offensiva della squadra. Viste le qualità tecniche e la classe che ha questo giocatore, se rimane acceso anche in quell'altro tipo di lavoro, prima o poi ci fa la differenza».
È più preoccupato per il fatto che la prossima sarà l'unica settimana piena di lavoro, o per non aver visto fino a oggi i miglioramenti di cui parlava?
«Io non sono una persona preoccupata: sono uno a cui magari girano spesso, e ci sono giorni in cui non mi sopporto neanche da solo. Però, se ero preoccupato, lo ero dopo il Bologna e in parte dopo Roma, una partita che abbiamo rischiato di vincere ma che non era una partita da squadra mia. Stasera sono meno preoccupato: stasera sono dispiaciuto, come ti ho detto, per i ragazzi, per i tifosi e per il risultato che è venuto fuori. Ho visto un po' di luce in fondo al tunnel, stasera».
Sul primo gol e su quello poi annullato: la squadra è andata a pressare anche dieci-quindici metri più alta del solito. Fa parte del processo di crescita?
«Io penso che si possa pressare anche sulla riga di fondo, ma rimanendo lucidi nelle letture. Lì sono state due uscite fatte in ritardo, e l'errore è stato quello più che altro: il difensore esterno era chiaramente uscito in avanti per arrivare sul loro esterno, ma gli altri tre erano un po' in ritardo nell'uscita».
Come giudica il primo quarto d'ora, prima del gol del Cagliari? Si è vista un'Atalanta molto sarriana.
«Ho avuto l'impressione che gran parte del primo tempo l'abbiamo fatta su buoni livelli: forse nei cinque-dieci minuti dopo il gol abbiamo un po' accusato lo svantaggio. Dalla panchina, però, l'impressione era buona, e giudico la fase iniziale, prima del gol, molto molto bene. Tutto questo, però, si deve tradurre in maggiore pericolosità offensiva».
Bellanova nel secondo tempo ha spinto molto: quanti margini di miglioramento ha?
«Bellanova stasera ha mostrato ancora molti margini ed è uno destinato a una carriera straordinaria: ho visto un giocatore la cui velocità di base è impressionante, che ha anche buoni tempi di inserimento. Secondo me è più adatto a giocare a quattro che a cinque, ti dirò la verità, perché più arriva da dietro e più fa male. E in fase difensiva sta migliorando giorno dopo giorno: ho l'impressione che sia un giocatore in rampa di lancio».
Come a Roma, i cambi non hanno dato quel qualcosa in più che avevano dato nelle prime partite: cosa è mancato?
«Sì, è vero, ma i cambi sono stati fatti anche in un momento in cui la partita era molto più difficile: entrare là dentro nel finale era diventato più complicato, quindi spero sia stato quello. Perché nel calcio moderno avere cinque diavoli scatenati pronti a entrare da un secondo all'altro e a scatenarsi dentro al campo è fondamentale. Spero quindi sia stata una difficoltà materiale e non mentale, perché quella mentale sarebbe più preoccupante».
Un'ora di analisi lucida, senza processi e senza alibi: Sarri separa il risultato dalla prestazione e per la prima volta parla di segnali concreti. Ora resta da trasformare il predominio in gol, l'unico capitolo che alla New Balance Arena è rimasto in bianco.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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