Terza sconfitta consecutiva per l'Atalanta Under 23, battuta 2-0 dal Latina allo stadio Domenico Francioni nel recupero della settima giornata del girone B di Serie C, una gara partita con un quarto d'ora di ritardo per un'irregolarità nelle misure delle porte. Nella sala conferenze dello stadio, Nicola Beati ha analizzato una partita condizionata dalle condizioni del terreno di gioco, dal gol subito a metà primo tempo e dall'espulsione di Pounga nel recupero della prima frazione. Il tecnico nerazzurro ha chiarito la vicenda delle porte, ha spiegato i motivi del momento negativo dopo la doppia sosta e ha riflettuto sui pro e i contro di una squadra giovanissima in un campionato di uomini. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, una gara decisa dagli episodi, con i due gol e l'espulsione a fare da spartiacque, e un ritmo non eccelso: che impressione le ha lasciato?
«È stata una partita un po' particolare, secondo me condizionata dalle condizioni del campo, che erano veramente disastrose, e questo ha condizionato entrambe le squadre, anche per lo spettacolo offerto. Non è ovviamente per accampare scuse, perché le condizioni erano uguali per entrambe, però siamo stati, tra virgolette, costretti a fare una partita a cui non siamo abituati, e il Latina è stato più bravo a sfruttare le sue caratteristiche. Il gol preso, brutto, ha un po' indirizzato il match e nel primo tempo non siamo stati in grado di reagire in maniera convinta. Poi l'espulsione ci ha dato una mazzata, anche se sono abbastanza soddisfatto di come i ragazzi nel secondo tempo abbiano tenuto il campo: hanno cercato di rimanere in gara con equilibrio e di trovare un episodio favorevole, che poi non è arrivato. È stata un po' una giornata storta: ce ne andiamo rammaricati, ma bisogna subito resettare per ripartire».

La partita è iniziata con un quarto d'ora di ritardo per una verifica sulla conformità delle porte: che cosa è successo?
«Io, sinceramente, questa cosa l'ho un po' subita: ero dentro e neanche lo sapevo. So che c'era un'irregolarità sulle misure, quindi la porta è stata messa a norma e poi si è giocato tranquillamente».

Avete pensato di fare reclamo?
«No. Come ho già detto, io neanche lo sapevo. Però, dal momento che è stato verificato che c'era qualcosa di irregolare, mi sembra corretto metterla a norma per poi giocare la partita: non mi sembra una cosa così sconvolgente. Se ci sono delle regole, valgono per tutti: qualcuno se n'è accorto, non so neanche chi, l'abbiamo messa a posto e basta, si gioca. Non penso ci siano grossi problemi».

Terza sconfitta consecutiva e quarta partita in cui subite almeno due gol: queste statistiche vi preoccupano?
«Sicuramente ci dicono che dobbiamo lavorare ancora di più, perché alla fine i numeri non mentono. Diciamo che le ultime due sono arrivate a cavallo di una sosta che ci ha un po' condizionato. È logico che anche il Latina abbia dovuto fermarsi, ma noi abbiamo fatto una doppia sosta e questo ci ha un po' tolto il ritmo gara; tanti ragazzi poi sono andati via con le nazionali, quindi per riprendere il filo ci vuole un po'. Sono state due partite diverse: con la Torres, sinceramente, la squadra ha performato. Oggi, per il gioco espresso, sono un po' più arrabbiato, perché si poteva fare di più, si poteva fare meglio. Nonostante il campo, non dobbiamo snaturarci, non dobbiamo fare qualcosa in cui i nostri avversari sono più bravi, cioè metterla sul duello, sull'agonismo. Noi dobbiamo saper fare quello che facciamo di solito, cioè giocare a pallone e provare a farlo bene. Questo è un po' il rammarico, e c'è da lavorare».

La squadra, pur sotto di due gol e in inferiorità numerica, è apparsa determinata, ma sono emerse anche le difficoltà di un gruppo giovane: nei duelli si è vista l'esperienza del Latina e il pugno che è costato l'espulsione è sembrato una reazione di frustrazione legata all'età. Alla lunga può essere un segnale preoccupante?
«No, non dico che sia un segnale preoccupante: è un segnale da cogliere e da aggiustare il prima possibile, perché affrontiamo questo tipo di campionato con una squadra molto giovane, che il più delle volte scende in campo con ottanta-cento anni di differenza nella somma delle età dei titolari. E questo ha i pro e i contro: tra i pro c'è la freschezza, qualcosa in più che bisogna saper sfruttare; tra i contro ci sono magari le palle inattive, l'esperienza nel duello, nel corpo a corpo. È normale che un giocatore maturo di trent'anni, con duecento-trecento partite tra i professionisti alle spalle, abbia qualcosa in più. Ma le squadre B servono proprio a questo, a far fare esperienza ai ragazzi e a farli crescere. È normale che bisogna essere bravi a stare dentro a un certo tipo di campionato, perché è questo che facciamo: quindi ci dice che dobbiamo crescere, sicuramente».

Un'analisi lucida, che non nasconde il momento difficile ma ne individua cause e rimedi: ritmo gara da ritrovare, identità da non tradire e un processo di crescita che passa inevitabilmente anche da serate come quella del Francioni. Per l'Under 23 reduce dal terzo ko di fila, il tour de force non concede tregua: domenica c'è già la trasferta di Gubbio.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Under 23 / Data: Mer 14 ottobre 2026 alle 18:24
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture