A volte il calcio si diverte a ricucire strappi dolorosi con il filo della memoria. L'urna ha parlato e ha sancito il ritorno dell'Atalanta sul luogo del delitto, o meglio, del rimpianto. Sarà il Borussia Dortmund l'avversario nei playoff di Champions League, in un incrocio che riporta le lancette indietro di otto anni, a quel febbraio 2018 in Europa League. Allora, la banda di Gasperini, che stava appena iniziando a mostrare al mondo il suo calcio scintillante, uscì a testa altissima ma con il cuore spezzato: il rocambolesco 3-2 subito in Germania e l'1-1 del ritorno (con il gol beffa nel finale sotto la pioggia) frenarono un cammino che sembrava promettente. Oggi la Dea è cresciuta, è diventata una realtà consolidata e cerca una rivincita storica.

L'ARMA IN PIÙ: IL FATTORE RASPADORI - Rispetto alla squadra che ha faticato nel girone, alternando imprese a passaggi a vuoto, Raffaele Palladino avrà un asso nella manica in più. La fase a eliminazione diretta permette infatti di aggiornare la lista UEFA: questo significa che Giacomo Raspadori, costretto a guardare dalla tribuna le sfide contro Athletic e Union Saint-Gilloise, sarà finalmente arruolabile. La sua tecnica e la sua imprevedibilità saranno fondamentali per scardinare una difesa fisica come quella tedesca. È lui il "nuovo acquisto" reale per tentare l'assalto agli ottavi.

GIGANTE DAI PIEDI D'ARGILLA? - Ma chi è il Borussia oggi? Il secondo posto in Bundesliga, alle spalle dell'imprendibile Bayern, racconta di una squadra solida, ma non imbattibile. Gli uomini di Nico Kovac hanno perso in campionato solo all'Allianz Arena, è vero, ma hanno pareggiato ben sei volte, spesso contro avversarie di rango inferiore. I problemi principali risiedono paradossalmente in quello che doveva essere il punto di forza: l'attacco. Serhou Guirassy, che la scorsa stagione ne aveva messi 21, è fermo a quota 6 e sembra l'ombra del bomber ammirato a Stoccarda. Anche i suoi scudieri faticano: Maximilian Beier (6 gol), Karim Adeyemi (5) e un Fabio Silva ancora a secco non garantiscono la continuità necessaria. E il caso Bellingham (Jobe), pagato 30 milioni e finito ai margini, è l'emblema di un mercato che non ha reso come sperato.

I PERICOLI: IL MURO E LE FASCE - Guai però a sottovalutare i gialloneri - precisa La Gazzetta dello Sport -. Se l'attacco inceppa, la struttura difensiva retta da Nico Schlotterbeck garantisce solidità e una prima impostazione di qualità. In mezzo al campo, la coppia Nmecha-Sabitzer offre muscoli e fosforo, mentre sulle corsie laterali il ritmo è infernale: Yan Couto e Julian Ryerson a destra, insieme a Daniel Svensson a sinistra, garantiscono una pressione costante che costringerà gli esterni nerazzurri agli straordinari. E poi c'è il fattore ambientale: il "Muro Giallo" del Westfalenstadion resta uno degli stadi più caldi e intimidatori d'Europa.

UNO SGUARDO OLTRE L'OSTACOLO - La testa deve essere solo al Borussia, ma è impossibile non buttare un occhio al tabellone. Se l'Atalanta dovesse superare lo scoglio tedesco, il premio sarebbe una sfida titanica: agli ottavi attendono Arsenal o Bayern Monaco, le regine della prima fase. Ma per arrivare a scalare l'Everest, bisogna prima superare le Alpi. Un passo alla volta, con la consapevolezza che questa Atalanta, rispetto al 2018, non ha più paura di nessuno.

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Sezione: Champions League / Data: Sab 31 gennaio 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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