Dall'illusione di una notte magica all'incubo di una rimonta subita in un quarto d'ora di follia. L'Atalanta di Raffaele Palladino si risveglia con le ossa rotte dalla sfida contro l'Athletic Bilbao, passando in un batter d'occhio dal sogno degli ottavi diretti alle sabbie mobili dei playoff. Alla New Balance Arena va in scena una partita dai due volti: un primo tempo sontuoso, dominato per gioco e occasioni, e una ripresa segnata da un crollo psicologico verticale dopo il gol del pareggio basco. Ai microfoni di Sky Sport, il tecnico nerazzurro non cerca alibi. Con l'onestà intellettuale che lo contraddistingue, Palladino analizza le crepe di una squadra capace di costruire castelli bellissimi per poi distruggerli alla prima folata di vento avverso, confessando le sue notti insonni alla ricerca della cura per questi inspiegabili blackout. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Mister, è una serata difficile da commentare e ancor più da digerire. Dopo un primo tempo dominato, in cui solo il palo vi ha negato il 2-0, vi siete inspiegabilmente "sgonfiati". De Roon ha parlato di blackout totale e distanze perse. Lei come si spiega questo crollo verticale?
«È davvero difficile da spiegare e da analizzare a caldo. Credo che abbiamo disputato un primo tempo perfetto, mettendo in pratica tutto ciò che avevamo preparato contro una squadra che sapevamo avrebbe provato a difendersi per poi ripartire. Siamo stati bravi in entrambe le fasi, creando tanto e sbloccando la gara. Potevamo andare sul 2-0, ma non ci siamo riusciti. All'intervallo ci siamo detti proprio questo: restare in partita, perché in Champions le gare non finiscono mai. Siamo rientrati con lo stesso spirito, ma quel gol del pareggio è stato inspiegabile: ci ha dato una "mazzata" tremenda. Da lì abbiamo avuto un blackout totale di quindici minuti, subendo reti che solitamente non prendiamo mai. Probabilmente non ci aspettavamo quel colpo mentre cercavamo il raddoppio. Ma il calcio è questo, la Champions è questa: bisogna restare in gara con maggiore maturità. Dopo il pari ci siamo disuniti e loro ci hanno castigato: tre tiri, tre gol. C'è grande amarezza».
La classifica ora piange: a fine primo tempo eravate virtualmente terzi, ora vi ritrovate tredicesimi e costretti ai playoff. Teme che questo scivolone possa avere ripercussioni psicologiche anche sulle prossime partite di campionato?
«No, questa cosa non deve assolutamente toccarci o condizionarci. Il nostro obiettivo primario resta la qualificazione, entrare nelle prime otto era un sogno, un qualcosa in più che accarezzavamo ma che non deve spostare il nostro focus. A me interessa la prestazione, lo spirito, la mentalità e la crescita del gruppo. È sotto questo punto di vista che dobbiamo migliorare: quando le partite prendono una piega diversa dalle aspettative, bisogna saper "stare nella difficoltà". Invece stasera non siamo stati bravi a soffrire; dopo il gol subito abbiamo reagito in maniera passiva. E l'essere passivi è un atteggiamento che non ci piace e non ci appartiene».
Fabio Capello da studio le fa notare che questi blackout si vedono anche in campionato, ma in Champions la qualità avversaria non perdona. Il suo lavoro più difficile sarà proprio eliminare questi cali di tensione?
«Sono d'accordissimo con il Mister, è proprio quello che sto cercando di fare in tutti i modi. Confesso che la notte spesso non ci dormo per capire perché succede, perché ci accadono questi momenti di vuoto. Parlo molto con i ragazzi, cerchiamo di analizzare ogni aspetto. Le partite sono fatte di momenti: ci sono fasi di predominio e fasi in cui devi soffrire perché l'avversario ha qualità. Noi in questo momento non riusciamo a leggere e a gestire quel momento di sofferenza. Se riusciremo a capire come starci dentro senza crollare, faremo quello step decisivo che oggi ci manca».
Proviamo a entrare nella dinamica tattica del crollo: piano gara perfetto, dominio totale, poi un gol su palla diretta, quasi banale, fa crollare il mondo addosso alla squadra. Sul pareggio ci sono errori di posizionamento evidenti di Zappacosta e Kossounou. È presunzione, sottovalutazione o semplice incapacità di reagire all'imprevisto?
«L'analisi è perfetta, ma escludo categoricamente la presunzione: ho ragazzi che lavorano ogni giorno con umiltà per migliorarsi. Però è vero, eravamo in comando e quel gol ci ha messo in una difficoltà mentale assurda. Se riguardiamo l'azione, eravamo schierati a cinque contro tre: Kolasinac deve andare in marcatura, Kossounou deve stringere, Zappacosta deve rientrare. Per me è assurdo prendere un gol del genere, solitamente non li concediamo. In Champions League questi dettagli fanno tutta la differenza del mondo e li paghi a caro prezzo. Oggi, ripeto, tre tiri in porta e tre gol subiti. C'è tanto rammarico. Bisogna analizzare questi errori, metterci qualcosa in più io in primis, e farlo capire alla squadra».
Alessandro Del Piero invita a guardare il bicchiere mezzo pieno: in una stagione di ricostruzione post-Gasperini e dopo l'esperienza Juric, certi alti e bassi sono fisiologici. La qualificazione è ancora in ballo e la qualità del gioco espressa stasera è stata alta. Concorda con questa visione meno severa?
«Ringrazio Ale per queste parole e per la positività. Spesso nel calcio tendiamo a vedere solo il lato negativo quando si perde, ma è giusto sottolineare anche il contesto. È vero, siamo ripartiti con una nuova gestione e ci sono state tante cose positive dal mio arrivo. Siamo in corsa su tre competizioni. Come ho detto, la Top 8 era un sogno, non l'obiettivo obbligatorio. Tuttavia, il mio compito è migliorare gli aspetti negativi. Con la squadra cerco sempre di essere costruttivo e di rimarcare le cose buone, ma non posso esimermi dall'analizzare severamente ciò che ci accade in partita per poter crescere».
Raffaele Palladino lascia lo studio con la consapevolezza che la strada è ancora lunga. La qualità c'è, il gioco anche, ma per sedersi al tavolo delle grandi d'Europa serve quella corazza mentale che l'Atalanta, stasera, ha dimenticato negli spogliatoi.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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