C'è chi festeggia alzando una coppa, e c'è chi festeggia in silenzio, con la consapevolezza di chi sa quanto vale ciò che ha conquistato. La New Balance Arena saluta la stagione casalinga con una sconfitta di misura — il gol dell'ex Riccardo Orsolini al 78' regala tre punti al Bologna — ma il risultato sportivo scivola in secondo piano di fronte a una certezza aritmetica che vale oro: l'Atalanta è matematicamente qualificata alla prossima UEFA Conference League, nona partecipazione europea nelle ultime dieci stagioni. Un traguardo reso possibile, tra gli altri capitoli di questa annata, anche dal trionfo in Coppa Italia dell'Inter — già campione d'Italia — che ha liberato il settimo posto come pass diretto verso l'Europa. Ai microfoni di DAZN, nel post-partita del 17 maggio 2026, a parlare è Giacomo Raspadori, uno degli artefici di questo percorso: arrivato a gennaio dall'Atletico Madrid, capace di segnare il gol decisivo contro il Milan la settimana precedente, e ora pronto a chiudere un capitolo intenso e ricco di significato anche personale, con il figlio al braccio mentre calpestava il prato della New Balance Arena. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Giacomo, in tribuna c'era anche uno striscione in dialetto bergamasco che ironizzava sulla Conference League. Riuscite a godervi davvero questa qualificazione?
«Sì, sicuramente è un traguardo importante. È stata una stagione con delle difficoltà in cui non era per niente scontato né semplice riuscire ad arrivare a questo obiettivo. Siamo quindi molto contenti, e siamo chiaramente molto grati ai tifosi, che ancora una volta ci hanno dimostrato quanto amore nutrono per questa maglia. È normale che avremmo voluto chiudere con una vittoria davanti al nostro pubblico, qui in casa, ma siamo comunque molto soddisfatti di questo risultato che, lo ripeto, è molto importante e tutt'altro che scontato.»
Tornando alla partita, cosa è mancato all'Atalanta oggi? Sembravate concentrati e presenti fino all'ultimo: forse soltanto il gol?
«Sì, abbiamo creato qualche situazione, anche nel primo tempo ci sono state due o tre occasioni in cui negli ultimi metri siamo andati vicini alla rete — una di queste quasi mi è arrivata. Credo che ci siamo mossi bene, abbiamo preparato la partita nel migliore dei modi. C'è il rammarico di non aver chiuso qui, in casa, davanti ai nostri tifosi con una vittoria, però abbiamo affrontato una squadra di valore, che ha i suoi punti di forza. Abbiamo preparato bene la gara: negli ultimi metri non siamo riusciti a trovare la soluzione giusta per concludere nel modo migliore.»
Sei soddisfatto di questi tuoi sei mesi con la maglia nerazzurra? La prima parte di stagione in Spagna era stata complicata, poi sei tornato in Italia, ti sei riadattato e hai firmato il gol che di fatto ha aperto la strada verso l'Europa nella giornata precedente. Senti di essere tornato davvero?
«Sì, sono molto contento, sono molto contento della scelta che ho fatto e della fiducia che l'Atalanta, il mister e la società mi hanno dimostrato portandomi qui. È stato un anno particolare: all'inizio ho trovato poco spazio, poi sono arrivato, ho giocato con continuità e anche questa qualificazione in Conference League, che per la Dea non era affatto scontata, è arrivata in un momento in cui tutto il gruppo ha dato tutto se stesso. Poi è arrivato quell'infortunio che mi ha fermato e ha reso tutto ancora più complicato. Ma so che da questi momenti difficili si cresce, si impara tantissimo, e sono contento e carico per tutto quello che verrà.»
Un'ultima domanda, più personale: che emozione è stata entrare in campo con tuo figlio in braccio?
«È stata un'emozione fantastica, perché davvero la mia famiglia mi ha cambiato la vita — mia figlia, la mia ragazza, e c'erano anche i miei familiari. Riuscire a condividere questo momento insieme a loro è sempre qualcosa di magico, perché dietro ogni sportivo, in questo caso dietro un calciatore, c'è una famiglia, ci sono degli amici, delle persone che sanno cosa significa e che conoscono il peso dei sacrifici, i momenti in cui non si riesce a stare insieme. Poter condividere queste emozioni fa davvero molto piacere.»
Una qualificazione europea — la nona in dieci anni, conquistata in una stagione segnata dalle difficoltà e da un'identità da ricostruire dopo gli addii eccellenti dell'estate — vale più di quanto i numeri possano raccontare. Le parole di Raspadori ne restituiscono l'essenza più vera: gratitudine, consapevolezza, la voglia di crescere e la dolcezza inattesa di un figlio tra le braccia sul prato di Bergamo. L'Europa è in tasca. Il futuro, tutto da scrivere.
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