L'Atalanta esce a testa altissima ma con le tasche tragicamente vuote dal big match della New Balance Arena, incassando una sconfitta di misura contro la Juventus che brucia per come è maturata sul rettangolo verde. A farsi portavoce del sentimento di profonda frustrazione che aleggia nello spogliatoio orobico guidato da Raffaele Palladino è l'esterno Davide Zappacosta, il quale non nasconde il grande rammarico per una sfida giocata a viso aperto, dominata a tratti e scivolata via proprio sul più bello a causa di una letale disattenzione e di un pizzico di sfortuna.
LA PRESSIONE E L'ILLUSIONE SPRECATA - L'approccio alla gara da parte dei padroni di casa rasentava la perfezione, con una squadra capace di asfissiare la manovra zebrata fin dai primissimi istanti di gioco. – come raccolto dai microfoni di Sport Mediaset – il laterale originario di Sora ha sottolineato l'ottima interpretazione tattica iniziale studiata in settimana: «Volevamo aggredirli da subito mettendoli alle corde e ci eravamo riusciti in modo eccellente, costruendo almeno tre o quattro nitide palle gol. Purtroppo siamo mancati in cinismo e non siamo stati sufficientemente bravi a sfruttarle». Un dispendio energetico notevole che non ha portato i dividendi sperati, trasformando la foga agonistica in una fastidiosa sensazione di incompiutezza.
LA DOCCIA GELATA E L'ASSEDIO FINALE - Il gol incassato è stato un colpo da ko, una vera e propria beffa calata improvvisamente sui tifosi bergamaschi. Subire una rete con quelle dinamiche, ha spiegato il cursore nerazzurro, è una pillola durissima da mandare giù, soprattutto in gare così bloccate. «Abbiamo dato l'anima per riacciuffare il risultato, provando con tutte le nostre forze a strappare almeno il pareggio, ma non ce l'abbiamo fatta», ha confessato amaramente il giocatore. La caparbietà mostrata nel forcing conclusivo certifica la voglia indomabile del gruppo, ma non cancella lo sconcerto per non aver saputo capitalizzare l'imponente mole di gioco prodotta prima del fatale svantaggio.
IL TRENO CHAMPIONS E L'ORGOGLIO OROBICO - La classifica ora si fa inevitabilmente più complessa, con le dirette concorrenti per il quinto posto che rischiano di allungare il passo. Il trentunenne è lucido nell'inquadrare il peso specifico di questo amaro stop casalingo: «Il rammarico più atroce è proprio quello di non aver accorciato le distanze dai vertici con una vittoria di prestigio. Eravamo reduci da una rincorsa formidabile nell'ultimo periodo e incappare in una sconfitta in un big match può succedere, ma ora siamo un po' attardati». Tuttavia, la resa non contempla il vocabolario del club: «Mancano ancora diverse partite e vi garantisco che spremeremo ogni goccia di sudore per colmare questo divario e piazzarci il più in alto possibile».
La grinta c'è, la qualità della manovra anche. Ora serve resettare immediatamente la mente per trasformare la delusione odierna in energia pura, riprendendo quella feroce corsa europea che un singolo scivolone non ha il potere di cancellare.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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