Luciano Spalletti non nasconde la soddisfazione per un bottino pieno strappato con i denti. Espugnare la New Balance Arena è diventata un'impresa titanica per chiunque, e l'allenatore della Juventus lo sa bene, riconoscendo apertamente i grandissimi meriti di un'Atalanta capace di far soffrire anche le corazzate più attrezzate del panorama calcistico continentale.
IL TRIBUTO AL FORTINO OROBICO - Il tecnico di Certaldo, intercettato dai microfoni nel post-partita, ha inquadrato la prestazione dei suoi uomini partendo da una doverosa premessa ambientale. «Non è stata una vittoria di quelle brillantissime, ma sappiamo tutti dove ci trovavamo: a Bergamo contro l'Atalanta», ha esordito il mister. Un'investitura che certifica lo spessore del progetto guidato da Raffaele Palladino. «Ne ho viste pochissime di formazioni venire qui e vincere meritatamente: forse solo il Bayern Monaco. Tutte le altre le ho sempre viste andare in tremenda difficoltà su questo campo. Sapevamo che sarebbe stata una serata durissima e che c'erano meccanismi da sistemare».
LA MOSSA BOGA E IL GOL SPORCO - L'analisi si è poi spostata sull'episodio chiave che ha deciso il match, con l'invenzione tattica dell'ex di turno rivelatasi letale. L'impiego atipico dell'attaccante ha infatti pagato i dividendi sperati. «Jeremie Boga ha giocato da centravanti puro, per cui ha semplicemente trovato la rete nel ruolo in cui lo avevamo posizionato», ha spiegato l'allenatore. L'ex condottiero azzurro – come riportano le frequenze di Sport Mediaset – non si è nascosto dietro un dito riguardo alla dinamica rocambolesca dell'azione vincente: «Il gol è stato indubbiamente sporco, viziato da un pallone in aria che non è stato pulito a dovere, ma è doveroso ricordare che appena cinque secondi prima aveva avuto a disposizione un'occasione facilissima al termine di un'azione costruita alla perfezione».
LA SOSTITUZIONE DI YILDIZ E LO SPIRITO DI SQUADRA - A far discutere è stata anche la scelta di richiamare in panchina uno dei talenti più attesi della serata. La spiegazione è stata però puramente di natura fisica e meritocratica: «Perché ho tolto Kenan Yildiz? Semplicemente perché era in palese difficoltà e non stava bene. Da me gioca il calciatore che sta in condizione, non certo il nome stampato sulla maglia». Una frecciata che fa il paio con i complimenti al resto del gruppo per l'abnegazione mostrata: «Ho dovuto togliere diversi elementi, chi aveva dei problemini ha comunque stretto i denti per esserci. Li ringrazio immensamente per la totale disponibilità».
LA RINCORSA CHAMPIONS E IL RINNOVO - La Vecchia Signora si rilancia prepotentemente nella bagarre per un posto nell'Europa che conta, superando uno scoglio durissimo. «La Juventus ha ampiamente dimostrato di esserci sempre stata. Voi fate le statistiche dopo qualsiasi risultato, ma se analizzate le partite noterete che siamo rimasti sempre sul pezzo, lavorando nel modo giusto», ha ribadito con orgoglio. Infine, un pensiero colmo di gratitudine sul suo recentissimo prolungamento contrattuale: «Sono contentissimo. Di allenatori bravi ce ne sono a bizzeffe in giro, ma sedere su questa panchina non è un dettaglio, bensì una cosa di assoluta importanza. Ci tengo a ringraziare la società, il presidente, i direttori e, ovviamente, tutti i miei calciatori».
La durissima battaglia vissuta a Bergamo lascia in eredità la consapevolezza di una squadra nerazzurra che fa paura a tutti. Anche chi esce con l'intero bottino in tasca è felicemente costretto ad ammettere di aver superato un esame di altissimo profilo internazionale.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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