La vibrante vittoria per tre a zero conquistata nell'anticipo della trentaduesima giornata contro il Pisa restituisce serenità alla classifica della Roma, ma i veri sussulti arrivano dalle dinamiche interne alla dirigenza. Al centro della scena ci sono Gian Piero Gasperini e Claudio Ranieri, protagonisti di un botta e risposta a distanza che svela i complessi ingranaggi del progetto capitolino, nato proprio inseguendo la scia del tanto ammirato e invidiato modello calcistico bergamasco.
L'ELOGIO AL MODELLO OROBICO E LA CORSA CHAMPIONS - Stuzzicato sulle roventi dichiarazioni pre-gara del dirigente romanista, l'allenatore di Grugliasco ha scelto la via della grande diplomazia, deviando sapientemente l'attenzione sull'eccellente lavoro svolto dalla sua ex squadra. «Sull'Atalanta meglio non pronunciarsi, con i giovani hanno fatto cose straordinarie. Risultando competitiva da subito», ha sentenziato il mister. Parole al miele verso un club che, oggi guidato magistralmente da Raffaele Palladino, continua a lanciare talenti cristallini sul prato della New Balance Arena, dimostrando come sia possibile coniugare la linea verde con risultati di altissimo profilo. – come riportato dai microfoni di Sky Sport – il tecnico giallorosso ha poi focalizzato l'attenzione sull'ottimo momento dei suoi: «Sono molto contento del tre a zero e della bella classifica. Domani dovremo tifare certamente per l'Atalanta e per l'Inter».
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NESSUNO SCREZIO NEL PALAZZO - Il tentativo mediatico di innescare una polemica sulle visioni contrastanti in merito alla costruzione della rosa è stato spento sul nascere. Riguardo al rapporto con la dirigenza, la guida tecnica ha voluto sgombrare il campo da qualsiasi ombra di rottura: «Sicuramente ci vedremo la prossima settimana, non ci sono mai stati screzi». Una rassicurazione doverosa per blindare l'armonia di un gruppo lanciato prepotentemente verso il traguardo europeo.
IL RETROSCENA SULLA SCELTA IN PANCHINA - A svelare i dettagli della genesi di questa Roma era stato, poco prima del fischio d'inizio, proprio l'ex testaccino. Abbandonati i panni dell'allenatore per sposare la scrivania, il Senior Advisor del gruppo Friedkin ha spiegato senza filtri le motivazioni che hanno spinto i vertici ad affidarsi al piemontese: «Abbiamo proposto cinque o sei allenatori, tre non sono venuti e la società ha scelto lui. Lo abbiamo voluto per quello che aveva fatto a Bergamo, cioè partire con dei giovani e piano piano portarli su grandi palcoscenici». Un sacrificio personale, quello del mister romano, accettato volentieri pur di garantire alla società l'avvio di un solido ciclo di ricostruzione.
LA CONDIVISIONE DEL MERCATO ESTIVO - Le parole dell'alto dirigente hanno toccato il nervo scoperto della campagna acquisti, ribadendo la totale sintonia nelle operazioni condotte. Nessun acquisto è stato calato dall'alto senza il placet dell'allenatore: «Io e lui abbiamo scelto i giocatori, non c'è un elemento che non abbia approvato», ha precisato, citando i vari Ziolkowski, Ghilardi e Venturino. Anche le mosse in extremis, come l'arrivo di Zaragoza per sopperire al mancato approdo di Rowe, sono state avallate dalla panchina, con l'obiettivo dichiarato di amalgamare prospetti da far maturare a un'ossatura che sfiorò la Champions League nella passata stagione.
L'AUT AUT SUL FUTURO DIRIGENZIALE - L'intervento si è chiuso con un monito perentorio sul proprio ruolo all'interno del club. Un atto d'amore verso i colori giallorossi, accompagnato da una condizione imprescindibile: «Se sarò interpellato resterò, ma se non lo sarò me ne andrò, perché non sono qui a fare il garante di nessuno. Amo la Roma, e come mi sono fatto da parte da allenatore sarò pronto a farlo anche da dirigente».
Un intreccio di dichiarazioni che certifica le enormi pressioni e le altissime ambizioni di una piazza affamata di gloria. Ora la palla torna al campo, dove le strategie concertate in estate dovranno trasformarsi in punti pesanti per sigillare l'Europa che conta.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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