Mentre l'Atalanta viaggia a gonfie vele sotto la saggia e pacata guida di Raffaele Palladino, raccogliendo l'entusiasmo e gli applausi della New Balance Arena, nella Capitale si consuma una clamorosa e inaspettata spaccatura. L'avventura di Gian Piero Gasperini sulla panchina della Roma si sta trasformando in un autentico campo minato, dove le incomprensioni con la dirigenza sono ormai di dominio pubblico. A scoperchiare definitivamente il vaso di Pandora ci ha pensato Claudio Ranieri, esperto senior advisor dei Friedkin, che ha deciso di rispondere per le rime alle recenti lamentele dell'allenatore piemontese.

IL MERCATO CONDIVISO E IL CASO SANCHO - Le pesanti frizioni sono esplose alla vigilia della delicata gara contro il Pisa, quando il tecnico aveva lanciato frecciate esplicite sulle mancanze della campagna acquisti. La replica del dirigente romano è stata perentoria: «Tutti i calciatori arrivati lo scorso anno e in questo sono stati visionati e accettati da me e da Gasperini», ha sentenziato. Il riferimento è lampante: non esistono acquisti imposti dall'alto. Ranieri ha poi rincarato la dose, andando nello specifico dei singoli profili: «Troppo facile parlare solo di Wesley e Donyell Malen, ne abbiamo presi anche altri come Lewis Ferguson. Abbiamo perso tempo prezioso dietro a Jadon Sancho, che non è voluto venire, perdendo occasioni importanti. A causa del financial fair play abbiamo dovuto virare sui prestiti: alcuni si sono rivelati da Roma, altri no. Pazienza, li cambieremo».

LA RIVELAZIONE CHOC: GASP ERA LA QUARTA SCELTA - – come riferisce La Gazzetta dello Sport – il passaggio più dirompente e doloroso dell'intervento riguarda però le gerarchie estive. Ranieri ha demolito senza pietà la narrazione che vedeva l'ex timoniere nerazzurro come il prescelto assoluto della società: «Avevamo stilato una lista di 5-6 allenatori: tre non sono venuti e la società ha scelto Gasperini». Una dichiarazione fortissima che relega l'attuale mister a mera quarta opzione, declassandolo dietro a profili sondati con enorme insistenza come Cesc Fabregas e Stefano Pioli, o a sogni proibiti del calibro di Unai Emery, senza dimenticare i fitti colloqui intercorsi con Francesco Farioli.

L'OMBRA DI BERGAMO E IL PROGETTO GIOVANI - La dirigenza giallorossa aveva puntato sull'ex atalantino proprio per tentare di esportare e replicare il miracolo sportivo forgiato all'ombra di Città Alta: pescare giovani promesse e lanciarle con coraggio sui grandi palcoscenici. «Insieme abbiamo scelto dei ragazzi per questo scopo specifico, non c'è stato un singolo giocatore venuto qui che lui non abbia approvato in prima persona», ha rivendicato con forza Ranieri, citando gli innesti di Michal Ziolkowski, Daniele Ghilardi, Diego Venturino e Bryan Zaragoza, ammettendo unicamente il rimpianto per il mancato arrivo di Jonathan Rowe. Un vero e proprio atto di fierezza societaria, per aver affidato all'allenatore una rosa giunta l'anno precedente a un solo punto dalla qualificazione in Champions League.

L'ULTIMATUM E L'AMORE PER I COLORI - Sulla propria permanenza e sul peso specifico del suo ruolo all'interno dell'organigramma, il senior advisor è stato tranciante, ribadendo la sua totale indipendenza: «Il bilancio lo farò alla fine. Intervengo solo quando vengo interpellato dalla società. Se mi continuerà a piacere resterò, altrimenti me ne andrò, perché non resto certo a fare il garante di nessuno. Io amo la Roma: mi sono fatto da parte da allenatore e sarò pronto a farlo anche in questa veste». Il futuro della panchina e dei programmi verrà discusso a bocce ferme, sperando di trovare quell'unione d'intenti che oggi sembra pura utopia.

La luna di miele è ufficialmente e irrimediabilmente finita. Tra stoccate pubbliche e malumori latenti, il matrimonio tra l'allenatore e la piazza capitolina rischia di implodere prima del previsto, trasformando il finale di stagione in un'insopportabile e velenosa convivenza forzata.

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Sezione: Le Altre di A / Data: Sab 11 aprile 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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