Nel giorno del grande ritorno, le colonne della Gazzetta dello Sport non ospitano una semplice analisi tattica, ma un vero e proprio tributo letterario firmato da Luigi Garlando. Nel suo taglio corsivo "La Sveglia", la prima penna della rosea tratteggia il profilo di Gian Piero Gasperini trascendendo il calcio giocato per toccare le corde dell'epica e del sentimento. Non c'è spazio per rancori o fischi: quello che rientra a Bergamo stasera è un gigante della storia orobica, paragonato alle figure mitologiche che hanno plasmato l'identità della città.
IL CONDOTTIERO SENZA MACCHIA – Garlando sgombra subito il campo da ogni possibile equivoco sul "tradimento" sportivo. L'addio non è stato una fuga, ma l'esito inevitabile di un ciclo irripetibile. «Il Colleoni è tornato, Bergamo lo onori come meglio gli riesce, anche se ora è al soldo della Roma papale», scrive l'editorialista, evocando la figura del celebre capitano di ventura. E aggiunge una sentenza inappellabile: «Gian Piero Gasperini non sarà mai un nemico. Non ha tradito. È partito perché il suo regno era arrivato a consunzione naturale, accelerata dal socio americano. Nel calcio 9 anni sono 9 secoli».
L'EREDITÀ TATTICA: LO SCETTRO DEL DOMINIO – L'analisi si sposta poi su ciò che resta sul campo, su quella rivoluzione copernicana che ha trasformato una provinciale in una macchina da guerra europea. L'Atalanta di oggi, pur rinvigorita dalla cura Palladino, porta ancora i segni indelebili del suo demiurgo. Garlando sottolinea come il tecnico abbia stravolto il DNA difensivista della tradizione bergamasca: «Ha spostato avanti di 60 metri l’atavico “adess adoss!”: l’antico arnese difensivo è diventato scettro di dominio». Una programmazione talmente profonda che «quella bellezza dura ancora», tanto che stasera Gasperini «si sentirà come Lilian Thuram quando vede Marcus contro Khephren: Atalanta e Roma sono sue creature».
LA FAVOLA DI DUBLINO E I SIGNORI ILLUMINATI – C'è spazio per il rimpianto dello scudetto mancato? «Forse... Ma bisognava intaccare la logica di sostenibilità che è il vero fascino della Dea». Poco male, perché il lieto fine c'è stato ed è scolpito nella memoria collettiva. L'immagine evocata da Garlando è quella della notte più dolce: «Antonio Percassi e il Gasp in piedi sulle sedie che cantano e roteano i tovaglioli, l’Europa League sul tavolo, nella dolce notte di Dublino». Un invito esplicito ai tifosi per la serata: «Se stasera i due saranno ancora insieme sotto la curva orobica, copriteli di miele, perché la favola l’hanno scritta loro: i Percassi, il Vecchio e il Giovane, Signori illuminati, e il Condottiero con 3 palle sullo stemma che ha portato l’Atalanta a un soffio da una semifinale Champions».
BERGAMASCO NEL DOLORE E NELL'ARTE – La chiosa è da brividi e tocca il tasto più intimo del rapporto tra l'uomo e la città, un legame cementato non solo dalle vittorie, ma dalla tragedia condivisa del 2020. Secondo Garlando, l'appartenenza di Gasperini a questa terra è viscerale: «Gasp è bergamasco perché ha assorbito il dolore della città non meno della gioia. Più per Valencia che per Dublino». Il ricordo va a quella notte drammatica post-Mestalla: «Tornò col Covid dal 4-3 del Mestalla e passò una notte insonne a Zingonia ascoltando l’ululato continuo delle ambulanze». Il finale eleva il tecnico a figura artistica assoluta: «Gasp è un bergamasco che dipinge nuova bellezza a Roma, come Caravaggio».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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