Se l'estate ha portato un vento di cambiamento epocale sulla panchina, spazzando via quasi un decennio di certezze gasperiniane per tentare prima la carta Juric e poi virare sulla freschezza di Raffaele Palladino, la strategia societaria sulla rosa racconta una storia diametralmente opposta. La Dea ha cambiato pelle nella guida tecnica, ma ha scelto di preservare l'anima del gruppo squadra. In un calcio dove i contratti in scadenza sono spesso fonte di ansia e speculazioni, l'Atalanta si presenta al 2026 con una serenità invidiabile: la programmazione ha blindato quasi tutti, lasciando al direttore sportivo il compito di gestire poche, mirate situazioni spinose da qui a giugno.
LA VECCHIA GUARDIA NON SI TOCCA – Il segnale più forte lanciato dalla dirigenza nelle scorse settimane è stato il consolidamento dello "zoccolo duro". La società ha agito d'anticipo, esercitando le opzioni di rinnovo per i suoi pretoriani. Marten De Roon, Berat Djimsiti e Davide Zappacosta: tre colonne portanti, tre leader dello spogliatoio che hanno prolungato il loro matrimonio con la Dea fino al 2027. Una mossa che garantisce a Palladino quella continuità tecnica e carismatica necessaria per traghettare il gruppo attraverso il delicato cambio di filosofia tattica, senza il rischio di perdere i senatori a parametro zero.
SOLO DUE NODI AL PETTINE: KOLASINAC E ROSSI – Guardando la lista delle scadenze al 30 giugno 2026, il foglio è quasi bianco. Sono soltanto due i calciatori di proprietà il cui accordo termina tra sei mesi. Il nome più pesante è quello di Sead Kolasinac: il "Tank" bosniaco, 32 anni, resta un elemento di affidabilità assoluta, ma la sua situazione andrà valutata nei prossimi mesi in base al rendimento fisico e ai piani futuri. L'altro è Francesco Rossi, 34 anni, storico terzo portiere e uomo spogliatoio, la cui posizione viene gestita, come da tradizione, con grande serenità anno per anno.
IL REBUS MUSAH E QUEI 26 MILIONI – Se i rinnovi sono sotto controllo, il vero rompicapo economico riguarda un giocatore in prestito: Yunus Musah. Il centrocampista statunitense, arrivato dal Milan, ha il destino appeso a un filo (e a un assegno pesante). Il suo prestito scade nell'estate del 2026, ma per trattenerlo a Bergamo servirebbe attivare un diritto di riscatto fissato alla cifra importante di 26 milioni di euro. Una somma che impone riflessioni profonde, considerando che il classe 2003 non viene convocato in nazionale da quasi un anno e deve ancora convincere appieno di valere un investimento così massiccio per le casse orobiche.
La "nuova" Atalanta di Palladino poggia su fondamenta solidissime. La società ha lavorato nell'ombra per evitare casi spinosi, permettendo così di focalizzare tutte le energie del mercato invernale e primaverile solo sul miglioramento tecnico, senza l'ansia di dover rincorrere le firme dei propri campioni.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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