Il destino europeo dell'Atalanta si intreccia inesorabilmente con il baratro dell'intero movimento calcistico nazionale. La pesante sconfitta patita dalla formazione di Palladino contro gli alieni bavaresi non rappresenta soltanto una profonda ferita per il popolo bergamasco, ma la definitiva resa incondizionata di un'Italia ormai incapace di reggere i ritmi e la fisicità della massima competizione continentale.

IL FANTASMA DEL PASSATO - Per rintracciare una spedizione tricolore così disastrosa e povera di sussulti bisogna riavvolgere il nastro fino alla stagione 2013-14. All'epoca, con Juventus e Napoli già estromesse anzitempo ai gironi, l'onere di salvare la faccia spettò al Milan di Seedorf. Finì in tragedia sportiva contro l'Atletico Madrid di Simeone: cinque reti incassate nel doppio confronto, griffate da una letale tripletta di Diego Costa e dai sigilli di Raul Garcia e Arda Turan. Un incubo ad occhi aperti che oggi, a oltre un decennio di distanza, si è materializzato nuovamente nel pesantissimo passivo della New Balance Arena, rendendo la gara di ritorno una pura e vana formalità per l'ultima superstite italiana.

IL RECORD NEGATIVO AD UN PASSO - Oltre al danno dell'eliminazione ormai certa - scrive La Gazzetta dello Sport -, il sistema calcio nostrano si prepara a incassare una beffa statistica di proporzioni storiche. L'Italia viaggia a fari spenti verso il nuovo primato assoluto di astinenza dalla vittoria in Champions League. Finora, il buio più totale si era protratto per sedici anni e quindici stagioni, ovvero il vuoto intercorso tra l'affermazione del Milan nel 1969 e quella della Juventus nel 1985. Calcolatrice alla mano, considerando l'ultimo acuto dell'Inter nel 2010 (ironia della sorte, battendo proprio il Bayern Monaco), nel 2027 si toccherà quota diciassette anni senza sollevare la coppa. In mezzo, solo l'amarezza di quattro finali perse nettamente, inclusa l'ultima scoppola rimediata dai nerazzurri milanesi contro il Paris Saint Germain.

IL CROLLO NELL'ERA MODERNA - Delineando i contorni del format moderno, solamente nel biennio nero tra il 2000 e il 2002 le squadre tricolori avevano fallito l'accesso ai quarti o al superamento dei gironi. Dal 2015 in avanti, un filo di speranza era sempre rimasto intatto, portando in dote finali, semifinali e costanti approdi agli ottavi, con la stessa Atalanta assoluta e fiera protagonista nel 2020 e nel 2021. L'azzeramento di quest'anno, con tre eliminazioni su tre, suona come una campana a morto per le nostre ambizioni.

GLI ARCHIVI E L'ANOMALIA - Per scavare in scenari ancora più desolanti bisogna sfogliare gli almanacchi della vecchia Coppa dei Campioni. Dal Napoli di Maradona estromesso ai sedicesimi nel 1987-88 dal Real Madrid, ai tonfi prematuri di Milan e Juventus negli anni Settanta. Curiosità assoluta resta l'annata 1974-75, l'unica in cui il nostro Paese non presentò alcuna squadra ai nastri di partenza: la Lazio di Maestrelli e Chinaglia, fresca campione d'Italia, fu esclusa a causa delle violentissime intemperanze scoppiate l'anno precedente contro gli inglesi dell'Ipswich Town. Un calcio d'altri tempi, fatto di auto incendiate e mattoni lanciati in campo. Un'epoca lontana, feroce e caotica, ma che a livello di orgoglio internazionale, forse, fa rimpiangere persino i giorni nostri.

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Sezione: Champions League / Data: Gio 12 marzo 2026 alle 09:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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