Non è una trasferta come le altre, non può esserlo. Per la prima volta dopo nove anni, la bussola di Gian Piero Gasperini non ha puntato verso Zingonia, il suo storico quartier generale, ma verso un hotel nel cuore della città. Stasera, quando varcherà i cancelli della New Balance Arena, l'aria sarà densa di una nostalgia elettrica. Il tecnico rientra nella casa che ha contribuito a rendere un palcoscenico internazionale, ma dovrà farlo passando dall'ingresso degli ospiti. Un paradosso sentimentale che durerà lo spazio di un abbraccio, prima di trasformarsi in agonismo puro.

BATTICUORE SOTTO LA NORD – L'attesa è tutta per quell'attimo prima del fischio d'inizio. Cosa accadrà quando lo speaker scandirà il suo nome? È probabile un saluto sotto la Curva Nord, cuore pulsante del tifo che con lui ha condiviso gioie immense e dolori profondi. Il tecnico, però, mantiene alta la guardia sulla competizione: «L'accoglienza per De Rossi all'Olimpico è stata splendida, ma spero che il risultato finale sia diverso. Conoscendo i bergamaschi sarà bellissimo salutarsi, ma poi in campo ognuno andrà per la sua strada, senza fare prigionieri».

L'ANOMALIA VINCENTE – Nove stagioni non si cancellano. Sono un'era geologica nel calcio moderno, fatta di cinque qualificazioni in Champions League, tre finali di Coppa Italia e quella perla eterna che è l'Europa League. Ma Gasperini ci tiene a sottolineare un aspetto spesso sottovalutato, il vero capolavoro condiviso con la famiglia Percassi: «I risultati sono arrivati, ma la vera anomalia è stata raggiungere questi traguardi mantenendo sempre i bilanci in utile. Forse a qualcuno ha dato fastidio, ma questo dimostra una capacità imprenditoriale e gestionale unica, frutto del legame tra squadra e ambiente».

UN LEGAME D'ACCIAIO – Il rapporto con Bergamo va oltre il rettangolo verde - ricorda e descrive La Gazzetta dello Sport -. Si è cementato nelle notti magiche di coppa, ma si è fortificato nel dramma condiviso del Covid, quando il calcio è diventato l'appiglio per un'intera comunità ferita. Oggi Gasperini torna sereno, consapevole di aver lasciato un'eredità pesante ma florida: «Ho lasciato la squadra nel miglior modo possibile: in Champions, con una società ricca e una rosa piena di campioni e uomini veri. Professionalmente ora sono stimolato a Roma, ma non sono cambiato rispetto a quando ero qui».

QUESTIONE DI CENTIMETRI – Stasera vivrà un'esperienza surreale. Camminerà a bordo campo e dovrà costeggiare la panchina di casa per sedersi, per la prima volta, su quella accanto. Lì, sul prato, si troverà di fronte otto o nove undicesimi di quella che fino a pochi mesi fa era la sua armata. Sarà come allenare due squadre contemporaneamente, in un gioco di specchi che distorce il tempo: sono passati solo 223 giorni da quel Atalanta-Parma che chiuse il ciclo, un battito di ciglia rispetto ai 3.286 giorni vissuti da condottiero nerazzurro. Ma al fischio dell'arbitro, i ricordi andranno in panchina.

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Sezione: Primo Piano / Data: Sab 03 gennaio 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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