L'Atalanta ci regala la gioia e l'orgoglio di essere ancora presenti tra le grandi d'Europa, conquistando una qualificazione straordinaria e inattesa. La squadra nerazzurra ha rimontato due gol al Borussia Dortmund, abituato a navigare stabilmente tra le migliori formazioni della Champions League, e ha condotto il calcio italiano nella dimensione che dovrebbe sempre appartenergli. Resta però il grande rimpianto di avere soltanto una squadra promossa, perché anche la Juventus ha regalato una notte di speranza, spettacolo e cuore, meritando indiscutibilmente di andare avanti. I bianconeri hanno recuperato tre reti al Galatasaray, una corazzata popolata di campioni, giocando per un tempo e per i due supplementari in dieci uomini e segnando addirittura due volte in inferiorità numerica. A volte il calcio sa essere crudele e la serata è finita male, ma rimane comunque indimenticabile. Una settimana fa ritenevamo che per passare il turno servissero un'impresa e due mezzi miracoli: all'Inter non è riuscita l'impresa, la Juve ha sfiorato il suo mezzo miracolo, mentre l'Atalanta lo ha compiuto interamente.

L'INCUBO SCONGIURATO E IL CAPOLAVORO DI PALLADINO - Ammettiamolo - scrive nel suo taglio editoriale per La Gazzetta dello Sport Stefano Agresti -: dopo le tre nette sconfitte nelle partite di andata, il timore di restare per la prima volta senza italiane tra le sedici migliori d'Europa era forte. La paura è diventata quasi certezza quando il Bodo/Glimt è venuto a vincere a San Siro, facendo fuori l'Inter, la nostra formazione più attrezzata che sta volando verso lo scudetto. Poi è arrivata l'Atalanta, che ha preso per mano il movimento cancellando questo rischio. Il Borussia è una squadra di livello ed esperienza elevatissimi, ma i bergamaschi l'hanno eliminato con la testa, il cuore e la lucidità. Non si sono mai buttati in avanti in modo scriteriato e hanno avuto la freddezza di ripartire anche dopo aver subìto la rete del tre a uno, nel momento in cui l'inerzia sembrava scivolare verso i tedeschi. Non è stata solo una prova d'orgoglio, ma una prestazione totale. Raffaele Palladino ha ricostruito il gruppo e questo trionfo entra di diritto nella storia internazionale del club, già ricchissima di successi nell'era Gasperini.

L'EROICA RESA BIANCONERA - Se la Dea è andata oltre le aspettative, quanto successo a Torino è quasi inimmaginabile. La Juve non solo ha annullato il triplo svantaggio contro la squadra di Osimhen, ma è riuscita a farlo compiendo gran parte del match con un uomo in meno. Raramente nel calcio moderno abbiamo visto una squadra costruire così tante occasioni da gol in inferiorità numerica contro un avversario di questo calibro. I bianconeri sono stati entusiasmanti da quando, per una decisione ingiusta dell'arbitro, sono rimasti in dieci per l'espulsione di Kelly. Purtroppo l'impresa è sfumata anche perché sono state sprecate troppe occasioni. Questa eliminazione dolorosa fa tornare in mente la rimonta sfiorata dalla squadra di Allegri a Madrid contro il Real, quando fu capace di recuperare tre reti in trasferta per poi arrendersi a un rigore contestato allo scadere.

LE BASI PER IL FUTURO - La partita degli uomini di Luciano Spalletti è stata impressionante anche dal punto di vista atletico, con molti giocatori in grado di correre per centoventi minuti mantenendo intatta sia l'intensità che la lucidità. Non è bastato e il miracolo è rimasto incompiuto sulla linea del traguardo. Tuttavia, proprio partendo dall'energia e dall'anima mostrate in questa eliminazione, il tecnico potrà costruire più facilmente le fondamenta della Juventus per il finale di questa stagione e, verosimilmente, per quella che verrà.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 26 febbraio 2026 alle 07:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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