Il calcio, a volte, imbastisce trame che sembrano scritte apposta. Daniel Maldini torna all'Atalanta dopo sei mesi alla Lazio, ma non lo farà da ospite indesiderato o da esubero da sistemare: lo farà da giocatore che ha già lavorato con il tecnico che troverà in panchina a Zingonia. Perché il nome del nuovo allenatore nerazzurro, salvo colpi di scena, è Maurizio Sarri. Ovvero esattamente lo stesso che a Roma lo ha preso per mano, reimmaginato come falso nueve e rimesso in carreggiata dopo una prima parte di stagione bergamasca avara di continuità.
RISCATTO SALTATO, CAPITOLO CHIUSO - La formula del trasferimento invernale era chiara: prestito oneroso da un milione di euro con diritto di riscatto a 14 milioni, destinato a trasformarsi in obbligo qualora la Lazio avesse centrato la qualificazione alle coppe europee. L'obiettivo non è stato raggiunto, la clausola non è scattata, e così il riscatto è saltato e Maldini è pronto a ripartire da Zingonia. Nonostante il tecnico biancoceleste avrebbe potuto inserirlo in una lista di convocati della Nazionale guidata da Rino Gattuso, il club capitolino non ha intenzione di sborsare quella cifra. Rimane aperta — almeno in linea teorica — la possibilità di rinegoziare i termini del trasferimento su basi diverse, ma per il momento lo scenario più concreto porta il trequartista direttamente a Bergamo.
SEI MESI ALL'OLIMPICO, UN BILANCIO IN CHIAROSCURO - L'esperienza laziale ha offerto a Daniel Maldini quello che cercava soprattutto quando aveva lasciato Bergamo: minutaggio. In 14 presenze complessive ha raccolto 2 reti e 2 assist, per un totale di 827 minuti sul campo. Non un bottino travolgente, ma nemmeno da cestinare, tenendo conto di qualche acciacco fisico che ne ha condizionato la continuità. Il dato più interessante riguarda il percorso tattico: Sarri lo ha modellato come falso nueve, ruolo inedito per lui, lavorando con pazienza su quell'istinto al tiro che è sempre stato il tallone d'Achille del figlio d'arte. Poco alla volta i miglioramenti si sono visti – come riferisce La Gazzetta dello Sport – anche se la discontinuità ne ha limitato l'impatto complessivo.
IL VANTAGGIO DELLA CONTINUITÀ - Ed è qui che si apre lo scenario più intrigante. A Bergamo, Maldini ritroverà un allenatore che lo conosce già in profondità, ne ha sperimentato le reazioni nei momenti difficili, ne conosce i meccanismi difensivi e offensivi. Il 4-3-3 sarazziano sarà il medesimo sistema con cui ha convissuto per sei mesi a Formello. Non serviranno le settimane di rodaggio che ogni nuovo giocatore affronta all'inizio di una stagione: Maldini partirà già con un passo avanti rispetto ai compagni sul piano dell'intesa tattica con il tecnico. Una rendita preziosa soprattutto nella fase di preparazione estiva, quando chi non partecipa al Mondiale potrà presentarsi al ritiro con anticipo e mettersi in mostra fin dal primo giorno.
DOVE PUÒ GIOCARE NELL'ATALANTA DI SARRI - Il nodo tattico è semplice: come falso nueve, le probabilità di vederlo titolare sono basse. L'Atalanta dispone già di due prime punte di peso come Gianluca Scamacca e Nikola Krstović, e in più in rosa c'è Giacomo Raspadori, che può agire sia al centro che ai lati dell'attacco. La vera opportunità per Maldini sta sulla fascia d'attacco, preferibilmente con libertà di accentrarsi o puntare il lungolinea a proprio piacimento. La rapidità di pensiero che lo contraddistingue — quel leggere l'azione in anticipo rispetto agli altri — diventa un'arma formidabile quando può muoversi in spazi aperti piuttosto che essere ingabbiato come riferimento centrale. Il lavoro da fare riguarda ancora la concretezza sotto porta: troppe volte, dopo ottime giocate, si è perso al momento della conclusione, sbagliando il tempo o la scelta. Su questo Sarri ha già lavorato, e i margini di miglioramento esistono.
IL CONTESTO: UNA ATALANTA IN PIENA RIVOLUZIONE - Maldini arriverà in una società che sta cambiando pelle. Cristiano Giuntoli prende le redini della direzione sportiva, Sarri siede in panchina, e il mercato ridisegnerà soprattutto la mediana. La partenza di Ederson in direzione Manchester United — operazione ormai in dirittura d'arrivo per una cifra vicina ai 45 milioni — apre un cantiere importante nel cuore nerazzurro, che avrà bisogno di nuovi interpreti. Maldini non è un centrocampista, ma la rivoluzione del reparto medio-alto della squadra potrebbe creare quegli spazi di libertà tattica in cui il suo estro sa esprimersi al meglio.
Per il trequartista di casa Maldini è un momento decisivo. La storia con l'Atalanta è ancora aperta, e con Sarri in panchina quella storia potrebbe finalmente trovare il capitolo che merita.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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