Il Pafos arriva a Bergamo con la consapevolezza di affrontare una delle avversarie più impegnative del proprio cammino europeo, ma anche con la convinzione di poter mettere in difficoltà l'Atalanta. Una società giovane, nata soltanto nel 2014, che in poco più di un decennio è riuscita a conquistare il titolo nazionale cipriota e a ritagliarsi uno spazio importante nelle competizioni continentali, fino alla partecipazione alla Champions League.

Per conoscere più da vicino la formazione allenata da Ricardo Sá Pinto, le sue caratteristiche, i giocatori da tenere d'occhio e le aspettative in vista della sfida della New Balance Arena, TuttoAtalanta.com ha intervistato in esclusiva Simos Paphites, giornalista cipriota di Goal.com.cy, profondo conoscitore del calcio locale. Dalla crescita del club agli investimenti della proprietà, passando per i punti di forza della squadra, i precedenti contro le formazioni italiane e il rispetto che l'Atalanta continua a suscitare a Cipro, Paphites offre un quadro approfondito degli avversari dei nerazzurri. Con una convinzione: il Pafos non arriverà a Bergamo soltanto per difendersi.

Simos, il Pafos è una società relativamente giovane, eppure in appena dodici anni è riuscita a vincere il campionato cipriota, una coppa nazionale e a raggiungere la Champions League. Qual è il segreto di una crescita così rapida?
«Il segreto, in realtà, non è poi così segreto. L'imprenditore russo Sergey Lomakin ha rilevato il Pafos FC nel 2018 e ha investito molti milioni per portare il club ai vertici del calcio cipriota. Ha investito nelle strutture e nei giocatori e ha costruito un'organizzazione calcistica professionale, nominando un direttore tecnico, osservatori e personale amministrativo. Nei primi anni, nonostante un budget considerevole per gli standard ciprioti, i successi non sono arrivati, ma tutto è cambiato quando il Pafos ha conquistato la sua prima coppa nel 2024. In appena due anni e mezzo ha vinto due volte la coppa nazionale e una volta il campionato, partecipando inoltre per due volte alla fase campionato della Conference League e una volta a quella della Champions League».

In questa stagione il Pafos aveva iniziato il proprio percorso europeo puntando all'Europa League, ma alla fine si è ritrovato in Conference League. Com'è stata accolta l'eliminazione? La precedente esperienza della squadra in questa competizione potrebbe rappresentare un vantaggio?
«Sì, l'obiettivo era raggiungere l'Europa League, ma il Pafos è stato eliminato dal Salisburgo in un confronto deciso da piccoli dettagli. C'è stata delusione, attenuata però dal fatto che la squadra proseguirà il proprio cammino europeo in Conference League. Partecipare a una competizione europea per la terza stagione consecutiva rappresenta già di per sé un risultato importante».

Tutte e tre le vittorie del Pafos in campionato sono arrivate in trasferta, così come tutti i gol segnati. Come spieghi questa differenza di rendimento? Giocare a Bergamo potrebbe quindi rappresentare un vantaggio?
«Il Pafos gioca con lo stesso approccio e la stessa filosofia, indipendentemente dal campo e dall'avversario. Credo che le partite in trasferta comportino un livello di concentrazione ancora maggiore. Dal punto di vista tattico, inoltre, il Pafos si trova a proprio agio nelle partite in cui ci sono spazi da sfruttare, perché dispone di giocatori veloci, efficaci nelle transizioni offensive rapide. Non definirei il fatto di giocare a Bergamo un vantaggio, ma i risultati dimostrano che la squadra è altrettanto pericolosa e competitiva anche lontano da casa».

Il Pafos ha già affrontato due squadre italiane, Fiorentina e Juventus, perdendo in entrambe le occasioni. Che cosa ha imparato da quelle esperienze? E quanto è diverso il calcio italiano da quello cipriota?
«Il Pafos è stato competitivo in entrambe le partite e ha avuto la possibilità di ottenere qualcosa da ciascuna di esse. Naturalmente esiste un divario qualitativo considerevole, sia a livello individuale che collettivo, ma alcune società cipriote hanno compiuto enormi progressi. Dispongono di giocatori validi, con una notevole esperienza sia a livello di club, sia internazionale. Le partite contro la Juventus a Torino e la Fiorentina a Firenze hanno chiaramente insegnato molto. Quelle esperienze rappresentano oggi un punto di riferimento nel modo in cui la squadra affronta le avversarie più importanti. Certo è che non esiste un vero paragone tra il calcio italiano e quello cipriota. Siamo molto indietro in termini d'infrastrutture e professionalità nello sviluppo del settore giovanile, ma bisogna anche ricordare che i club italiani possono disporre di budget fino a dieci volte superiori. Siamo un Paese molto piccolo, con una parte significativa del nostro territorio ancora sotto occupazione turca in seguito all'invasione del 1974. Considerando la popolazione di Cipro e il denaro investito, i risultati ottenuti dai club sono stati eccellenti. Hanno portato Cipro al quindicesimo posto nel ranking UEFA per federazioni, davanti a Svizzera, Austria, Scozia, Croazia, Svezia e Romania».

Come si sta avvicinando il Pafos alla partita contro l'Atalanta? Quali sono le aspettative della squadra in vista di questa trasferta?
«C'è entusiasmo per l'inizio di un'altra avventura europea. Il Pafos arriva dalla vittoria in campionato sul campo dell'Anorthosis, dove i padroni di casa erano imbattuti dal settembre 2025, e questo ha dato alla squadra una grande iniezione di fiducia in vista della partita contro l'Atalanta. Sulla carta, l'Atalanta è l'avversaria più difficile che il Pafos affronterà nella fase campionato della Conference League, e questo alleggerisce in parte la pressione e l'ansia, ma la squadra affronta ogni partita con delle aspettative. Questo è un dato di fatto e sono certo che non sarà affatto un avversario facile per l'Atalanta».

Quali sono i principali punti di forza del Pafos? C'è qualche giocatore che l'Atalanta non dovrebbe sottovalutare?
«Il principale punto di forza è la velocità, sia individuale che collettiva. La squadra dispone di giocatori molto abili nell'uno contro uno e dotati d'importanti qualità atletiche, che le permettono di competere anche contro formazioni complessivamente superiori, come l'Atalanta. A mio parere, l'Atalanta non dovrebbe sottovalutare nessun giocatore del Pafos. Diversi elementi sono fondamentali per il rendimento della squadra. David Luiz porta esperienza e personalità. I centrocampisti Šunjić, Pêpê e Dragomir costituiscono la spina dorsale della formazione. In attacco, Lelê è molto vivace e ultimamente sta segnando con regolarità. Ci sono poi giocatori sulla trequarti e sulle fasce che, grazie alla velocità e alle qualità individuali, possono creare problemi, come Ngamaleu, Quina e Correia».

Il Pafos ha mantenuto la porta inviolata in tre delle prime cinque partite di campionato, mentre l'Atalanta, almeno fino alla sfida contro il Venezia, aveva faticato a segnare. La solidità difensiva del Pafos potrebbe essere un fattore decisivo nella partita di giovedì?
«Se il Pafos manterrà la stessa disciplina difensiva, aumenteranno le sue possibilità di ottenere un risultato positivo a Bergamo. Le sue partite europee tendono a essere aperte, con ritmi elevati e molti gol. La squadra è convinta di potersela giocare alla pari anche contro avversarie più forti e questo atteggiamento, a volte, le è costato caro. Se riuscirà a non lasciarsi trascinare eccessivamente dal ritmo della partita, a giocare con intelligenza e a sfruttare le occasioni, potrà restare in corsa per un risultato positivo».

Guardando all'Atalanta, cosa ti preoccupa maggiormente? C'è un giocatore nerazzurro al quale la squadra dovrà prestare particolare attenzione?
«Per me, la principale preoccupazione del Pafos dovrebbe essere la velocità con cui l'Atalanta riesce a combinare le giocate e a sfruttare gli spazi tra centrocampo e difesa. Il Pafos dovrà mantenere i reparti molto vicini ed evitare di perdere palla, soprattutto nelle zone centrali del campo. Se dovessi indicare un giocatore in particolare, sceglierei De Ketelaere, naturalmente se giocherà. Non si tratta soltanto della sua capacità di segnare. Bisogna impedirgli di ricevere il pallone tra le linee, girarsi verso la porta e dialogare con l'attaccante. Allo stesso tempo, chiunque giochi in avanti, Scamacca o Krstović, richiederà grande attenzione all'interno dell'area di rigore. Il Pafos dovrà quindi limitare sia le occasioni degli attaccanti, sia i rifornimenti che ricevono».

Che tipo di partita ti aspetti alla New Balance Arena?
«Mi aspetto una partita dai ritmi elevati, con molte occasioni. Potremmo anche vedere diversi gol. Entrambe le squadre, ovviamente, vorranno iniziare bene la competizione, ma nulla si decide alla prima giornata. Questo dovrebbe favorire una partita aperta. L'Atalanta è naturalmente favorita, ma, salvo pochissime eccezioni, il Pafos è stato competitivo contro tutte le avversarie affrontate in Europa. Mi aspetto lo stesso a Bergamo e credo che, se la squadra di Ricardo Sá Pinto riuscirà a esprimersi al meglio, potrà ottenere un risultato positivo».

Come viene raccontata l'Atalanta a Cipro? Quale immagine hanno oggi del club i media e i tifosi ciprioti? È ancora considerata una squadra temibile dopo i successi degli ultimi anni?
«L'Atalanta gode di grande rispetto a Cipro. I risultati ottenuti negli ultimi anni, soprattutto la conquista dell'Europa League nel 2024, ne hanno accresciuto il prestigio nel calcio europeo. È un riconoscimento che il club si è guadagnato sul campo e che rende questa partita particolarmente significativa per il Pafos. I media la descrivono come una delle avversarie più difficili che il Pafos potesse incontrare. Allo stesso tempo, si parla anche dei cambiamenti all'interno del club e della ricerca di continuità nella nuova era con Sarri. Esiste quindi una distinzione tra la reputazione che l'Atalanta si è costruita e la sua forma attuale. Per quanto riguarda i tifosi, direi che il nome Atalanta suscita rispetto e l'attesa di una grande serata europea. Quindi sì, è ancora considerata una squadra molto forte».

Dopo un avvio di stagione complicato e la vittoria contro il Venezia, che tipo di Atalanta ti aspetti di affrontare giovedì a Bergamo?
«Mi aspetto un'Atalanta che abbia ritrovato fiducia e sia determinata a dare continuità alla vittoria contro il Venezia. Un solo risultato non risolve tutte le difficoltà delle prime settimane, ma può cambiare lo stato d'animo di una squadra con così tanta qualità. Per il Pafos, la chiave sarà riuscire a resistere alla pressione iniziale e, una volta recuperato il possesso del pallone, avere la lucidità necessaria per rendersi pericoloso».

Le parole di Simos Paphites delineano dunque il profilo di un Pafos ambizioso, consapevole del divario tecnico rispetto all'Atalanta, ma tutt'altro che intenzionato a recitare un ruolo da comparsa. Una squadra che punta sulla velocità, sulle transizioni offensive e sull'esperienza europea maturata nelle ultime stagioni, con la convinzione di poter sfruttare ogni spazio concesso dagli avversari. Dall'altra parte, l'Atalanta di Sarri cerca continuità dopo il successo contro il Venezia, in una fase della stagione ancora segnata dalla ricerca di nuovi equilibri. Alla New Balance Arena i nerazzurri partiranno favoriti, ma il messaggio che arriva da Cipro è chiaro: il Pafos rispetta l'Atalanta, ne riconosce il valore, ma arriva a Bergamo con l'obiettivo di giocarsi le proprie possibilità fino in fondo.

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Sezione: Primo Piano / Data: Gio 15 ottobre 2026 alle 00:00
Autore: Claudia Esposito
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