Il calcio è crudele con gli esteti e generoso con i resistenti, soprattutto se tra i pali c’è un gigante che decide di abbassare la saracinesca. Wladimiro Falcone non ha solo parato: ha psicologicamente demolito le certezze di una Juventus mai così «spallettiana» eppure mai così spuntata. Se i bianconeri sbattono contro il muro della frustrazione, il merito è quasi interamente dei guantoni (e dei piedi) del portiere giallorosso. I 2,8 «gol attesi» restano sulla carta; sul tabellino resta l’1-1, scolpito dalle mani di un estremo difensore che ha trasformato l’assedio in un nulla di fatto. Di Francesco, squalificato in tribuna, deve una cena di pesce al suo numero uno.

REPERTORIO COMPLETO - Prima del clou, c’è stata la preparazione al delitto perfetto. Falcone ha tenuto in vita un Lecce schiacciato negli ultimi trenta metri con interventi al limite della fisica. Basta riavvolgere il nastro: il riflesso felino sulla prima deviazione ravvicinata di David, mandata a scheggiare il palo, o l’allungo plastico sul diagonale velenoso di Cambiaso. Interventi che non fanno solo statistica, ma tolgono ossigeno agli avversari. Mentre la Juve produceva gioco e occasioni con Yildiz e McKennie, il portiere romano ergeva un fortino unipersonale, rimediando anche alle amnesie di una difesa spesso in affanno contro le sovrapposizioni bianconere.

L'UMILIAZIONE DELLO SCAVETTO - Ma l’apoteosi si consuma nel duello rusticano dagli undici metri. Jonathan David, forse tradito dalla presunzione o dalla tensione di dover segnare a tutti i costi, sceglie la soluzione più beffarda: lo «scavetto». Un azzardo che si paga carissimo se di fronte hai uno specialista. Falcone, glaciale, non abbocca. Resta fermo, aspetta fino all'ultimo istante, e con i piedi respinge non solo il pallone, ma l’intera rimonta bianconera. È il quinto rigore parato in carriera, ma questo ha un sapore diverso: è il trionfo della concretezza sulla frivolezza, la risposta pratica a chi pensava di aver già vinto. In quel gesto tecnico – reattivo e non istintivo – c’è tutta la differenza tra un buon portiere e un fattore decisivo.

UN PUNTO CHE PESA - Alla fine, tra pali colpiti (sfortunato Yildiz, impreciso Openda a porta vuota) e assalti all’arma bianca, la Signora esce dallo Stadium con i rimpianti per una frenata che fa male, mentre il Lecce porta a casa un punto che vale platino. Un pareggio «impacchettato» dall’illusorio gol di Banda, ma sigillato con la ceralacca da Falcone. Contro la scienza esatta dei numeri e delle statistiche, ha vinto l’imponderabile legge del portiere in giornata di grazia.

Sezione: TA-TV / Data: Dom 04 gennaio 2026 alle 09:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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