Il ritorno di Franck Kessié non è soltanto una beffa per la Juventus: è la certificazione delle ambizioni ritrovate dell'Atalanta, che dopo il successo in Ungheria si è qualificata alla fase principale di una competizione europea per l'ottava volta nelle ultime dieci stagioni. Un colpo che porta la firma di Cristiano Giuntoli, al primo mercato da direttore sportivo orobico, e che si aggiunge agli arrivi di Gianluca Gaetano, Kristensen ed Eljif Elmas. Ma la sessione, a poche ore dalla chiusura, non è ancora finita.

SERVE UN ALTRO CENTRALE - Oltre all'esterno sinistro e alla sempre aperta questione legata all'inglese del Bologna, l'idea è quella di aggiungere un ulteriore difensore al gruppo di Maurizio Sarri. Il motivo è anche puramente numerico: con la partenza di Honest Ahanor verso il Chelsea, operazione che porterà nelle casse nerazzurre circa 46 milioni di euro, il reparto si è assottigliato proprio alla vigilia di un'annata su tre fronti tra campionato, Conference League e Coppa Italia.

LA PISTA CABAL - La traccia che potrebbe scaldarsi nelle prossime ore porta a Juan David Cabal, classe 2001 prelevato dalla Juventus dal Verona nell'estate del 2024. Un'operazione architettata proprio dall'attuale dirigente della Dea, all'epoca a Torino: motivo sufficiente per accendere i riflettori su un possibile approdo del colombiano a Bergamo. In bianconero il mancino è fuori dal progetto di Luciano Spalletti, che non lo ha più impiegato dopo il cartellino rosso rimediato nell'andata del playoff di Champions League contro il Galatasaray, tra i fattori della disfatta juventina.

PERCHÉ SI INCASTRA - Sul piano tecnico l'identikit combacia. Esattamente come il difensore ceduto ai Blues, il sudamericano è in grado di agire sia da centrale sia da terzino sinistro in una linea a quattro, il sistema prediletto dal tecnico toscano. E soprattutto è mancino: nella batteria dei centrali, oggi, il naturale piede sinistro appartiene solo a Relja Obrić, ultima promozione dall'Under 23, e all'eventuale adattamento di Sead Kolašinac. Un vuoto che l'area tecnica nerazzurra sta cercando di colmare da giorni.

L'IDEA ROMAGNOLI - Il tema del piede porta direttamente alla seconda opzione, che non nasce nelle ultime ore ma cova da settimane e conduce in casa Lazio. Con il tecnico toscano in panchina, Alessio Romagnoli ha forse espresso al meglio le proprie doti di guida del reparto, nelle tre stagioni condivise in biancoceleste. L'operazione, però, non sarebbe affatto agevole: dopo la telenovela con l'Al-Sadd, saltata quando il club qatariota ha chiesto di rivedere i termini di pagamento a intesa ormai raggiunta, Gennaro Gattuso ha spinto molto per trattenerlo in un momento delicato per la società. In più, con la scadenza fissata al 2027, servirebbe una proposta economica di peso per convincerlo a lasciare Roma.

QUESTIONE ROWE - Un'offerta importante, del resto, è la stessa che servirebbe per strappare Jonathan Rowe agli emiliani: qualcosa in più dei 35 milioni più bonus già messi sul piatto, cifra di per sé già molto alta. Senza quel passo, e con i rossoblù ancora in difficoltà nel reperire un'alternativa di livello, l'affare resta complicato – come ricostruisce La Gazzetta dello Sport –, anche se la sensazione è che oggi la Dea proverà un altro assalto, forse l'ultimo. Un fronte che dura da settimane, da quando il muro del Bologna è stato eretto per la prima volta.

LO STRISCIONE PER DE ROON - Alle voci su un possibile inserimento del capitano olandese nella trattativa hanno risposto per primi i tifosi, con uno striscione comparso ieri sera davanti al centro sportivo di Zingonia: «Marten, se sono solo voci meglio così, per noi il tuo futuro non può essere lontano da qui». Un messaggio che dice tutto sul peso specifico del giocatore nella piazza.

Poche ore al gong. E una Dea che, evidentemente, non ha ancora finito di costruire.

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Sezione: Calciomercato / Data: Dom 30 agosto 2026 alle 08:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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