Ci sono stagioni che restano nella memoria collettiva per le imprese sportive, i gol, i trofei sollevati al cielo. Altre, invece, rischiano di essere ricordate anche per vicende extracalcistiche. È il caso di Gian Piero Gasperini e del suo rapporto particolare con la stampa, divenuto negli ultimi mesi decisamente complesso.
Intendiamoci, il tecnico nerazzurro resta un autentico fenomeno. La storica vittoria per 4-0 all’Allianz Stadium contro la Juventus è lì a testimoniarlo, così come la straordinaria cavalcata europea che ha portato Bergamo sul tetto d’Europa con l’Europa League. Ma proprio in virtù di questi risultati, è inevitabile che i riflettori si accendano con maggiore intensità: chi ha costruito un progetto vincente deve accettare anche il lato meno piacevole del successo, ovvero talvolta critiche e osservazioni.
E invece, da qualche settimana, Gasperini sembra aver scelto la strada opposta. Prima il diverbio con Massimiliano Nebuloni di Sky Sport, dopo una domanda posta al termine del match contro la Juventus. Poi, proprio in queste ore, un ulteriore episodio: la decisione di negare al Corriere di Bergamo la possibilità di formulare domande durante la conferenza stampa pre-Lazio, costringendo la giornalista inviata dal quotidiano bergamasco Marina Belotti ad abbandonare la sala.
Episodi diversi, certo, ma che aprono un interrogativo comune e fondamentale: fino a che punto è accettabile che un allenatore si sottragga al confronto con i media? Perché il diritto di cronaca e il diritto di critica, che in Italia sono principi cardine del giornalismo, non possono essere messi in discussione a seconda del gradimento personale.
Chi scrive conosce bene le dinamiche che legano stampa e società sportive: è naturale che certi argomenti possano irritare tecnici, calciatori e dirigenti. Ma l'importanza di mantenere il dialogo aperto e rispettoso supera ogni dissapore, specialmente in una realtà come quella bergamasca, esempio virtuoso di sportività e modello gestionale per tante altre piazze.
Gasperini, per il ruolo che ricopre e i risultati raggiunti, è un simbolo della città e dell’Atalanta stessa. Proprio per questo, la gestione della comunicazione deve necessariamente rimanere improntata al rispetto e alla disponibilità al dialogo.
La stampa non è nemica dell’Atalanta, né tantomeno del suo allenatore. È semplicemente un osservatore che svolge il proprio ruolo, con la responsabilità e l’etica che ne derivano. Nessuna critica è fine a se stessa, nessuna domanda, se posta con educazione e competenza, meriterebbe di essere censurata, ma eventualmente non risposta.
La grandezza di un club, così come quella di un tecnico, passa anche da questi dettagli. Superare i momenti di tensione con diplomazia e apertura è il passo fondamentale per non compromettere l'immagine di una squadra che, in campo, continua a incantare. Perché, alla fine, ciò che resta davvero nel cuore dei tifosi e nella memoria collettiva è il modo in cui si affrontano le difficoltà: non solo con vittorie sportive e la stampa, così come le rispettive voci, sono al fianco per argomentare ulteriori momenti di grande soddisfazione.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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