Cambiare tutto per non cambiare niente. Questo sembra essere il motto dietro l’arrivo di Ivan Juric sulla panchina dell’Atalanta, una scelta apparentemente conservativa, ma in realtà ricca di sfumature. Il croato prende il testimone direttamente dalle mani del suo maestro Gian Piero Gasperini, in una staffetta naturale eppure non priva di rischi. I numeri raccontano similitudini e differenze, tra certezze tattiche e incognite realizzative.
STESSA FILOSOFIA, DIVERSE RISPOSTE – Quando Gasperini incoronava Juric nel 2021, lo definiva apertamente come il suo successore naturale. «Lui è il mio vero erede», ha ribadito spesso il tecnico piemontese, consegnando simbolicamente al croato le chiavi della sua eredità calcistica. Parole forti che oggi risuonano nelle stanze di Zingonia, dove si spera che l’eredità tecnica si traduca anche in continuità di risultati. Tatticamente, i due sono gemelli separati alla nascita: pressing asfissiante, difesa a tre e continua ricerca dell’uno contro uno in ogni zona del campo.
NUMERI ALLA MANO – L'analisi comparata dell'ultima stagione completa di Juric al Torino (2023-24) e quella di Gasperini nello stesso anno evidenzia sovrapposizioni sorprendenti - analizza Sky Sport (Vedi video) -. Percentuali di possesso palla simili, presenza offensiva importante nella trequarti avversaria, e anche l'approccio difensivo non è poi così distante. A cambiare radicalmente sono le cifre più importanti, quelle che incidono sul risultato: tiri effettuati e gol segnati, parametri in cui la squadra di Gasperini sovrasta nettamente le formazioni allenate da Juric. Certo, è giusto sottolineare la differenza qualitativa degli organici, ma resta il dato inequivocabile: per Juric, il vero salto di qualità è ancora da compiere.
IL PESO DELLA RESPONSABILITÀ – Juric non eredita soltanto uno schema, ma un’identità, costruita pazientemente in nove anni di gestione gasperiniana. Un’eredità che comporta pressioni e aspettative altissime. Il croato dovrà non solo confermare l’efficacia del sistema tattico, ma elevarlo a livello di risultati concreti, specialmente in fase realizzativa. Il paragone con l’Atalanta delle cento reti in stagione sarà inevitabile, così come la pressione mediatica che inevitabilmente si abbatterà sulle sue scelte sin dalle prime giornate.
SFIDA ALLA STORIA – È una sfida personale enorme per Juric, che deve superare le recenti delusioni vissute tra Roma e Southampton, e una prova decisiva per l’Atalanta, determinata a dimostrare che il progetto è più forte degli interpreti. I Percassi, scegliendo Juric, hanno mostrato coraggio e fiducia in una continuità filosofica, forse anche a discapito della popolarità immediata della decisione.
PAZIENZA, VIRTÙ NECESSARIA – Ora toccherà alla piazza mostrare equilibrio e lucidità nel giudicare il lavoro del croato. Non basteranno pochi mesi per esprimere un verdetto definitivo, servirà tempo. Un tempo che a Bergamo, per fortuna, è sempre stato concesso a chi lavora seriamente.
Juric non è Gasperini, ma non ha bisogno di esserlo. Ha solo bisogno di tempo e di fiducia per plasmare l’Atalanta a sua immagine. Questa è la vera scommessa nerazzurra: rischiare di cambiare per rimanere ai vertici. Bergamo attende, paziente e speranzosa.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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