Bergamo è una città di silenzi operosi, di strade strette che celano storie di dedizione e di fatica. In questo scenario così autentico e concreto, Berat Djimsiti ha trovato il proprio spazio naturale, trasformandosi da promessa sconosciuta a simbolo di una squadra e di una comunità che non fa rumore, ma costruisce risultati solidi e duraturi. Attraverso le parole e i racconti del centrale albanese ai microfoni della Lega di Serie A per il format MadeinItaly, scopriamo il legame intenso e profondo che lo unisce a questa terra, che lui stesso oggi definisce la sua seconda casa. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
RITMO BERGAMASCO - «Quando sono arrivato qui, la prima cosa che ho notato è stata la calma. A Bergamo tutto sembra seguire un ritmo diverso, più lento forse, ma costante. Un passo dietro l’altro, senza fermarsi mai. Mi ci sono trovato subito bene, perché rispecchia la mia indole». Così Djimsiti racconta il suo incontro con Bergamo, una città che non aveva mai visto prima di approdarvi, spinto dal desiderio di confrontarsi con il calcio italiano: «Non conoscevo bene la Serie A, la mia famiglia guardava soprattutto il campionato tedesco. Quando l’Atalanta si è fatta avanti, ho capito subito che era l’occasione giusta. Il calcio italiano era una sfida stimolante, perfetta per la mia crescita».
IL SACRIFICIO COME VALORE - A Bergamo, città di industrie e fabbriche, Djimsiti ha riconosciuto valori simili a quelli imparati dalla sua famiglia di origini albanesi, emigrata poi in Svizzera. «In questa città si percepisce chiaramente il senso del sacrificio. Lavorano tanto, in silenzio, con umiltà. Proprio come faccio io sul campo. Questo atteggiamento è diventato mio, l’ho sentito vicino sin da subito». Per Berat, Bergamo è soprattutto la forza delle persone che la abitano, «gente concreta, che non cerca la vanità, ma sa aiutarsi e unirsi per superare ogni difficoltà. Ecco perché sento di essere anche un po’ bergamasco: la mentalità è molto simile alla mia».
LA FAMIGLIA COME PUNTO FERMO - Lontano dal campo, Djimsiti è un uomo riservato, un padre affettuoso, innamorato della propria famiglia. «Per me la famiglia è tutto, è il punto centrale della mia vita. A casa non sono certo aggressivo come sul campo, anzi. Mi piace stare tranquillo, giocare con i miei figli e godermi ogni momento con loro». E non manca l’incontro con la cucina bergamasca, incarnata da Giuliana, «la Mitica», proprietaria del ristorante che lo accolse appena arrivato in città: «È stata una figura importante per me quando ero giovane e solo, mi ha accolto come un figlio. E ancora oggi mi manda sempre un messaggio dopo le partite: critiche o complimenti, non ne sbaglia mai uno».
IL CALCIO COME METAFORA - Berat sottolinea il parallelismo tra l’industria locale, famosa in tutto il mondo per valvole e rubinetti, e la filosofia dell’Atalanta. «Il nostro calcio è simile a un processo industriale: preciso, competente, senza fronzoli. Qui c’è un motto che ricorda sempre che devi uscire dal campo avendo dato tutto, fino all’ultima goccia di sudore. È un’identità molto forte, che condivido in pieno». E così come le aziende bergamasche sostengono lo sport, anche il calcio dà voce a questa etica di lavoro e sacrificio che rende unici i nerazzurri.
IL MOMENTO PIÙ ALTO - Djimsiti ha vissuto tanti momenti indimenticabili con l’Atalanta, ma uno su tutti è rimasto scolpito nella sua mente: «La vittoria dell’Europa League è stato il momento più bello della mia carriera. È la sintesi perfetta di tutto il lavoro fatto in questi anni». Un successo che corona non solo il suo percorso, ma anche quello di una società che oggi è considerata una realtà tra le grandi del calcio europeo.
L’IDENTITÀ DI UN CAMPIONE - Alla domanda su come vorrebbe essere ricordato dai tifosi nerazzurri, Berat risponde con semplicità disarmante: «Spero di lasciare il ricordo di un ragazzo umile, che ha dato tutto per questa maglia. Non cerco il clamore, voglio soltanto aver lasciato una buona impressione. Io, di sicuro, parlerò sempre bene di Bergamo e dei suoi abitanti, ovunque andrò».
Bergamo e Djimsiti, una storia d’amore autentica, vissuta lontano dai riflettori ma sotto gli occhi di una comunità che riconosce e apprezza chi, come Berat, ha saputo incarnare i valori di una terra silenziosa e laboriosa. Un legame destinato a restare nel cuore di entrambi per sempre.
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