Ci sono esordi che si limitano alla cronaca e ci sono esordi che scrivono la storia. Quello di Raffaele Palladino in Champions League appartiene di diritto alla seconda categoria. Il 3-0 inflitto all'Eintracht Francoforte non è solo un risultato rotondo, ma il manifesto di una rinascita psicologica prima ancora che tattica. Nella notte del Deutsche Bank Park, l'allenatore nerazzurro non si è limitato a disegnare calcio, ma ha toccato le corde più profonde di uno spogliatoio che aveva bisogno di ritrovarsi. Tra aneddoti da "dietro le quinte" su fogli appesi nello spogliatoio e l'analisi lucida di una prestazione in crescendo, Palladino si presenta ai microfoni di Sky Sport con l'umiltà di chi sa di aver acceso una miccia, ma anche con la consapevolezza che il fuoco sacro del "DNA bergamasco" è tornato a ardere. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com
Mister, si ricorderà a lungo di questo debutto assoluto in Champions League. Aveva chiesto una scintilla alla vigilia ed è divampato un incendio: dopo la sofferenza iniziale, avete tramortito l'Eintracht con sei minuti magici. Meglio di così non poteva andare, è d'accordo?
«Sì, concordo pienamente con l'analisi: è stata una notte magica, per certi versi indimenticabile. Ma ci tengo a mettere le cose nel giusto ordine. Intanto voglio ringraziare la società per la fiducia e il mio staff per il lavoro svolto, ma in primis voglio ringraziare i ragazzi. Questa è la vittoria del gruppo, la vittoria di un collettivo che possiede grandi valori umani e tecnici e che meritava una soddisfazione del genere. Li osservavo in questi giorni, vedevo con che intensità lavoravano e sentivo che qualcosa stava cambiando. Mi hanno regalato una serata straordinaria. Ci serviva una scintilla che sbloccasse questa squadra soprattutto mentalmente, ed è arrivata. Ora però dobbiamo essere bravi e maturi: restiamo umili e concentriamoci subito sulla partita di domenica, che per noi è importantissima».
Nonostante il risultato rotondo, c'è stata una fase di sofferenza nel primo tempo. Eppure, anche nelle difficoltà, la squadra ha dato l'impressione di seguire fedelmente il nuovo spartito. È soddisfatto di come hanno interpretato la gara, considerando il poco tempo avuto a disposizione?
«Indubbiamente ci sono sempre cose da migliorare, ma il segnale più bello è vedere una squadra che ascolta e applica quello che proponiamo. Stiamo insieme da quindici giorni, ma con i nazionali rientrati il lavoro effettivo è di una sola settimana, eppure ho già visto grandi progressi. Oggi giocavamo in un campo difficile, dove tante big europee hanno faticato, contro una squadra di valore. Abbiamo avuto personalità: nel primo tempo non siamo riusciti a sbloccarla, colpendo anche due pali, ma la cosa che mi è piaciuta di più è che abbiamo giocato "da squadra". Abbiamo difeso tutti insieme, abbiamo attaccato di reparto, gli attaccanti si sono cercati. Potevamo fare anche più gol, ma serviva questa vittoria soprattutto per il morale, ancor più che per la classifica di Champions».
Billy Costacurta in studio sottolineava il suo coraggio, confermato anche dalle parole di Lookman che ha evidenziato come lei abbia trasmesso audacia al gruppo. L'Atalanta ha creato una mole di gioco impressionante: è questo il messaggio che voleva lanciare?
«Vi ringrazio per i complimenti, ma voglio raccontarvi un aneddoto, una di quelle cose che solitamente restano chiuse nelle quattro mura dello spogliatoio, ma che stasera merita di essere condivisa perché il merito è tutto dei ragazzi. Prima della gara ho scritto su un foglio la parola "DNA", chiedendo alla squadra quale dovesse essere quello da ritrovare. Ho chiesto a ognuno di loro di darmi un aggettivo su cui dovevamo concentrarci. Sono venute fuori parole molto importanti e stasera le ho viste tutte in campo. Ho cercato di responsabilizzare il gruppo, di dare coraggio ed entusiasmo, perché l'alchimia è tutto. Io non sono un mago che si inventa le squadre: loro avevano già grandi valori tecnici, sanno giocare a calcio. Avevano solo bisogno di ritrovare l'entusiasmo per esprimere le qualità che già possiedono».
Ha scatenato la nostra curiosità: quali sono questi aggettivi scritti sul foglio? Quali sono le parole chiave di questa rinascita?
«Le più belle, quelle che mi hanno colpito di più e che i ragazzi hanno scelto, sono: coraggio, leggerezza, ambizione e fame. Ce ne sono tante altre, ma queste racchiudono lo spirito giusto. Ho appeso quel foglio nello spogliatoio perché sono concetti che hanno definito loro, non io. Io dico sempre che il nostro DNA deve rispecchiare quello dei bergamaschi e di tutta la città: lavorare tanto, lavorare sodo. Questo è ciò che fanno questi ragazzi ogni giorno. Dobbiamo rimanere uniti e mantenere questa mentalità che ho visto stasera. Se lo faremo, sono sicuro che insieme faremo grandi cose».
Coraggio, leggerezza, ambizione, fame. Non sono slogan, ma i pilastri su cui Raffaele Palladino sta ricostruendo l'Atalanta. La notte di Francoforte ci consegna un allenatore che non si limita alla tattica, ma che lavora sull'anima di un gruppo pronto a scrivere nuovi capitoli di una storia che sembrava essersi interrotta e che invece, forse, è appena ricominciata.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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