0-0 e tutto rinviato al ritorno in programma tra una settimana in Ungheria. Al termine dell'andata del playoff di Conference League contro l'Hapoel Tel Aviv, andata in scena alla New Balance Arena, Maurizio Sarri ha commentato ai microfoni di Sky Sport una prestazione che il tecnico legge senza allarmi ma senza sconti: la differenza di condizione con un avversario già rodato, la mancanza di fluidità di una squadra ancora dentro i meccanismi da assimilare e, in mezzo, gli aspetti che lo convincono, a partire dalla solidità difensiva e dal comportamento di Kristensen al debutto.

Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com

Mister, se l'aspettava un avversario così rognoso e che cosa è mancato all'Atalanta stasera? Manca ancora ritmo, velocità e la capacità di mettere in pratica lo spartito preparato, visto che lavorate insieme da troppo poco tempo?
«Loro, dal punto di vista fisico, mi hanno dato la netta sensazione di essere più avanti di noi: forse nell'ultima mezz'ora hanno pagato qualcosa, però a livello di dinamismo erano su grandissimi livelli. Mi aspettavo una partita difficile ed è chiaro che in questo momento ci manca un po' di fluidità. Stiamo pensando, non siamo ancora dentro i meccanismi, quindi ogni volta che riceviamo palla pensiamo a che posizione abbiamo, a quello che dobbiamo fare, e questo ci rallenta un po' la fluidità della manovra. Ci sono aspetti anche positivi: la squadra è ordinata, sono tre partite che non prende gol, quindi ci sono tanti aspetti positivi. La conclusione è che dobbiamo andare adagio, adagio».

Il valore dell'avversario era così chiaro anche alla vigilia?
«Era chiaro, per me era chiaro: dopo averli visti in due o tre partite, era chiaro che sarebbe stata una partita complicata. Però, te l'ho detto, io ci vedo dentro anche tanti aspetti positivi. Ci manca un po' negli ultimi venti metri, poche iniziative anche per vie esterne: lì si poteva fare sicuramente di più. Però stiamo parlando di una squadra in costruzione, stiamo parlando di una squadra che ha avuto otto o nove giocatori ai Mondiali, quindi tanti sono arrivati da pochi giorni, e di una squadra che ha quattro infortunati. Per alcuni aspetti sono contento e positivo, in tanti altri dobbiamo migliorare».

Per il ritorno tornerà De Ketelaere: è ottimista, anche considerando che avrete una partita in più nelle gambe dopo la sfida di domenica con il Sassuolo?
«Sì, vediamo ora come siamo usciti da questa e in che condizioni saremo domenica. Però prendiamo una partita alla volta: ora è l'ora di tuffarsi in campionato e poi da lunedì ripenseremo a questo avversario. Te l'ho detto, sotto certi punti di vista sono contento, perché la squadra cerca di fare quello che le viene chiesto: ci sono ancora grandi difficoltà a farlo, però si parte dal presupposto positivo che stanno cercando di farlo».

Come si imposta una settimana di allenamenti nella quale bisogna colmare un gap fisico nei confronti degli avversari?
«Più che altro in questo momento noi dobbiamo giocare e scaricare, non è che possiamo caricare dal punto di vista fisico. Io penso che abbiano lavorato parecchio, quindi la squadra adesso ha più bisogno di scaricare che di lavorare. Prepareremo le partite, ma senza grandi spazi dedicati alla preparazione fisica».

Guardandosi alle spalle, tra tutte le squadre che ha allenato, dove posiziona questa Atalanta? È molto forte, mediamente forte, o è una squadra che renderà molto forte con il lavoro?
«Certo, io ho la speranza di migliorarla con il lavoro. In questo momento abbiamo degli assenti e qualcosa dovremmo fare anche sul mercato, penso. Siamo in costruzione, e dirlo adesso sarebbe secondo me riduttivo, perché ancora non ci sono gli elementi completi per andare a fare questa classificazione».

Anche in difesa servirebbe magari una guida abituata a giocare con la linea a quattro, come ha sempre fatto lei: come sta andando il reparto ridisegnato?
«È chiaro che avere giocatori più abituati a questo modo di giocare può facilitare il percorso anche dei compagni. Però mi sembra che Scalvini stia facendo bene, e con Kossounou sta facendo bene. Kristensen di allenamenti in reparto ne ha fatti solamente uno di venti minuti, eppure ha fatto la sua partita. Quindi vediamo intanto di far crescere questi».

Un pareggio che lascia tutto aperto e un tecnico che sceglie la strada della pazienza: ordine e porta inviolata da tre partite come punto di partenza, gli ultimi venti metri come cantiere principale. Prima però c'è il campionato, e solo da lunedì la testa tornerà all'Ungheria.

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Sezione: Interviste / Data: Ven 21 agosto 2026 alle 00:15
Autore: Daniele Luongo
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