Le soste per le nazionali hanno un pregio: mostrano i giocatori attraverso gli occhi di altri allenatori. E la prima notte della sosta nerazzurra consegna un quadro che vale la pena leggere con attenzione. A Belgrado Lazar Samardžić ha guardato dalla panchina la rimonta della Grecia sulla Serbia, senza entrare nemmeno quando la sua squadra cercava il gol. A Roma, alla vigilia di Italia-Belgio, Van Bommel ha frenato Lukaku e affidato l'attacco a Charles De Ketelaere. Nella stessa conferenza Mancini ha elencato i suoi ballottaggi senza nominare un solo atalantino. Stiamo parlando di scelte altrui, non di sentenze, ma le scelte altrui dicono qualcosa.

Dicono, per esempio, che chi gioca con continuità nel club tende a giocarla anche in nazionale. De Ketelaere, pur in un avvio complicato, è stato titolare con Sarri e resta un punto fermo per il suo ct. Samardžić, che a Bergamo cerca ancora un posto fisso, ha trovato la stessa incertezza a Belgrado. In mezzo c'è Franck Kessie, capitano della Costa d'Avorio di Renard, arrivato a Bergamo in estate con il peso e il carisma di chi porta la fascia della propria nazionale. Curiosità: nessun giocatore dell'Atalanta ha oggi la fascia nel club e in nazionale insieme. Ma torniamo al punto.

Non mi piego alla lettura per cui le gerarchie delle nazionali debbano condizionare quelle di Zingonia. Sarri ha le sue idee, e i ct hanno le loro. Ma un allenatore saggio le guarda. Quattro italiani che partono dalla panchina, come già osservato su queste pagine con quattro atalantini a caccia di riscatto, un serbo senza minuti e un belga titolare dicono che la Dea di oggi ha pochi giocatori nel pieno della propria fiducia. È il dato più prezioso che la sosta possa consegnare a Sarri, più di qualsiasi risultato.

Dalla panchina di Belgrado alla fascia di Bouaké: le nazionali raccontano la Dea meglio di molte analisi.

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Sezione: Italia / Data: Ven 25 settembre 2026 alle 06:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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