La strada che separa la Nazionale italiana dal Mondiale passa per il catino infuocato di Zenica, un crocevia che promette scintille e tensioni palpabili. A tracciare i contorni di una sfida che si preannuncia tanto spigolosa in campo quanto ostile sugli spalti è uno dei figli calcistici più illustri dei Balcani, Miralem Pjanic. L'ex centrocampista e leggenda bosniaca, intervenuto ai microfoni di Sky Sport nel format "Calcio Unplugged", ha dipinto uno scenario a tinte forti per gli uomini di Rino Gattuso. Dalla rinascita psicologica e tattica della sua Bosnia alla leadership inossidabile di Edin Dzeko, passando per l'analisi del nuovo corso azzurro guidato da icone come Buffon e Bonucci. Un'intervista a tutto tondo che suona come un monito severo per l'Italia: per staccare il biglietto iridato serviranno cuore, nervi saldi e la capacità di non farsi inghiottire dalla bolgia. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com: 

"Sarà prima di tutto una bellissima partita tra due squadre che hanno fatto un percorso di qualificazione molto buono. La Bosnia ha finalmente ritrovato autostima. È un gruppo che suda molto, che si sacrifica in campo. L'allenatore ha fatto un grandissimo lavoro psicologico e tattico, e si percepisce un forte senso di appartenenza".

Pjanic ha poi aggiunto un commento sullo Stadion Bilino Polje di Zenica, dove si giocherà la sfida: "I posti sulla carta sono 11.000, ma vi assicuro che quando sei là dentro sembra che ce ne siano 25.000 o 30.000. Lo stadio è un po' vecchio, strutturalmente molto diverso dagli impianti moderni. Le squadre avversarie entrando si sentiranno forse un po' scomode e impaurite; persino lo spogliatoio è molto rustico. C'è tantissima pressione e il pubblico è a ridosso del campo. Non c'è un vero e proprio settore VIP separato e tranquillo, anche le autorità stanno in piedi a cantare. Sarà una vera bolgia, i tifosi faranno un tifo infernale fino al fischio finale. Ma i giocatori dell'Italia sono tutti di livello top e sono abituati a gestire la pressione di queste partite. Gattuso ha ripreso la squadra in mano in modo eccellente e con il suo staff, dove ci sono figure come Gigi Buffon e Bonucci dietro le quinte, trasmettono un senso di appartenenza e una serietà incredibili".

Pjanic ha analizzato anche le individualità della sua Bosnia, a partire dal talento Amar Dedic e dalla chioccia Edin Dzeko: "Conosco molto bene lui e la sua famiglia. È un ragazzo d'oro che ha fatto la scelta giusta andando a giocare in Austria per svilupparsi e prendere minuti veri in campo. È un talento puro, cristallino, su cui la Nazionale conterà sicuramente per i prossimi 15 anni. Quando riceve palla va subito a puntare l'uomo con personalità, non ha paura di crossare o di provare il tiro. Abbiamo diverse individualità che possono fare la differenza, ma Dzeko rimane il punto di riferimento assoluto. È l'uomo che sblocca la partita nei momenti più difficili, sa tenere la palla per far salire la squadra e sa segnare anche quei gol sporchi che valgono tre punti. Risolve le partite da solo, la sua intelligenza calcistica è intatta nonostante l'avanzare dell'età".

Un avvertimento che profuma di sfida epica. Miralem Pjanic traccia i confini di un campo minato, in cui l'Italia di Gattuso sarà chiamata a una prova di maturità assoluta. Il talento e la tattica potrebbero non bastare: nel cratere di Zenica, per conquistare il pass Mondiale, gli Azzurri dovranno dimostrare di saper danzare nel fuoco senza bruciarsi.

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Sezione: Italia / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 07:00
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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