Il vento del cambiamento soffia impetuoso sul ritiro della Nazionale italiana, portando con sé il prepotente entusiasmo di Pio Esposito. A pochissimi giorni dalla battaglia senza appello contro la Bosnia, che decreterà chi staccherà il pass per la prossima Coppa del Mondo, il commissario tecnico Gennaro Gattuso si ritrova a sfogliare una margherita ricca di dolci tormenti. Se da un lato Moise Kean sembra aver blindato la propria maglia da titolare dopo la rete liberatoria di giovedì scorso, dall'altro la posizione di Mateo Retegui scricchiola vistosamente sotto i colpi del giovanissimo attaccante dell'Inter, vera e propria tentazione tattica per un reparto in cerca di cinismo e imprevedibilità.

L'ASCESA INARRESTABILE DEL PREDESTINATO - Non si tratta di una banale suggestione mediatica, ma di un'ipotesi avallata dallo straripante rendimento sul campo. In assenza di Lautaro Martinez, la punta campana si è caricata sulle spalle il peso offensivo della propria squadra, bucando recentemente anche le difese di Atalanta e Fiorentina. Il suo stato di grazia è apparso abbagliante anche nello scampolo di gara disputato alla New Balance Arena di Bergamo, dove in appena mezz'ora ha mandato in porta il compagno di reparto con un tocco da prestigiatore e sfiorato il bersaglio grosso di testa. Una condizione atletica debordante e una spensieratezza agonistica che si sposano perfettamente con le tremende pressioni di una finale da dentro o fuori.

I TORMENTI DI RETEGUI TRA ARABIA E RUGGINE - A rischiare seriamente l'esclusione dall'undici iniziale è paradossalmente chi finora ha trascinato la carretta tricolore a suon di gol nelle qualificazioni. Il centravanti italo-argentino sta pagando a carissimo prezzo i mesi trascorsi nella Saudi Pro League e la drammatica interruzione di quel campionato a causa della guerra. La preoccupante mancanza di ritmo è emersa in maniera lampante nell'ultima uscita: quel contropiede gettato alle ortiche a tu per tu con il portiere nordirlandese è la fotografia perfetta di un giocatore arrugginito. Se in quell'istante ci fosse stato il giovane rivale, la sensazione generale è che l'Italia avrebbe chiuso i conti con largo anticipo.

IL DILEMMA TATTICO E LA SCARAMANZIA - – come analizza La Gazzetta dello Sport – i fattori che affollano i pensieri del mister azzurro sono molteplici e complessi. Da un lato c'è la preziosa esperienza internazionale dell'ex bomber del Genoa, forte di undici centri in maglia azzurra e di una consolidata intesa con Kean che finora ha garantito solo successi al nuovo assetto tattico basato sul 3-5-2. Dividere una coppia vincente rischia di infrangere anche antiche e radicate scaramanzie. Dall'altro lato, però, un profilo esplosivo come quello del diciannovenne potrebbe risultare un'arma altrettanto letale a gara in corso, specialmente se la battaglia dovesse prolungarsi oltre i tempi regolamentari.

L'ULTIMO TEST PRIMA DELLA BATTAGLIA - La decisione definitiva verrà presa soltanto al termine dell'ultimo, blindatissimo allenamento di rifinitura a Coverciano. La posta in palio è semplicemente incalcolabile: a Zenica, ad attendere gli attaccanti azzurri, ci sarà una contraerea fisica e spigolosa guidata dal colosso atalantino Sead Kolasinac e dal giovane Tarik Muharemovic. Servirà gente pronta a combattere su ogni singolo pallone senza il minimo timore reverenziale.

L'epoca della cautela conservativa è ormai giunta al capolinea. In una notte che vale un'intera carriera scendono in campo unicamente i più in forma, e oggi la leggerezza sfrontata di un predestinato sembra fare molta più gola della sbiadita esperienza di un veterano a corto di fiato.

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Sezione: Italia / Data: Sab 28 marzo 2026 alle 08:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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