Gian Piero Gasperini ripercorre la sua carriera e, quando il racconto arriva all'Atalanta, non riesce a trattenere l'emozione. Premiato a Genova con il riconoscimento «Un Cuore da Leone», dedicato alla memoria di Gian Luigi Corti, durante il Charity Event di Stelle nello Sport a sostegno della Fondazione Gigi Ghirotti, l'allenatore della Roma ha parlato a lungo dal palco, in dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com.

L'EUROPA LEAGUE CON L'ATALANTA - Il momento più intenso della serata coincide con il ricordo del trionfo europeo conquistato alla guida della Dea. Visibilmente commosso, Gasperini ricostruisce il paradosso di quei giorni: il terzo posto in campionato arrivato quasi in scioltezza, poi la finale di Coppa Italia persa contro la Juventus con una prestazione che lui stesso giudica pessima. E infine l'ostacolo più alto: «La finale di Europa League era la partita più difficile contro una squadra che era 51 partite che non perdeva». La chiave di quella notte, nella sua lettura, sta proprio nella delusione della settimana precedente: «Forse abbiamo vinto perché una settimana prima avevamo perso la Coppa Italia». Fino alla lezione che allarga il discorso oltre il calcio: «A volte hai bisogno di perdere per reagire».

LA SVOLTA CONTRO IL NAPOLI - Anche l'inizio a Bergamo, ricorda il tecnico, era stato tutt'altro che semplice. La sua scommessa fu dare spazio ai giovani che il club teneva ai margini, molti dei quali Under 21: «Bergamo ne aveva tanti non considerati». Poi arrivò la gara che cambiò tutto: «La settimana prima della gara con il Napoli sapevo che era decisiva per me». Superato quello scoglio, la squadra prese il volo: «Abbiamo fatto un pareggio e poi abbiamo vinto otto partite di fila». L'inizio di un ciclo che avrebbe riscritto la storia nerazzurra.

LA CONSACRAZIONE IN EUROPA - Il suo calcio, spiega Gasperini, aveva già dato frutti nei settori giovanili e nelle promozioni conquistate in Serie C e in Serie B. Ma è stata la credibilità costruita sui palcoscenici internazionali con i nerazzurri a cambiare la percezione del suo lavoro, con Inghilterra e Francia che cominciarono a studiarne i princìpi: «L'Atalanta poi ha fatto risultati e poi sono stato più credibile».

L'ADDIO A BERGAMO E LA ROMA - Sul passaggio nella Capitale il tecnico non nasconde la complessità del distacco: «Le storie lunghe non finiscono mai banalmente». Approdare a Trigoria significava entrare in un ambiente che lo considerava un avversario poco amato, proprio perché la sua Atalanta aveva sottratto spazio ai giallorossi. Eppure l'entusiasmo della piazza romana lo ha convinto: «Sfida e coraggio sono due cose che si abbinano». Non manca un pensiero per il gol di Stephan El Shaarawy a Verona che ha riportato la Roma in Champions League dopo otto anni, segnato proprio sul campo dove l'attaccante aveva debuttato giovanissimo con il Genoa: una coincidenza che Gasperini definisce bellissima.

GLI ANNI DEL GENOA - Genova resta un luogo del cuore: «Io non sono mai mancato da Genova». Il tecnico ricorda il Genoa come la piazza ideale per osare, «la piazza che si prestava ad avere coraggio», e una squadra che affrontava le grandi senza timori reverenziali. Tra gli aneddoti, la giornata della doppia promozione con il Napoli, vissuta tra notizie sbagliate dagli altri campi e scene incredibili: «C'è stata un'invasione di campo, sono sparite le magliette». Resta però un rimpianto per la Champions sfiorata nell'anno dei derby vinti: «Se fossimo andati in Champions si sarebbe scritta un'altra storia».

INTER E JUVENTUS - Breve e amaro il capitolo nerazzurro di Milano: «È durata veramente poco. Alla terza di campionato sono uscito». L'ambiente, ammette, non era adatto al suo modo di lavorare, anche se quell'esperienza ha contribuito all'evoluzione del suo 3-4-3. E sulla Juventus, la squadra che non lo ha mai chiamato in panchina, risponde con serenità: «Alla Juventus sono cresciuto». Il desiderio di tornare c'era, ma oggi prevale la soddisfazione: «Poi sono contento di come è andata».

TALENTO, GIOVANI E DE ROSSI - Sul modo di riconoscere il talento, la risposta è disarmante: «Te lo dimostra lui». Diverso, invece, il rapporto con le nuove generazioni, circondate da social, consulenti e preparatori personali: per questo Gasperini resta fedele alle regole del gruppo e alle esigenze della squadra. Infine, un augurio per Daniele De Rossi sulla panchina del Genoa, esponente di una nuova leva di allenatori ricca di idee: «Sicuramente farà bene».

Tra lacrime e ricordi, Gasperini ha riletto la sua carriera alla luce di un'unica parola: coraggio.

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Sezione: L'angolo degli ex / Data: Dom 08 novembre 2026 alle 23:06
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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