C'è una legge non scritta del calcio che ogni tanto si prende la briga di ricordarci come funziona davvero questo gioco: puoi comandare per novanta minuti, ma se non chiudi il conto arriva sempre qualcuno a presentartelo. Stasera quel qualcuno si chiama Lazar Samardžić, entrato nella ripresa e rimasto ai margini fino al momento in cui il cronometro era già andato oltre: botta da fuori, guardata da Torbjørn Heggem, accompagnata da un'uscita da matita rossa di Łukasz Skorupski, e una partita che il Bologna aveva costruito mattone su mattone ribaltata nel suo senso profondo. Aveva fatto quasi tutto Tedesco. Ha vinto Sarri. Il calcio, appunto.

Il Tedesco-ball e una Dea rimasta nel guscio. Perché va detto con onestà, senza girarci intorno: per lunghi tratti l'Atalanta non ha saputo di Sarri. Domenico Tedesco aveva preparato la serata con la pazienza di chi apparecchia con la tovaglia buona: possesso lento, avanzamento ragionato, e poi gli strappi improvvisi di Cambiaghi e compagni a colpire sistematicamente la zona di un irriconoscibile Charles De Ketelaere, in difficoltà nelle coperture. Il piano era chiaro: far uscire la Dea dal guscio e infilarla in ripartenza. E per più di un tempo ha funzionato, con Marco Carnesecchi chiamato al lavoro da Federico Bernardeschi, da Piccoli, da Jens Odgaard, con la parata su Lewis Ferguson al 44' del primo tempo (poi cancellata dal fuorigioco) e soprattutto con quel palo di Nicolò Cambiaghi in avvio di ripresa che è la fotografia della serata rossoblù: tutto, tranne il gol. Dall'altra parte Gianluca Scamacca e Giacomo Raspadori hanno acceso poche scintille, con Gianluca Gaetano ed Éderson costretti più a togliere che a cucire.

Sia chiaro, le partite non si rubano, si vincono e si perdono dentro le regole di sempre: chi sbaglia paga, chi resta in piedi incassa. L'Atalanta ha difeso male il pallone e bene la porta, ha sofferto con ordine quando avrebbe potuto sbandare, e quando la serata le ha offerto l'unica pallottola disponibile l'ha caricata e sparata. Non è il Sarriball, d'accordo. Ma dentro la costruzione di un'identità nuova, imparare a vincere le sere storte vale quanto una lezione di palleggio: forse di più.

Rowe da casa, con la testa già a Bergamo. E poi c'era il convitato assente, quello che la partita l'ha guardata dal divano: Jonathan Rowe, ormai praticamente ex Bologna, con un affare in chiusura da 40 milioni complessivi e la testa già qui. Un'operazione architettata da tempo, con il giocatore che in tutti i modi ha fatto capire al club e a Tedesco la sua volontà, e che consegnerà a Sarri esattamente ciò che è mancato stasera: uno che le partite bloccate le strappa con una giocata, senza aspettare l'errore altrui. Il mercato chiude tra poche ore e questa vittoria, arrivata com'è arrivata, dice due cose insieme: che la squadra ha un carattere su cui costruire, e che il materiale per costruirci sopra serviva davvero.

Noi, intanto, ci teniamo tre punti pesantissimi e un portiere che vale metà classifica. Il bel gioco arriverà, la Dea di Sarri e' under costruction. La cattiveria, evidentemente, c'è già.

Il Bologna ha fatto la partita. L'Atalanta ha fatto il risultato. In classifica ne entra uno solo.

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Sezione: Primo Piano / Data: Mar 01 settembre 2026 alle 01:15 / Fonte: Lorenzo Casalino
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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