Primo successo esterno della stagione e zona alta della classifica: l'Atalanta Under 23 espugna il Riviera delle Palme battendo la Sambenedettese per 3-2, con le reti di Levak, Diao e De Nipoti. Nella conferenza stampa del dopo partita, Nicola Beati ha analizzato una gara indirizzata subito ma complicata dalla rimonta dei marchigiani, elogiando la cultura del lavoro dei suoi ragazzi, indicando il limite ancora da correggere in fase realizzativa e commentando il concitato finale che ha portato al parapiglia tra le due squadre.
Mister, in Serie A le seconde squadre non possono salire, ma in Serie B sì: è un tema che vi riguarda?
«In B possono andare, in A no. Però a noi in questo momento non interessa: noi stiamo facendo un percorso».
Significa allora che la Sambenedettese è stata una squadra buona solo per allenarsi?
«No, no, la Samb è una signora squadra. Poi noi abbiamo i nostri meriti per aver fatto la nostra partita, ed è andata bene - rimarca il tecnico nerazzurro -. Ci siamo un po' complicati la vita, e sapevamo che per le sue caratteristiche, anche a livello caratteriale, sarebbe stata una partita difficile. L'avevamo indirizzata bene, ma non siamo stati bravi a segnare più di un gol nel primo tempo, e poi sotto quella bella curva basta poco per accendere l'ambiente e cambiare l'inerzia della partita. Devo dire che ci aspettavamo una gara di sofferenza e sono contento che i ragazzi siano riusciti a portarla a casa. Purtroppo è un po' una nostra pecca, in questo momento, non riuscire a concretizzare bene quello che creiamo: però sono soddisfatto della prestazione dei ragazzi».
Quali sono, dal suo punto di vista, le fragilità della Sambenedettese che vi hanno permesso di tenere in mano la partita?
«Io, sinceramente, posso parlare della mia squadra: poi ogni partita fa storia a sé. Noi siamo una squadra che ha buone qualità e in cui ci sono ragazzi con una buona cultura del lavoro, che è la cosa che mi soddisfa di più: quando c'è questo si tende a migliorare nell'arco del tempo, e spero che sia così. Con la Samb siamo stati bravi a lavorare e a cercare le situazioni a noi favorevoli in campo. Ripeto, è stato un peccato chiudere il primo tempo sull'1-0, perché sapevo che sarebbero tornati sotto: è una squadra di carattere e con più esperienza dei miei ragazzi, quindi sapevo che il secondo tempo poteva essere pericoloso. Per fortuna, e anche per bravura, siamo riusciti a portarla a casa lo stesso: a noi servono questi tipi di partite».
Ci spiega la rissa finale? Nel calcio non si riesce mai a chiudere come nel rugby, con il terzo tempo.
«Io sinceramente non so parlare genericamente del calcio e di quali siano i problemi rispetto al rugby: andiamo in un discorso un po' complesso. Posso dirle quello che è successo: io ero lontano, visto che c'era un po' di parapiglia sono semplicemente andato, come tante altre persone della Sambenedettese e anche dei miei, a cercare di separare. A volte capita che in una partita dal finale concitato, quando c'è un po' di pressione, un episodio scaldi gli animi. Dispiace, perché ha ragione lei: dovrebbe finire con una stretta di mano, come del resto è capitato. Io con il mister e con le altre persone dello staff mi sono salutato cordialmente, ho fatto un in bocca al lupo, com'è giusto che sia, e ho salutato tutti i ragazzi della Samb. Dovrebbe essere sempre così, purtroppo a volte capita che in un momento di pressione qualcuno vada un po' oltre».
Tre punti pesanti, una crescita confermata e un unico neo, ammesso senza giri di parole: la conversione delle occasioni create. Beati si gode il primo blitz esterno della stagione e rilancia sul percorso dei suoi ragazzi, elogiati soprattutto per la cultura del lavoro mostrata al Riviera delle Palme.
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