Il vivaio dell'Atalanta ha smesso di essere la corsia preferenziale verso la prima squadra. Nella rosa nerazzurra i giocatori formati in casa sono sei, ma la loro collocazione in campo dice molto: due stanno tra i pali, tre in difesa, uno soltanto a centrocampo e nessuno nel reparto offensivo.

IL MODELLO ECONOMICO - Sul piano dei conti, il club bergamasco resta un riferimento difficile da contestare. Le spese viaggiano stabilmente al di sotto di ricavi e plusvalenze, i costi fissi sono sempre stati contenuti e le cessioni hanno tenuto in equilibrio ogni esercizio, al netto di qualche sbavatura che rientra nella fisiologia di qualunque società. È proprio questa solidità a rendere più visibile la crepa che si è aperta altrove.

LA FORBICE DI ZINGONIA - La crepa corre lungo il percorso che separa il settore giovanile dal gruppo dei grandi. La distanza, a quanto si osserva, si è allargata: per molti ragazzi il salto diretto non è più praticabile, e rendersi utili agli ordini dell'allenatore richiede prima una o più stagioni in prestito. Il caso più eloquente è quello di Marco Palestra, finito sul mercato per 60 milioni senza aver praticamente mai giocato con i grandi. La cantera continua dunque a generare ricchezza, ma la converte in moneta sonante più che in minuti sul terreno di gioco.

UNDER 23 ATALANTA - La seconda squadra era nata per fare da serbatoio, da anello di congiunzione tra il settore giovanile e la Serie A. Quel ruolo, però, fatica a esprimerlo. Emblematica la parabola di Vanja Vlahović: capocannoniere in Serie C negli anni di Gian Piero Gasperini, ma di fatto mai impiegato al piano di sopra. Gol a raffica in terza serie, spazio quasi nullo tra i titolari: la sintesi perfetta di un ascensore rimasto fermo.

I SEI DELLA ROSA - Il censimento dei prodotti del vivaio oggi in prima squadra – come analizza TuttoMercatoWeb – comincia dalla porta, con Marco Carnesecchi e Marco Sportiello. In difesa il quadro si fa più sfumato: Giorgio Scalvini e Lorenzo Bernasconi appartengono a pieno titolo al gruppo, mentre la presenza di Relja Obric è figlia delle circostanze, perché l'arrivo di Alessio Romagnoli è rimasto soltanto un'ipotesi di mercato. Scelta lungimirante o semplice ripiego? L'interrogativo resta aperto.

KESSIE E IL CENTROCAMPO - In mediana l'unico nome con radici nerazzurre è quello di Franck Kessie, rientrato a Bergamo al termine di un lunghissimo giro. Un ritorno, appunto, non una promozione dal basso. In attacco, invece, la casella resta desolatamente vuota: nessun giocatore offensivo cresciuto in casa fa parte della rosa.

IL CASO LEVAK - Il paradosso è che l'Under 23 continua a muoversi sul mercato, senza però sfornare profili pronti per il salto. Emblematica la vicenda di Sergej Levak: conteso da diverse società, è rimasto a giocare in Serie C, senza una cessione e senza una chiamata dall'alto.

LA DOMANDA DI FONDO - Il modello Atalanta supera a pieni voti l'esame dei bilanci. Quello del campo racconta altro: Zingonia produce ancora valore, ma sempre meno giocatori pronti per la prima squadra.

© Riproduzione Riservata

Sezione: Primo Piano / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 21:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
vedi letture