La frase è di domenica sera, in una sala stampa turca: a questi livelli non si può pensare di giocare quattro partite così ravvicinate. La firmava Roberto Mancini, che poi quelle partite le ha giocate, perché è il suo mestiere e perché il calendario non lascia scelta. Il giorno dopo Giacomo Raspadori usciva all'intervallo di Bursa, e oggi la diagnosi ha messo un nome al problema: distrazione al bicipite femorale, due o tre settimane. Non è colpa di nessuno, ed è proprio questo il punto.

Ogni sosta ha la stessa struttura: quattro gare in undici giorni, viaggi, ritiri, giocatori che arrivano da club con carichi diversi e ripartono con carichi uguali. Le federazioni fanno il possibile, i club incassano. La Dea, che presta tredici giocatori, ne riavrà uno già in infermeria e altri con centottanta minuti nelle gambe in pochi giorni. Il tema riguarda l'intero sistema, e la Federcalcio di Giovanni Malagò potrà portarlo ai tavoli europei; nel frattempo, la squadra che deve giocare otto partite in ventiquattro giorni è quella di Sarri.

A Bergamo il calendario delle nazionali non lo cambia nessuno. Si può solo gestire: rientri scaglionati, carichi differenziati, un doppio allenamento domani per chi è rimasto. E si può fare tesoro di ciò che la sosta ha comunque dato, a partire da un attaccante che ha mostrato, come racconta la guida ai nerazzurri in campo, il ruolo in cui rende di più. Lo aspetteremo per San Siro, con la sensazione che il prezzo di questa pausa sia stato pagato tutto in una volta.

Undici giorni, quattro gare e una coscia che non regge: il calendario delle nazionali presenta il conto, e la Dea lo paga per prima.

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Sezione: Italia / Data: Mer 30 settembre 2026 alle 21:30
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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