Fabio Capello promuove il nuovo Milan di Ruben Amorim, però il conto lo presenta subito: la fase difensiva resta il capitolo irrisolto. Nella lunga intervista concessa a La Gazzetta dello Sport dopo il successo rossonero sul campo del Torino, l'allenatore che a Milanello ha vinto tutto passa in rassegna la prima uscita stagionale del Diavolo, alternando applausi convinti e avvertimenti mirati.

DIFESA MILAN - Il giudizio più severo riguarda quello che non è cambiato. «Si sono viste tante cose buone e nuove, ma è rimasto un difetto dello scorso anno», scandisce Capello, che individua il punto esatto in cui la squadra continua a scoprirsi: «Quando il Milan deve difendere in area, non ha ancora l'attenzione delle grandi». Non è un'impressione a caso, ma una lettura sostenuta dai numeri della serata piemontese: «Ha preso gol su calcio piazzato e nell'ultimo quarto d'ora in cui si è abbassato, ha concesso tre-quattro occasioni al Toro». Un dettaglio che nelle notti decisive diventa una voragine, e che l'allenatore portoghese si porta in dote dalla gestione precedente.

ESORDIO AMORIM - Il resto, però, è materiale su cui costruire. Capello ammette di essere rimasto spiazzato dalla rapidità con cui certi principi hanno attecchito: «Non me l'aspettavo così presto, sono sincero». Quello che lo ha convinto è stato il nuovo atteggiamento mostrato dai rossoneri all'Olimpico Grande Torino, in particolare l'aggressività senza palla: «Nella partita di domenica si è vista quella voglia di pressare alto e mi è piaciuta la personalità con cui la squadra è scesa in campo». C'è di più, e riguarda il codice genetico del club: «Amorim ha la sua idea di calcio, che ben si combina con il Milan di una volta». Il complimento più pesante che si possa fare a un tecnico appena arrivato.

MODRIC E RABIOT - La partita, del resto, ha cambiato pelle quando dalla panchina si sono alzati i giocatori di categoria superiore. «Nel primo tempo è mancata un po' di qualità, poi quando dalla panchina si alzano Modric e Rabiot, tutto diventa più facile», osserva l'ex tecnico, che sul francese avanzato di posizione ha idee precise: «Giocando più avanti sa essere più pericoloso e determinante». Il vero interrogativo, spostando Adrien Rabiot sulla trequarti, riguardava la sostituzione in mezzo al campo. Risposta arrivata: «Musah è stato più ordinato del solito». Segnale non banale per un centrocampista che nel sistema del portoghese sembra aver trovato coordinate più chiare.

IL CASO CISSE - Poi c'è il capitolo che ha acceso la serata rossonera, e Capello lo affronta con una sincerità disarmante: «Non lo conoscevo, lo ammetto». Il giudizio sul giovane, però, va oltre la prestazione del singolo e diventa una presa di posizione sul sistema: «Sono molto contento che si sia data subito fiducia a un giovane italiano, cosa che capita raramente in Serie A». Una carezza al ragazzo e una frecciata al movimento, con i complimenti finali indirizzati a Amorim per il coraggio della scelta.

IL TEST CHELSEA - Il vero esame, avverte l'ex allenatore, arriverà quando davanti ci sarà un avversario che accorcia i tempi. La preoccupazione nasce dal precampionato: nell'amichevole contro il Chelsea «la velocità degli inglesi aveva messo alle corde i rossoneri». Da qui la richiesta per i prossimi mesi: «Voglio vederlo giocare allo stesso modo contro avversari che hanno tempi di pressione diversi». Con l'attenuante, riconosciuta, che in Italia sono poche le squadre capaci di aggredire con quella furia.

CAPELLO E L'EREDITÀ DI SACCHI - Il siparietto televisivo del dopopartita, con il tecnico portoghese collegato dal campo, ha divertito anche l'interessato. Amorim ha ricordato al collega il peso di quella panchina raccolta dalle mani di Arrigo Sacchi, scetticismo iniziale compreso, poi smontato dai trofei. «Si è presentato molto preparato e ha parlato con cognizione di causa», il commento di Capello, che si dice colpito da quanto il mito rossonero abbia viaggiato lontano: «A me fa molto piacere che anche in Portogallo sia arrivato l'eco delle nostre vittorie». Il parallelo tra le due panchine, però, l'ex allenatore lo ridimensiona: «Io arrivai in un Milan reduce da una brutta stagione, ma pieno di certezze», mentre oggi la sfida è diversa, «Amorim dovrà dare al suo Milan una fisionomia e ci vorrà un po' di tempo». E sull'emozione di guidare la squadra per cui si tifa, nessuna ipocrisia: «Senti una gioia diversa quando vinci e la goduria è doppia».

PARTIRE FORTE - Resta il valore politico dei tre punti, quello che spesso conta più della prestazione. Per Capello il primo verdetto della stagione rossonera pesa parecchio: «Se quella del Milan è una rivoluzione come dicono anche a parole gli stessi protagonisti, partire forte è indispensabile, perché aumenta la convinzione della squadra». E il fatto che sia successo lontano da San Siro aggiunge valore: «Farlo fuori casa, poi, è anche meglio».

Un esordio che convince, dunque, ma con un compito già assegnato: imparare a difendere l'area come fanno le squadre che vincono.

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Sezione: Rassegna Stampa / Data: Mar 25 agosto 2026 alle 09:15
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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