Ventuno anni di presidenza a settembre e un'ambizione che non conosce prescrizione: Urbano Cairo apre la stagione del Torino con una dichiarazione d'intenti che vale come programma e come possibile congedo. In una lunga conversazione con La Gazzetta dello Sport, raccolta a Quattordio nella tradizionale tappa del memorial di famiglia, il presidente granata ha toccato ogni fronte: obiettivi, cessione della società, mercato, giovani. Due giorni di full immersion nel mondo Toro — mercoledì al Filadelfia per il test con il Vado, poi la trasferta piemontese dove la sua Primavera ha travolto per 4-1 i coetanei dell'Atalanta — chiusi con il bilancio più atteso.
L'OBIETTIVO DI CAIRO - L'asticella, il presidente l'ha piantata davanti allo spogliatoio prima ancora che davanti ai taccuini: «L'altro giorno al Filadelfia ho parlato alla squadra e l'ho detto ai ragazzi prima della gara con il Vado: voglio fare la mia migliore stagione». Non un auspicio generico, ma un traguardo cronologico preciso, misurato sull'intero arco della sua gestione: «Voglio che questa sia la stagione migliore da quando sono presidente». E qui il discorso prende una piega che va oltre il campo, perché Cairo lascia intravedere un orizzonte: «Dopo, magari, venderò il club, ma desidero lasciare un ricordo piacevole». La chiusura è affidata a un'immagine quasi autoironica, il verdetto che immagina dalla piazza: «Alla fine, si dirà: "però, Cairo non era poi così male"».
LA CESSIONE DEL TORINO - Sul capitolo più delicato, quello della proprietà, il numero uno granata non arretra di un centimetro rispetto alle posizioni già espresse in passato: «Da tempo ho dato la mia disponibilità di cedere la società». La porta, insomma, resta socchiusa, a una condizione precisa: «Se c'è qualcuno più bravo di me, più ricco di me, con la voglia di prendere il Toro e fare bene, sono disponibile a fare un passo indietro e sarò in prima fila come tifoso». Il punto è che, ad oggi, nessuno ha bussato con la carta giusta in mano: «Per il momento non è arrivato nessuno a presentarmi un'offerta formale da cui non posso tirarmi indietro». Ed è a questo punto che arriva la metafora destinata a fare il giro dei bar granata, un'immagine rubata al lessico del campo per fotografare mesi di manovre a vuoto: «C'è interesse, ma non c'è ancora nessuno: è tanto possesso palla, ma pochi tiri in porta». Nessuna retromarcia, dunque, ma nemmeno freddezza contabile: «Certamente mi dispiacerà vendere, non mi fa piacere».
IL TORINO DI ABATE - Il presente porta invece la firma del nuovo tecnico. Sul primo vero banco di prova estivo, il test inglese, Cairo mette i piedi per terra senza nascondere la soddisfazione: «La partita a Burnley mi ha soddisfatto, anche se questo è pur sempre calcio d'agosto e le gambe sono appesantite dopo allenamenti molto impegnativi». Quello che conta, in questa fase, è la direzione impressa dalla panchina: «Abate ha cambiato il nostro modo di giocare, ed è importante che la squadra sia disponibile a seguirlo». La rotta è tracciata con parole che descrivono un'identità nuova: verso «un calcio più propositivo, più giocato con più possesso palla». Per una piazza abituata a ben altre etichette tattiche, è un cambio di paradigma che vale quanto un acquisto.
MERCATO TORINO, MURO SU CACCIAMANI E NJIE - Le sirene, in casa granata, hanno due nomi ben precisi. E la risposta del presidente è secca: «C'è molto interesse per l'uno e per l'altro». Ascoltare, però, non significa trattare: «Non possiamo chiudere il telefono, stiamo ascoltando ma abbiamo declinato tutte le proposte che ci sono state fatte. Ho detto di no a tutti». Una linea che Cairo vorrebbe tenere fino al gong: «Questo è successo ad oggi e questo vorrei che succedesse da qui alla fine del mercato. Il mio desiderio è tenere Cacciamani». Quanto ai movimenti in entrata, tutto resta legato a quelli in uscita: «Sul mercato dobbiamo ancora fare un po' di cose, tra cui delle uscite», con una cifra buttata lì che vale come indirizzo: «tre-quattro nuovi potrebbe essere il numero giusto».
ORISTANIO E I VOLTI NUOVI - La passerella dei nuovi arrivati regala l'elogio più caloroso all'ex Venezia, un giudizio che sconfina nella provocazione affettuosa: «Gaetano Oristanio ha un potenziale incredibile: neanche lui lo sa, se si rende conto del suo potenziale può fare un campionato spettacolare». Discorso diverso, ma di eguale fiducia, per il pacchetto arretrato: «Comert è un difensore importante, di grande esperienza», mentre su Pietro Comuzzo il presidente registra riscontri incoraggianti fin dalle prime settimane. Spazio anche alla porta, dove la promessa convive con la gratitudine: se Mascardi viene presentato come «un portiere Under 21 molto promettente», per Alberto Paleari il ricordo dell'ultima annata pesa quanto una clausola: «Ci ha salvati in alcuni momenti togliendoci tante castagne dal fuoco: è giusto essere riconoscenti». Chiude il cerchio Fitz-Jim, promosso per le sue «qualità importanti».
IL VIVAIO GRANATA - Se c'è un capitolo che accende davvero Cairo, è quello del settore giovanile. Il dato di Burnley, per lui, vale più di qualsiasi proclama: «La cosa bella che mi dà un orgoglio incredibile è che a Burnley abbiamo giocato con cinque titolari cresciuti in Primavera: Cacciamani, Njie, Dembélé, Luongo e Gineitis». Un modello che il presidente rivendica come scelta strategica, non come emergenza: «L'obiettivo è avere ancora più giocatori forti nel Toro, in prima squadra, cresciuti nel vivaio». Il merito, aggiunge, è di una struttura che lavora sottotraccia: «Il lavoro del direttore Ludergnani è spettacolare». E c'è di più, perché quella filosofia ha pesato anche nella scelta della panchina: «Uno dei motivi per cui abbiamo scelto Abate è perché fa giocare i giovani». Sulla nuova Primavera, infine, il giudizio è positivo: «Mi è piaciuta molto: ha buone potenzialità».
IL CONSIGLIO A LUONGO - Il passaggio più umano arriva dalla tribuna di Quattordio, dove sedeva Andrea Luongo. Cairo lo ha avvicinato con il tono di chi ha visto passare troppe meteore: «Mi raccomando, ti ho visto bene ma non ti esaltare. Sei molto giovane, mantiene i piedi per terra e resta umile come sei». Poi il riconoscimento, affidato a un'immagine ferroviaria che è già un piccolo manifesto di carriera: «Però la cosa bella che hai fatto è che è passato un treno e hai colto l'opportunità». Una crescita, ricorda il presidente, figlia dell'intuizione del tecnico, che gli ha modificato la collocazione in campo rispetto all'origine da trequartista.
Ventuno stagioni dopo, il patron granata rilancia la posta e allo stesso tempo apparecchia l'uscita. Tutto dipenderà da quanti tiri in porta arriveranno, dentro e fuori dal campo.
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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