Quando un bomber vero saluta, non lo fa mai senza lasciare un segno indelebile. È stato così anche per Oliviero Garlini, che ieri pomeriggio è volato via da quel campo in cui aveva vissuto l'ultima, difficilissima partita della sua vita. A 68 anni – troppo pochi per chi avrebbe ancora potuto raccontare tanto calcio – se ne va uno degli attaccanti più carismatici e autentici che Bergamo abbia mai abbracciato. Ma "Gas", per chiunque l'abbia conosciuto, lascia dietro di sé molto più di gol e statistiche: se ne va un uomo che della passione per il pallone ha fatto il suo marchio, il suo stile di vita.
UN BOMBER SENZA TEMPO - La maglia dell'Atalanta Oliviero l'aveva desiderata sempre, la indossò tardi ma la fece sua come nessun altro. Quel campionato di Serie B nel 1987-88, con Mondonico al timone, è ancora scolpito nella storia atalantina: 17 reti decisive per riportare la Dea nella massima serie, più altre 5 tra Coppa Italia e Coppa delle Coppe. È proprio in quella magica notte europea contro il Malines che Garlini diventa immortale per Bergamo. Quel rigore preso, voluto, "rubato" perfino al compagno di squadra Nicolini, è l'emblema del suo modo di vivere il calcio: con determinazione, passione, istinto puro. E non importa se Mondonico non riuscì neppure a guardare: quel pallone finì dentro e per qualche minuto fece sognare una città intera.
GAS E LA SUA VOGLIA DI PALLONE - Chi lo ha vissuto da vicino lo ricorda così: impulsivo, generoso, talvolta ostinato fino alla follia. Magnocavallo, amico fraterno dai tempi della Lazio, racconta sorridendo che con "Gas" il pallone era "cosa sua", da consegnare sempre, obbligatoriamente. E guai a negarglielo - ricorda in un speciale approfondimento sulla sua carriera L'Eco di Bergamo -. Ma sotto quella scorza da bomber esigente e insaziabile c'era una sensibilità profonda, l’amore per Stezzano, il legame fortissimo con la famiglia e una straordinaria umanità. Non è un caso se, negli ultimi anni, Oliviero aveva ringraziato commosso medici e volontari che portavano sollievo ai malati durante la pandemia. Un gesto semplice, toccante, che dice molto dell’uomo dietro al calciatore.
BERGAMO PERDE UNO DEI SUOI FIGLI PIÙ VERI - Per capire davvero chi fosse Oliviero Garlini bisognava incontrarlo anche lontano dal campo, nelle serate con la squadra Master, nei racconti divertenti di una cena romana ai tempi degli Internazionali di tennis, o in quelle partite di calcio-tennis che per lui erano quasi una questione d'onore. Perché Garlini, in fondo, ha giocato sempre così: per vincere, per segnare, per esultare ancora una volta con gli amici di sempre.
L'ULTIMO CAPITOLO, SCRITTO CON CORAGGIO - Gli ultimi due anni sono stati quelli della sofferenza vera, ingiusta, immeritata. La malattia lo ha messo alla prova e lui l’ha affrontata con la stessa dignità e tenacia di sempre. Non era più sul prato del Comunale, era a Gandino nella struttura che lo ospitava, con gli amici sempre vicini – Giorgio, Pinuccio, Marcello – a sostenerlo fino alla fine. Se ne va un uomo che aveva ancora tanto da dare e da raccontare, ma lascia una memoria limpida, sincera e un'eredità umana preziosa che Bergamo non dimenticherà.
La città saluta il suo bomber con affetto sincero. Lassù, dove i grandi calciatori continuano a giocare partite infinite, Oliviero Garlini troverà sicuramente qualcuno che gli passerà quel pallone che tanto amava. Il cielo è nerazzurro, Gas, e da oggi, sopra Bergamo, il bomber sei ancora tu.
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