La logica calcistica, sì perché nonostante il comune pensare anche il calcio ha una logica, ci dice che praticamente l’Inter ha già vinto lo scudetto. Mancano tredici partite, tanta roba è vero, ma è evidente come in campionato non ci sia un’altra squadra matura, completa, forte fisicamente e tecnicamente, tatticamente evoluta come quella di Conte. L’allenatore sta completando il suo lavoro, gli ultimi tasselli sono stati l’inserimento stabile di Eriksen che ha portato quella qualità che mancava a centrocampo e Perisic finalmente calato con la testa e le gambe nel ruolo di esterno che ha completato la catena di sinistra. Con il Parma non è stato semplicissimo, è sembrato che a tratti l’Inter avesse come il braccino, sentisse che questa poteva essere la partita chiave della stagione, ma adesso i sei punti di vantaggio sul Milan e i dieci sull’Atalanta avversario di lunedì e sulla Juve che deve recuperare la gara con il Napoli, sono un patrimonio. Il titolo è in banca.
Oltre a quello che vediamo da tempo, la continuità di risultati e una formazione stabile nella sua titolarità, Conte ha anche una panchina con soluzioni efficacissime (ieri sera doppietta di Sanchez) e nessuna distrazione europea come le potenziali rivali. Un vantaggio che aumenta il vantaggio.
La bruciante eliminazione dalla Champions oggi diventa quasi il timbro sulle certezze di uno scudetto che è nell’aria e nelle cose.
Il Milan è stanco, è andato oltre i limiti. Squadra da applaudire per quello che ha fatto e sta facendo, ma adesso deve preoccuparsi della zona Champions.
La Juve sta cambiando pelle, questa è una stagione di passaggio tra un ciclo straordinario e il futuro. Non c’è stabilità e una Champions in bilico.
L’Atalanta fa paura per come gioca, ma dieci punti di svantaggio sono tanti, la squadra di Gasperini forse ha più brillantezza e spettacolarità dei nerazzurri in certi momenti, ma solidità e rosa inferiori. Insomma, è l’anno dell’Inter e Parma lo ha certificato.
Più complicata, invece, la partita fuori dal campo. Le trattative per la vendita del club stanno andando avanti in più direzioni, tra i fondi Bc Partners, Fortress e l’arabo Pif riconducibile alla famiglia reale.
Nei giorni scorsi la cessione a Bc Partners era data in dirittura d’arrivo, ma sembra invece che la prima offerta da 800 milioni sia stata alzata di poco e non raggiunga ancora la soglia minima di 900 fissata da Zhang.
La situazione dovrebbe avere una svolta entro pochi giorni e comunque entro il 31 di marzo, data limite per capire molte cose. Perché?
Semplice. L’Uefa pretende entro quella data, per concedere la Licenza all’Inter, una situazione economica assolutamente chiara e in particolare per l’iscrizione alla prossima Champions League i nerazzurri dovranno essere in regola con i pagamenti ad altri club dei cartellini dei giocatori, avere ottemperato a tutte le rate e scadenze, ed essere in regola con gli stipendi dei giocatori. Obiettivi non facili da raggiungere con le casse vuote.
Marotta sta lavorando duramente per trovare accordi, ottenere dilazioni di pagamento e quello che serve per arrivare meglio ai nodi di fine mese. Anche con i giocatori è già stato trovato un accordo per procrastinare emolumenti passati, se ne cercano altri. Detto questo, però, la somma necessaria da trovare entro marzo resta di diverse decine di milioni di euro.
C’è, fra l’altro, anche da pagare la rata da 10 milioni al Real per l’acquisto di Hakimi. Il contenzioso con il Manchester per Lukaku pare invece essere stato risolto grazie appunto alla mediazione di Marotta e ai buoni rapporti fra le due società. E la richiesta ventilata nei giorni scorsi di Lautaro o Skriniar per coprire i 50 milioni ancora da pagare per il belga pare sia stata soltanto una boutade. Lukaku resterà all’Inter e a fine stagione non tornerà al Manchester per rate non onorate, questo è super sicuro, le scadenze saranno garantite, c’è l’impegno della famiglia Zhang. In che modo?
Le strade possono essere diverse. Qualcuno ipotizza che la cessione di una quota azionaria della società Suning avvenuta nei giorni scorsi in Cina, cessione che ha portato ossigeno nelle casse della casa madre per una cifra di 1,9 miliardi di dollari, possa consentire di immettere almeno 200 milioni nelle casse dell’Inter per pagare i sospesi e garantire la gestione fino a fine stagione mentre parallelamente va avanti la vendita del club. C’è da capire però se il governo cinese consentirà l’uscita dal territorio nazionale di cifre così ingenti perché, come sappiamo, sono state bloccate tutte le risorse destinate al calcio sia in Patria che all’estero e il trasferimento di risorse extra confini nazionali. Non è facile capire se sarà data una deroga proprio in virtù del fatto che l’Inter è già in vendita. Fra l’altro, è ovvio, immettere denaro ora consentirebbe di salvaguardare il brand e proteggere gli investimenti già fatti.
Se poi, invece, si dovesse chiudere con uno dei due fondi, inglese o americano che sia, entro la fine del mese tutto sarebbe risolto.
Anche qui, però, ci sarebbe la volontà di Steven Zhang, il giovane presidente nerazzurro, di tenere l’Inter fino alla fine della stagione per poter alzare al cielo la coppa dello scudetto. Una soddisfazione dopo anni di investimenti e impegni. Ma anche passione. Senza considerare che il club scudettato potrebbe avere maggiore appeal sul mercato. Ma la vendita può attendere tre mesi?
Le pressioni del governo cinese per la vendita sono forti, le previsioni sono vietate.
Proprio nell’ottica “aspettiamo lo scudetto”, pare sia spuntato il fondo dell’Arabia Saudita che sarebbe disposto a entrare subito nell’Inter come socio di minoranza con una prima tranche immediata da 300 milioni per risolvere le questioni economiche in ballo, riservandosi poi di comprare l’altra fetta del 70 per cento nel giro di qualche mese. I trecento milioni potrebbero essere investiti subito acquisendo il fondo Lion Rock oggi azionista dell’Inter, riconducibile alla famiglia Zhang.
L’interesse per la società nerazzurra del fondo arabo Pif della famiglia reale saudita, ha suscitato immediate reazioni per molti versi incomprensibili. L’Arabia, infatti, intrattiene affari ad altissimo livello in tutto il mondo, a cominciare da nazioni come gli Stati Uniti. Ma anche con il nostro Paese. Dal punto di vista morale si possono fare mille considerazioni tutte valide e giustificate, ma l’economia guarda ad altro e come si diceva un tempo con cinismo e spregiudicatezza, “pecunia non olet”. Nel calcio poi, vorrei ricordare, che la Libia di Gheddafi negli anni ottanta diventò azionista della Juventus e restò main sponsor sulla maglia per diverso tempo. Di cosa ci scandalizziamo?
Come si vede, la situazione è complessa e la sintesi potrebbe essere questa: l’Inter sarà venduta in tempi stretti e non sarà abbandonata al suo destino come è successo con la società cinese degli Zhang. Anche se la cessione non sarà conclusa entro marzo, saranno onorati gli impegni economici. Gli allarmismi sono vietati anche se la situazione è oggettivamente complessa e grave.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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