Il sorriso di beatitudine del tifoso del Napoli è un'ebrezza leggera, diffusa in ogni particella del corpo. Napoli uber alles è riscatto sociale. Napoli primo ha una funzione taumaturgica per una terra che da sempre, con la sua splendida voce, ne cerca una che la porti a gridare la sua identità. Il tifoso del Napoli viaggia leggero su una nuvola, Napoli è tutto un sogno e ora tutti stanno per conoscere la verità. C'è qualcosa di magico nell'aria e negli occhi azzurri dei napoletani in questi mesi e tutto parte da lontano, da errori, da sbagli, da costruzioni, da ricostruzioni, da passi indietro, da sguardi avanti, da Scudetti negli alberghi, da tradimenti sportivi e da parole di troppo. Fin quando ognuno non ha deciso di restare al posto suo. Fin quando questo Napoli non ha deciso di diventare Grande.
Il capolavoro di De Laurentiis, di Giuntoli, di Micheli
L'ordine è sparso, i meriti suddivisi. Aurelio De Laurentiis, l'onnipresente Aurelio De Laurentiis, per scaramanzia o forse per maturità, o forse perché l'una non può escludere l'altra, ha fatto due passi indietro. Si è seduto dietro la scrivania, balzando in piedi a ogni boato del Maradona, a ogni trionfo fuori dalle mura amiche, nei fortini nemici, e ha chiuso i canali comunicativi. Silenzio radio, ora che la voce è esplosa in tutta Europa. Un paradosso che rende la sua figura ancora più forte, autorevole e centrale, lui che con troppe parole di troppo in passato ha aperto squarci, aumentato le tensioni, ha poco contribuito a rasserenare una città vulcanica nelle viscere e sopra i tetti. Cristiano Giuntoli è stato ed è il collante, la voce del Presidente, la voce dell'allenatore, il trait d'union tra dirigenza, amministratori, tecnici, osservatori. Il decisionista tecnico che fino a troppo poco tempo fa aveva comunque davanti l'ombra di De Laurentiis. Che saggiamente ha deciso di far suo un termine tanto semplice quanto raro ma che è la chiave del successo di questo Napoli. Fiducia. In Giuntoli, ça va sans dir, che ha dimostrato le sue capacità di gestore e di decisionista. E poi Maurizio Micheli, dietro le quinte, sugli spalti, negli uffici, lontano dalle telecamere, coi suoi viaggi intercontinentali, coi suoi incontri segreti, con la scoperta, l'inseguimento e le trattative per i giocatori che hanno fatto le fortune di questo Napoli. Kim, Kvaratskhelia, e via discorrendo, e via vincendo, tutto vidimato da Spalletti, tutto certificato da Giuntoli e De Laurentiis.
Spalletti e il suo Napoli come Klopp e il suo Dortmund
E poi, last but not least, Luciano Spalletti. Che è riuscito a valorizzare ogni singolo giocatore, a potenziarlo, a dargli ruoli e galloni che mai prima aveva avuto. Gli esempi migliori non sono solo il coreano e il georgiano, oppure la dominante stagione del nigeriano Osimhen. No. Sono Di Lorenzo e Lobotka. Il primo è diventato capitano, simbolo, forse il miglior terzino destro in Europa in questo momento, lui che viene dalla provincia, dalla gavetta, lui che è perfetto leader del progetto azzurro. Ma senza alzar la cresta, senza esser prima donna, tutti funzionali, tutti tasselli perfetti di un ingranaggio che funziona a meraviglia. Guidato dallo slovacco, che era buon regista, che era buon metronomo, che è ora invece il Big Ben dei metodisti europei. Sembra il Borussia Dortmund di Jurgen Klopp, questo Napoli. Che riuscì a buttar giù dal trono il Bayern Monaco, dopo anni da outsider senza corona in testa. Che vinse con una squadra giovanissima e senza esperienze ad alti livelli. Che arrivò anche in fondo alla Champions, persa poi solo in finale proprio contro i bavaresi. Kvaratskhelia come Gotze, Osimhen come Lewandowski, Lobotka come Sahin, Kim come Hummels, ovvero calciatori che erano promesse, con grandi premesse, poi destinati a un futuro straordinario. Tutti sublimati da un tecnico capace di essere primo riferimento del progetto, leader ma non maximo, guida ma non condottiero. Con una fiducia sconfinata nel suo progetto, con la capacità di ascoltare i propri dirigenti, di andare a braccetto con la proprietà. Verso il titolo. Verso la gloria (quasi) europea. Con un gioco bellissimo. Con un tifo straordinario. Sembra il Dortmund di Klopp, questo Napoli su una nuvola.
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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