È la vigilia di una di quelle notti destinate a rimanere incise nella memoria sportiva di una città intera. Raffaele Palladino, condottiero di un'Atalanta che non smette di stupire in Italia e in Europa, si presenta nella sala stampa della New Balance Arena con lo sguardo fiero e la lucidità dei grandi appuntamenti. Ad attendere i nerazzurri c'è il colosso Bayern Monaco per l'andata degli ottavi di finale di Champions League. L'allenatore campano non si nasconde dietro frasi di circostanza: riconosce la supremazia tecnica e storica dell'avversario, ma rivendica con fermezza il DNA battagliero della sua squadra, capace di esaltarsi proprio quando il pronostico sembra chiuso. Dall'importanza del pubblico bergamasco all'analisi tattica del duello con Vincent Kompany, Palladino traccia la rotta per tentare l'ennesima, indimenticabile impresa europea. Ecco quanto evidenziato da TuttoAtalanta.com:
Ci apprestiamo a vivere una gara dal sapore inequivocabilmente storico. L'Atalanta non ha mai affrontato il Bayern Monaco in sfide ufficiali, un traguardo inimmaginabile fino a qualche tempo fa. L'appetito, però, vien mangiando: immagino che arrivati a questo punto non abbiate alcuna intenzione di fermarvi.
«Senza ombra di dubbio ci apprestiamo a vivere una serata storica, una di quelle notti magiche che ripagano di mille sacrifici. Essere approdati agli ottavi di finale e potersi misurare contro una potenza di questo calibro è la realizzazione di un sogno. Tuttavia, i sogni vanno vissuti intensamente, a occhi ben aperti e con grande lucidità. Non vediamo letteralmente l'ora di scendere in campo per goderci ogni istante di questa bellissima vetrina. Siamo perfettamente consapevoli di affrontare un'autentica corazzata, probabilmente una delle formazioni più forti al mondo e quella che, statistiche alla mano, esprime il miglior stato di forma nei top cinque campionati europei. Noi, però, vogliamo confrontarci a viso aperto e onorare questo palcoscenico davanti al nostro splendido pubblico».
In occasione della magica notte contro il Borussia Dortmund, lei sottolineò l'importanza del modulo "23 più 23.000", riferendosi alla spinta del pubblico. Pensa di riproporre questa "tattica" ambientale anche contro i bavaresi?
«Assolutamente sì. I nostri tifosi rappresentano per noi un inestimabile valore aggiunto, sono la nostra vera arma in più. Ci trasmettono una spinta viscerale e un'energia positiva che in campo fa la differenza. Avevo chiesto uno stadio infuocato contro il Dortmund e la curva ha risposto in maniera straordinaria, trascinandoci verso l'impresa. Speriamo, e anzi sono assolutamente certo, di ritrovare quel clima incandescente anche domani sera. Saranno il nostro dodicesimo uomo in campo, non vedo l'ora di ammirare lo spettacolo sugli spalti».
Il calcio tedesco ha un'impronta ben precisa. Sarà una sfida affascinante tra l'aggressività uomo su uomo dell'Atalanta e la corazzata di Monaco. Che tipo di gara si aspetta tatticamente?
«Mi aspetto una partita di una difficoltà estrema. Affrontiamo una squadra completa in ogni singolo reparto, capace di eccellere sia in fase di non possesso che in fase offensiva. Dispongono di individualità spaventose dalla metà campo in su: hanno giocatori devastanti nell'uno contro uno, dotati di una cilindrata superiore e abilissimi nell'attaccare la profondità con un'intesa perfetta. Il loro 4-2-3-1 è studiato per attirare la pressione e poi farti malissimo negli spazi aperti. Dovremo curare ogni minimo dettaglio in modo maniacale. Loro ci avranno studiati a fondo, ma noi abbiamo fatto lo stesso. Sarà stimolante vedere i miei ragazzi misurarsi contro campioni di questa caratura: serviranno un coraggio da leoni e una concentrazione assoluta».
Il Bayern parte inevitabilmente con i favori del pronostico per blasone ed esperienza in questa competizione. Considerando che si tratta di una qualificazione articolata su 180 minuti, qual è il vostro approccio strategico per la sfida di Bergamo?
«Parliamo di una squadra di livello assoluto che gioca questa competizione da decenni, arrivando quasi sempre in fondo. Hanno un'abitudine a gestire la pressione di queste notti che noi stiamo ancora costruendo. Nel calcio, però, tutto è possibile. Non ci poniamo alcun limite: per noi questo scontro rappresenta prima di tutto uno straordinario step di crescita e un motivo di enorme orgoglio. Vogliamo goderci la partita ragionando, come giustamente sottolineato, sull'arco dei 180 minuti. Sappiamo che se abbiamo delle chance di sovvertire il pronostico e passare il turno, queste passano obbligatoriamente da una grandissima prestazione in casa nostra. Dobbiamo giocarci bene le nostre carte qui a Bergamo per aumentare le nostre probabilità in vista del difficilissimo ritorno in Germania».
Contro l'Udinese abbiamo visto una variazione tattica interessante nel finale, con Krstovic e Scamacca schierati insieme. È un'opzione valutabile anche in Europa? Inoltre, qual è la situazione dall'infermeria in vista di questo doppio confronto?
«Per quanto riguarda l'infermeria, purtroppo non recuperiamo nessuno in tempo per la sfida di domani. Abbiamo tre giocatori fermi ai box, a cui si aggiunge la pesante squalifica di Giorgio Scalvini. Confidiamo di poter reintegrare qualcuno in vista del prossimo impegno di campionato contro l'Inter, ma valuteremo giorno per giorno con lo staff medico. Sul discorso tattico, chi mi conosce sa che non sono un feticista dei sistemi di gioco: non è il modulo a fare la differenza, ma la mentalità. A me interessa l'approccio, lo spirito di sacrificio, la personalità con cui la squadra affronta i duelli e l'attenzione ai minimi particolari richiesti per stare a questi livelli».
A proposito di mentalità, in rosa ha elementi come Sulemana che hanno saputo attendere il proprio momento in silenzio per poi incidere. Quanto è orgoglioso della dedizione e della pazienza di questi ragazzi?
«Moltissimo. Questo è un gruppo forgiato sul lavoro e sulla serietà. Sulemana è l'esempio lampante: un ragazzo d'oro, estremamente positivo all'interno dello spogliatoio. Nella prima fase della stagione ha trovato pochissimo spazio, ma non ha mai abbassato la guardia, allenandosi sempre con una mentalità feroce. Ma non è un caso isolato: in tanti hanno saputo aspettare il proprio turno con professionalità, da Musah allo stesso Pasalic, fino a Hien e Zalewski. La sana competizione interna è il nostro motore. Sanno perfettamente che io concedo occasioni a tutti, non regalo niente a nessuno: quando arriva il momento, devi farti trovare pronto a mordere il campo».
Come si prepara una partita del genere non avendoli mai affrontati prima? Il video è sufficiente per prendere le misure a un avversario che milita in un campionato profondamente diverso dalla Serie A?
«Quando incroci formazioni di altri campionati, lo studio a video diventa fondamentale per scovare pregi e difetti, ma resta un approccio teorico. Sicuramente la gara di andata sarà preziosissima per "sentire" sul campo la loro reale fisicità e il loro ritmo, raccogliendo dati vitali su cui lavorare in vista del ritorno. Sappiamo che a questi livelli la qualificazione può decidersi su singoli episodi, su un calcio piazzato o su un guizzo individuale, ma noi abbiamo studiato a fondo ogni variante tattica e siamo pronti a rispondere colpo su colpo».
Spesso l'Atalanta ha offerto le sue prestazioni più esaltanti partendo da sfavorita o trovandosi in svantaggio. C'è una sorta di "scintilla" che si accende nelle difficoltà? Possiamo aspettarcelo anche domani?
«Speriamo che questa sua lettura si riveli veritiera e di buon auspicio! Al di là degli scherzi, ho la fortuna di allenare ragazzi estremamente competitivi. Quando il livello di difficoltà si alza, loro tirano fuori un cuore enorme e una straordinaria autostima. Anche recentemente in campionato, sotto di due gol, hanno sfoderato una rimonta impressionante. È nel nostro DNA venire fuori a testa alta dalle situazioni più complesse. Domani ci troveremo di fronte ostacoli immensi, ma vogliamo giocarcela a viso aperto. Ci saranno momenti di grande sofferenza, ma cercheremo di sopperire con il carattere e di reagire a ogni colpo».
A Monaco potrebbero schierare un portiere diverso dal consueto titolare, come Ulreich o Peretz, con caratteristiche differenti nell'impostazione. Questo cambia qualcosa nel vostro piano di aggressione alta?
«Assolutamente no, non cambia le nostre direttive. Li abbiamo studiati entrambi attentamente: hanno caratteristiche tecniche molto simili, sanno destreggiarsi egregiamente con i piedi in fase di costruzione e interpretano il ruolo in maniera moderna, restando molto alti per assorbire le transizioni e coprire la profondità. Parliamo in ogni caso di estremi difensori fortissimi. Abbiamo curato ogni singolo dettaglio legato alla loro prima costruzione e sappiamo che il cambio dell'interprete non stravolgerà il loro piano gara, né tantomeno il nostro».
Si parla spesso dell'utilizzo e del minutaggio di Gianluca Scamacca in relazione all'intensità delle tre competizioni. Qual è la sua strategia a lungo termine per permettergli di performare per novanta minuti contro corazzate che schierano punte inamovibili come Kane?
«Nel calcio moderno, la regola delle cinque sostituzioni ti permette di cambiare metà dei giocatori di movimento. Questo è un valore inestimabile per il nostro stile di gioco. La forza dell'Atalanta risiede nella profondità della panchina: quando inserisco forze fresche, pretendo che spacchino in due la partita. Scamacca lo ha già dimostrato, subentrando e risultando letale in molte occasioni, così come Krstovic. Gianluca deve semplicemente continuare a lavorare con la ferocia e l'intensità che sta mettendo in mostra ultimamente. Attraverso le prestazioni e i gol la sua autostima cresce, a beneficio nostro e della Nazionale».
Qualcuno sostiene che in alcune recenti uscite di campionato la squadra abbia staccato la spina. Eppure le grandi rimonte nei secondi tempi suggeriscono il contrario. Come giudica l'attuale tenuta psico-fisica del gruppo?
«Chi mi ha fatto notare questa presunta mancanza di concentrazione in campionato mi ha fatto anche arrabbiare, perché è profondamente falso. I miei ragazzi non staccano mai la spina! Sono atleti integri fisicamente e forti mentalmente. Se non avessimo questa tenuta, non saremmo mai arrivati a marzo competitivi su tre fronti durissimi. La reazione veemente nei secondi tempi è un segnale di salute straordinario: significa che stiamo bene atleticamente, nonostante i tanti impegni, e che possediamo un'anima che non si arrende mai. Sono segnali che mi riempiono di orgoglio».
Domani si sfideranno due tecnici giovani, lei e Vincent Kompany, che insieme totalizzano poco più di ottant'anni. È un segnale forte di rinnovamento per il calcio europeo affrontare una mente tattica emergente come la sua?
«Innanzitutto voglio fare i miei più sinceri complimenti a Kompany. Lo seguo con grande interesse da diverso tempo e ritengo stia facendo un lavoro eccezionale. È un allenatore abilissimo, che ha già dimostrato il suo grande valore con fatti tangibili. Affrontarlo è un onore e un prezioso momento di arricchimento professionale per me. Detto questo, non credo di dover lanciare messaggi al sistema calcistico: il mio unico focus è sui miei giocatori, per fornirgli gli strumenti migliori per fronteggiare avversari di questo calibro. Sarà un bellissimo banco di prova».
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Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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