Nessuna storia d’amore, anche la più bella, finisce con una stretta di mano serena. E il congedo di Gian Piero Gasperini da Bergamo, nonostante le parole scelte con cura nella sua lettera d’addio, lascia inevitabilmente una punta di amarezza. Perché Gasp non è stato solo l'allenatore più vincente nella storia dell'Atalanta, ma colui che ha riscritto il vocabolario calcistico di un’intera città. Ecco perché il suo trasferimento alla Roma non può essere vissuto semplicemente come una normale pagina di calciomercato: c'è di più, molto di più.
Gasperini poteva scegliere di diventare eterno a Bergamo, dove gli sarebbe bastato dire un semplice "sì" per assicurarsi una statua fuori dal Gewiss Stadium e un posto eterno nel cuore dei tifosi. Ha scelto altro, in nome di nuove sfide, motivazioni diverse e, certamente, anche per l’orgoglio di dimostrare ancora una volta a tutti che il suo calcio non è solo una meravigliosa favola provinciale.
Quella di Gasperini è stata una scelta professionale più che emotiva, comprensibile anche se non condivisa. Difficile accettarla serenamente, perché in fondo Bergamo aveva iniziato a credere di essere diventata casa sua, la città perfetta dove continuare a vincere o, quantomeno, a stupire ancora. La lettera pubblicata su L’Eco di Bergamo dice tutto, con il suo commovente “non è un addio” e l’inevitabile promessa di rivedersi in Piazza Pontida. Una lettera che suona però anche un po’ come l'ultimo bacio prima di voltare pagina, il rituale dolce e amaro con cui si cerca di rendere accettabile qualcosa che, in realtà, fa male.
Ora, inevitabilmente, la palla torna alla società. Gasperini lascia una squadra qualificata in Champions League e un patrimonio tecnico importante. Non si ricomincia da zero, ma è evidente che tutto sarà profondamente diverso. Perché non esiste un’eredità più pesante di quella lasciata da un allenatore diventato leggenda. La prossima scelta, dunque, sarà cruciale non solo per gli obiettivi immediati, ma anche e soprattutto per l'identità che l’Atalanta vorrà assumere. Continuità tecnica o rottura radicale col passato? Questa è la vera sfida che la famiglia Percassi dovrà affrontare. Pioli, Motta, Palladino e nelle utlime ore il nome outsider di Vieira: nomi diversi, filosofie diverse, responsabilità enormi.
Gasperini, intanto, abbraccerà presto Roma. La sfida della capitale è rischiosa e affascinante, perfetta per chi, come lui, vive di adrenalina e ha bisogno di sentirsi costantemente messo alla prova. Roma saprà amarlo e forse anche non apprezzarlo a pieno, perché il tecnico piemontese non è fatto per le mezze misure. A Bergamo resteranno ricordi indimenticabili, ma anche una domanda: cosa sarebbe successo se, invece di scegliere il fascino romano, avesse deciso di restare e diventare veramente immortale?
Non lo sapremo mai. Ma forse è proprio questo il bello e il crudele fascino del calcio. Addio, o meglio arrivederci Gasp! Alla fine qui si continuerà a scrivere la nostra storia. Perché in fondo, l’Atalanta siamo tutti noi e come ha detto lo stesso Marino Lazzarini, ai nastri di partenza della 16esima edizione della Camminata nerazzurra, "gli uomini cambiano, ma l’Atalanta resta sempre".
Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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