C'è un filo sottile che lega la memoria alla cronaca, e ieri sera alla New Balance Arena questo filo ha retto l'urto di emozioni contrastanti senza spezzarsi. La vittoria più grande, prima ancora di quella sancita dal tabellone, appartiene al popolo nerazzurro. Al cospetto del ritorno di Gian Piero Gasperini, Bergamo ha dato una lezione di civiltà ed equilibrio. Il tecnico, sceso in campo nel pre-partita per un'insolita passeggiata celebrativa mai concessa in nove anni, ha trovato inizialmente il muro di un'indifferenza composta, rotta solo dai cori per Josip Ilicic e contro l'ex Gianluca Mancini. Poi, il tributo della Curva Nord, affidato a striscioni che trasudano gratitudine («Un decennio di gloria scolpito nella nostra storia», «Bentornato Gasp»), bilanciato dalla freddezza chirurgica della Sud («Una bella storia si giudica anche dal finale»). Nessun rancore becero, solo la consapevolezza di un amore finito ma rispettato. Chapeau.

FINALMENTE GRANDE CON LE GRANDI – Sotto il profilo sportivo, la serata segna uno spartiacque fondamentale per la gestione di Raffaele Palladino. Al settimo tentativo, l'Atalanta sfata il tabù e centra la prima vittoria contro una diretta concorrente d'alta classifica. Dopo aver collezionato pareggi con Juventus, Milan, Lazio e Como, e aver pagato dazio contro Napoli e Inter, i nerazzurri hanno finalmente battuto un colpo pesante, piegando proprio la Roma dell'ex maestro. Un successo che non solo rilancia le ambizioni di classifica, ma restituisce certezze granitiche in vista del prossimo esame di mercoledì contro il Bologna: ora serve continuità.

LA REDENZIONE DI "GIMMI" – Tra i simboli di questa rinascita svetta la figura di Berat Djimsiti. Se contro l'Inter era finito sul banco degli imputati per l'errore decisivo, seguito da scuse social tanto umane quanto amare, contro i giallorossi il difensore si è preso la sua rivincita con gli interessi. Confermato titolare da Palladino a scapito di Isak Hien, "Gimmi" ha risposto con una prestazione monumentale, impreziosita da due salvataggi provvidenziali su Matias Soulé e Paulo Dybala. Da capro espiatorio a leader difensivo nel giro di una settimana: è questa la vera anima dell'Atalanta, capace di cancellare i passaggi a vuoto con la forza del carattere.

IL CAPITANO RISPOLVERA L'IDENTITÀ – Se l'Atalanta è tornata a essere l'Atalanta dopo 18 gare di ricerca, il merito è in gran parte del suo totem, Marten De Roon. Opposto a Manu Koné, il più dinamico dei romanisti, il capitano ha sfoderato una prova di onnipotenza tattica, giocando settanta minuti con un cartellino giallo sulla testa senza mai perdere lucidità. Ha letteralmente soffocato il rivale (poi sostituito), leggendo in anticipo ogni situazione con una personalità debordante. Senza bisogno di numeri appariscenti, è stato il migliore in campo per acclamazione, dimostrando che la squadra che Gasperini credeva "a fine corsa" ha ancora fuoco nelle vene.

LA NOTA STONATA: TRASFERTE A RISCHIO? – L'unica macchia indelebile della serata - scrive Pietro Serina sul Corriere di Bergamo - porta la firma del settore ospiti. I tifosi della Roma hanno offerto il peggio del repertorio: dal minuto di silenzio per le vittime in Svizzera vergognosamente violato, al lancio continuo di oggetti e torce (iniziato ancor prima del fischio d'avvio). Nel finale, l'epilogo più grave: una bomba carta ha stordito un guardalinee e ferito un fotografo, costretto alle cure dell'infermeria. Di fronte a simili episodi di violenza gratuita, la domanda sorge spontanea e non più rinviabile: cos'altro deve accadere prima che vengano presi provvedimenti drastici, come il divieto di trasferta, per questa frangia di "tifosi"?

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Sezione: Copertina / Data: Lun 05 gennaio 2026 alle 11:17
Autore: Redazione TuttoAtalanta.com / Twitter: @tuttoatalanta
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