Ci sono vittorie che valgono il passaggio del turno, e ci sono vittorie che pesano come macigni sulla stagione. Il 3-0 rifilato alla Juventus non è solo un biglietto di prima classe per la semifinale di Coppa Italia: è una prova di forza, di maturità e di cinismo che spazza via ogni dubbio. L'Atalanta di Raffaele Palladino ha saputo soffrire quando la Juve spingeva (e ringraziamo la traversa di Conceiçao), ha saputo colpire quando serviva e ha dilagato quando gli altri hanno finito la benzina. Una sinfonia perfetta, suonata in una New Balance Arena incandescente.
Il rigore? Parliamo di calcio, per favore. Eppure, accendendo la tv nel post-partita, sembrava di assistere a un processo al VAR piuttosto che alla celebrazione di una squadra che ne ha fatti tre ai bianconeri. Negli studi televisivi (vedi Sport Mediaset) si è discusso troppo, e troppo a lungo, del rigore concesso per il fallo di mano di Bremer. Regolamento alla mano, il braccio largo c'è, il volume aumenta, Fabbri al monitor decide. Punto. Ma ridurre una vittoria per 3-0 a un singolo episodio arbitrale è un esercizio di miopia calcistica che fa torto alla prestazione nerazzurra.
Diciamocelo chiaramente: se un'altra squadra (magari con la maglia a strisce diverse) avesse vinto 3-0 in questo modo, si parlerebbe di "capolavoro tattico", di "prova di forza", di "dominio". Invece, l'Atalanta rischia di passare in secondo piano rispetto alla moviola. Ma a Bergamo interessa poco: il tabellone dice 3-0 e la storia la scrivono i vincitori.
Il capolavoro di Palladino: cambi che spaccano il mondo. La verità del campo racconta un'altra storia. Racconta di un Carnesecchi in versione supereroe (non fa più notizia), capace di abbassare la saracinesca nei momenti chiave. Racconta di uno Scamacca glaciale, che si carica la squadra sulle spalle. Ma soprattutto, racconta della mano dell'allenatore. I cambi di Palladino non sono stati sostituzioni, sono stati sentenze.
Dentro Bellanova e Kamaldeen Sulemana: assist del primo, gol del secondo (proprio lui, il più chiacchierato del mercato, che risponde presente). Dentro Pasalic: gol del 3-0 dopo due minuti. Quando la panchina entra e determina così, significa che il gruppo è granitico e che il manico è saldo. La Juve di Spalletti si è sciolta, l'Atalanta è cresciuta alla distanza.
Ora sotto con la semifinale. Lasciamo le polemiche a chi ha perso e godiamoci la realtà. L'Atalanta è tra le prime quattro della Coppa Italia, ha ritrovato solidità difensiva (altro clean sheet pesante) e ha riscoperto la gioia di un attacco che segna con tutti i suoi effettivi. Bologna o Lazio sono avvisate: questa Dea, cinica e "cattiva", vuole arrivare fino in fondo. E non c'è polemica arbitrale che tenga.
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Autore: Lorenzo Casalino / Twitter: @lorenzocasalino
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